Il Tirreno

«Arti marziali? Merito dei film»

Nicola Torri

Il maestro Carlo Riccardo parla della Fujiyama

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 MASSA. Da quarant'anni attivi nel nostro territorio, impegnati in un' opera di formazione sportiva ma soprattutto etica ed umana. Stiamo parlando della scuola di arti marziali "Fujiyama" del presidente Maestro Carlo Riccardo. Proprio lo stesso maestro Riccardo, raggiunto telefonicamente, chiarisce curiosità ed interrogativi sul mondo delle nobili arti marziali.  Dagli anni Settanta cosa ha dato la spinta alle scuole di arti marziali?  «Sicuramente ha influito tanto la cinematografia. Negli anni'70 soprattutto. A quei tempi sulla scia dei primi film sulle arti marziali provenienti dalla Cina, molti ragazzi di allora hanno deciso si intraprendere questo percorso, soprattutto per quanto riguarda il karate. Per l'Aikido si devono "ringraziare" soprattutto i film che hanno per protagonista Steven Segal».  Dalla vostra fondazione avete riscontrato un calo negli iscritti? Se si dovuto a cosa?  «Le generazioni sono cambiate. Io attribuisco il calo al fatto che una volta i ragazzi crescevano, se così vogliamo dire, per la strada e quindi avevano altri valori, ambizioni e modi di vivere la vita. Non c'è quindi più l'interesse a praticare attività fisica. Noi delle scuole abbiamo poi dimostrazione evidente e costante del calo quando ci presentiamo alle gare, in cui il numero degli iscritti è sempre in flessione».  Qual è la vostra concezione di vivere lo sport?  «La nostra concezione dello sport investe vari ambiti: la formazione atletica ma soprattutto quella umana ed etica della persona. Per noi l'attività sportiva deve servire come una rafforzo per la mente, lo spirito ed il corpo. La nostra filosofia è quella di un' insegnamento che abbia fra i suoi fini principali quello di trasmettere prima di tutto valori che contribuiscano alla formazione di uomini capaci di farsi valere nella società moderna. Nella vita infatti serve maggiormente il campione sportivo, o il campione di vita? A mio parere il secondo; poiché dei buoni valori possono dare una mano a cambiare la società, a farla progredire; ed il successo, se così possiamo intenderlo, è perenne. Il record sportivo non ha questa valenza. Certo è una bellissima soddisfazione forse unica nel suo genere, che però secondo me si ferma ad un istante e non lascia nulla di utile per il futuro».  Mai pensato alla pubblicità, per far avere un posto al sole a queste antiche discipline?  «No, mai. Abbiamo fatto conoscere il mondo delle arti marziali per 6/7 anni, grazie alla compartecipazione del Coni, nelle scuole tramite un progetto ludico-sportivo. Per il resto ci limitiamo solamente ad opere di volantinaggio nelle bacheche delle scuole, o in altri contesti, prima dell' inizio della stagione».

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