Il Tirreno

Bertoneri, il campione dal cuore d'oro

Nicola Torri

Ha scritto un libro sulla sua storia ed è diventato operatore familiare

3 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. Dai campi della serie A all'impegno nel sociale. Ci sarà tutto questo nel libro che Dante Bertoneri sta scrivendo e che presto i suoi tifosi potranno leggere. C'è tutto in quel libro. Sogno di ogni ragazzino che inizia a dare i primi calci al pallone. Capacità atletiche, tecniche, fortuna e tanto sangue freddo. Sono queste le caratteristiche principali per sfondare. È un mondo difficile, che richiede ad un giovane tantissimi sacrifici; ma che, ai più meritevoli restituirà ogni cosa. C'è chi però, fra quei meritevoli c'è stato e quel mondo lo ha vissuto in prima persona. Come Bertoneri, vecchia grande promessa del calcio apuano, ex giocatore in primis del Torino. Ostruzionismo di dirigenti e allenatori, infortuni, continue depressioni e voglia di vicinanza alla sua Massa. Sono questi i motivi principali dell'uscita di Bertoneri dal mondo del calcio. Rammenta sempre due episodi cruciali nella sua breve carriera. Il primo quando nel'83 Luciano Moggi, allora dirigente del Toro, lo voleva costringere ad abbandonare la serie A per la B, destinazione Cesena. Lui puntò i piedi e riuscì a rimanere in A ad Avellino. Fu questo uno smacco per Dante, poiché nelle sue prime apparizioni in maglia granata aveva già fatto vedere quello di cui era capace, ricevendo anche attestati di stima. Su tutti, Sergio Vatta, ex mister della primavera granata, diceva che era il miglior giovane del Torino. Non a caso aveva esordito nel massimo campionato a 17 anni.  Il secondo episodio, il più drammatico, avviene durante la permanenza a Parma. Aveva il menisco infiammato e un certificato che lo confermasse. Ma anche qui nessuno lo aiutò. Pietro "Gedeone" Carmignani, allora tecnico dei ducali, voleva farlo giocare comunque anche contro il parere medico. Bertoneri si oppose ed ecco arrivare la messa fuori rosa per motivi di insubordinazione. Dante rivelò poi che tutto era dovuto al fatto che lui non volesse sottoporsi a trattamenti con iniezioni di Micoren e Cortex. Nel contempo gli venne diagnosticata una forma di grave esaurimento nervoso, dovuta in gran parte al disgusto che stava maturando verso quel mondo. Lasciò Parma e si accasò a Perugia, dove rimase per la stagione 85/86, prima di concludere la carriera nel'88, dopo due ultime stagioni alla Massese. È proprio nei confronti delle precedenti gestioni della Massese che esprime una sonora critica.  Poiché tali dirigenze sono ree di non avergli mai voluto permettere si ritornare nella Massese, come giocatore o semplicemente nello staff del settore giovanile. Nonostante tutte queste disavventure, tutte le porte chiuse in faccia, le depressioni, adesso Dante si definisce un uomo nuovo e con una ritrovata tranquillità. Ha riscoperto la fede in Dio, è rientrato seppur a livelli dilettantistici nel mondo del calcio, fondando l'Asd Massese.  Le difficoltà ci sono e lo sa benissimo, poiché con nessuno che gli voglia dare una mano, la vita è molto dura. Ha da poco iniziato un corso di operatore familiare, per aiutare le persone in difficoltà e trovare una sistemazione lavorativa, che gli permetta anche di sposare la sua compagna Marilia. Inoltre uscirà a breve anche un suo libro,in cui racconterà tutta la sua vita a tutto tondo, dalla crisi alla riscoperta religiosa. Infine il suo impegno più grande è quello della creazione di un'associazione (Amica, così dovrebbe chiamarsi) che aiuti quei calciatori i quali non venendo integrati nel mondo del calcio dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, si ritrovano abbandonati a loro stessi ed in preda a gravi difficoltà non vantando i vitalizi milionari dei loro attuali colleghi dei massimi campionati nazionali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze