Gioco
Alberti, mastino apuano col ginocchio ballerino «Ho sfiorato la Juventus»
Aldo Antola
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A sinistra uno dei tornei storici di Forno a cui ha partecipato Roberto Alberti (nella foto al centro) 4 MINUTI DI LETTURA
MASSA. È il primo giovane dei vivai massesi ad essere ingaggiato da una grande squadra. La più grande: la Juventus. È anche il primo della Vecchia Signora a passare alla Fiorentina. Parliamo di Roberto Alberti, classe 1947, giovane dalle qualità atletiche e tecniche sopraffine che dopo il suo primo mezzo campionato nel Poggioletto viene ingaggiato dalla Juventus. Sono anni storici. Nello squadrone bianconero ci sono Sivori, Nicolè, Mattrel, Del Sol, Stacchini. Vere icone del calcio italiano. Per lui quel trasferimento è il concretizzarsi di un sogno. Poi un menisco non diagnosticato bene e curato ancora peggio gli sbarrerà la strada. Roberto come tutti comincia giovanissimo a dare calci al pallone nella strada del paese, trasformando campetto da calcio ogni minuscolo spazio trovato. «Giocavamo sulla strada. Il nostro campo era racchiuso fra la fila di case del paese ed il fiume e ogni tanto ci veniva concesso il lungo stanzone sotto le scuole elementari, sempre col fiume come confine ed il pericolo maggiore era di perdere il pallone se andava nell'acqua». Poi un giorno finisce al Poggioletto e dopo pochi mesi viene visto e portato a un provino a Torino, al mitico stadio Combi. Rabitti lo nota e l'affare è fatto. «È il 1963 e vengo catapultato in una metropoli - continua Alberti - da una piccolo paese ad una grande città, l'impatto è forte, ho trovato difficoltà iniziali enormi, superate da una organizzazione splendida, perfetta, dove ho imparato moltissimo. Negli allievi trovai Furino, che già faceva vedere le sue qualità di leader. Abitavo in un convitto insieme ad altri ragazzi, molti dei quali già facevano apparizioni in serie A, come Zigoni, Petrelli, Sacco e altri. Ero felicissimo, andavo spesso a vedere allenare la prima squadra e la domenica le partite. Ricordo che Sivori, nei derby col Toro, andava a stuzzicare i tifosi granata andando a tirare nella porta della loro curva, accendeva subito la gara, poi in campo con Ferrini erano sempre scintille». Poi, problemi mai chiariti definitivamente, malintesi e forse anche economici causarono una rottura con la società. «Furino mi tranquillizzò subito dicendomi di non preoccuparmi che avrei fatto una grande carriera altrove. E infatti pochi giorni dopo avevo già contatti con la Fiorentina che mi ingaggiò dopo un breve provino (doveva marcare Chiarugi) sotto lo sguardo di Pandolfini e Chiappella». Firenze promette bene, subito nella Primavera con Merlo, Chiarugi, Orlandini nella stagione del secondo scudetto viola. Purtroppo prima del trofeo di Viareggio si gonfia il ginocchio. «Erano anni difficile per menischi e legamenti - e certi infortuni potevano significare la fine di una carriera. Nella diagnosi non c'era chiarezza, si perse tempo con bendaggi ed addirittura gessi». La Fiorentina tenta il recupero in tutte le maniere mandandolo in prestito in più squadre, comprese Massese, allenatore Caciagli subito esonerato per Malagoli, Carrarese e Sarzanese dove trova Orrico per la prima volta. I rossoneri disputano uno splendido campionato e perdono uno strano spareggio per la C con la Lucchese. Poi seguirà ancora Corrado Orrico alla Carrarese malgrado avesse avuto altre richieste dove ritrova la giusta tranquillità e seguiranno sei stagioni stupende. «A Carrara credo di aver lasciato un buon ricordo tanto che l'anno scorso mi hanno invitato per il centenario». Come per tutti gli appassionati di calcio dopo la " carriera" arrivano i tornei. Alberti da buon fornese non poteva mancare a quelli splendidi disputati a Forno, nel catino del Biforco vero appuntamento estivo di ogni anno dove al termine di ogni gara festeggiamenti o consolazione culminavano con le famose mangiate preparate nelle feste degli organizzatori. Anche per Roberto numerosi e divertenti aneddoti. «Nel Poggioletto - racconta - alle prime gare il grande e commovente dirigente Raffaele Mariani (papà di Stefano) arrivava al campo con un sacco di scarpette usate. Lo rovesciava a terra e dovevamo arrangiarci a trovarne un paio che ci andassero bene». Poi con Orrico al primo anno. «Cercava di farci stare sempre insieme e noi ad un certo punto arrivavamo al campo con le cartelle dicendo che dovevamo andare a scuola». Sui tornei di Forno. «All'inizio erano riservati ai residenti, poi vennero ammessi anche i fidanzati che essendo molti finti, a fine tornei si rompevano, oppure la famosa finale vinta dalla Fiorentina che non ricevette la coppa perché nella burrascosa semifinale fra milanisti e juventini questa era già finita nel fiume».
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