Attenzione
Panfietti, il Taranto e la saudade di piazza Mercurio
Aldo Antola
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MASSA. Una promessa: fisico, doti atletiche, classe e tanta voglia di calcio. E, soprattutto, partenza dalla strada, dalla piazza del paese, vere palestre del dopoguerra per fucinare atleti, campioni di calcio. Arnaldo Panfietti, professione portiere, è questo: anche se poi la sua carriera non è stata quella sperata, perché in quegli anni, si parla dei Sessanta, non c'erano le organizzazioni giovanili di adesso. Solo due erano le categorie giovanili: Allievi, intorno ai 15 anni, e poi Juniores, 18-19 anni. Non c'era, soprattutto, l'interesse economico-commerciale di oggi che porta ad iniziare l'attività a sei-sette anni e con migliaia di osservatori che vanno a scoprire talenti non solo nelle province italiane ma in tutti i continenti. Panfietti ha molti ricordi, come tanti altri ragazzi di quei tempi, e quando ci incontriamo per raccogliere la sua storia all'elegante bar Caffè Gambrinus ha con se una cartella con bellissime fotografie-testimonianza di tempi storici. Arnaldo Panfietti, classe '46, inizia a giocare nello storico quartiere centrale di Massa con Piazza Mercurio e le strade adiacenti come campi, le solite porte segnate da pietre o abiti appoggiati a terra e via, grandi sudate, interminabili partite e proteste degli abitanti per qualche vetro delle finestre rotto. Poi la prima squadretta formata da ragazzi del luogo e non poteva che chiamarsi "Il Mercurio", nata anche in pratica contemporaneamente all'altra storica " Due Galli". «Iniziarono i primi derby - dice subito Arnaldo - e giocavamo per divertirci, ancora nessuna presunzione fino a che non si fece avanti la Massese nella persona del maestro Nicola Cattaneo, da tutti stimato ed apprezzato. Mi volevano anche altre squadre del posto ma quasi tutto "Il Mercurio" finì in bianconero, anche perché alla domenica potevamo andare a vedere la partita gratis. Come per altri ragazzi in famiglia non erano troppo contenti che continuassi a giocare, mio padre aveva una rivendita della Piaggio e avrebbe voluto che iniziassi a dargli una mano. Ma la passione era tanta e la spuntai. Pochi anni e iniziarono a farsi avanti società maggiori e venni acquistato dal Taranto». Un colpo per la famiglia. «Non mi ero mai allontanato da Massa, mi accompagnò mia madre ma la prima sera volli subito tornare a casa con lei. Ci furono dopo lunghi tentativi di convincimento ed alla fine andai, trovandomi anche bene. Ricordo che al provino sul campo - confessa ancora Arnaldo - si presentarono il grande nazionale Nardino Costagliola e Giuliano Piovanelli e mi si bloccarono le gambe». Qualche anno a Taranto, un paio a Brindisi e poi le scarpette al chiodo: «Smisi e tornai a Massa». Da quel momento per Arnaldo inizia un periodo dove si dedicherà alla ditta di famiglia anche perché - erano le leggi di allora - «il Taranto mi mandava sempre le classiche tre convocazioni all'anno per tenermi vincolato». Ma il pallone resta nel sangue e Arnaldo inizia a giocare per pura passione fino a 41 anni nei dilettanti, seguendo sempre il mitico Mauro Balloni (detto Ploger) come tecnico nelle varie San Vitale, Montignoso, Tirrenia, Serravezza ecc. E naturalmente festeggiando alla sera con abbondanti bicchierini e spuntini le vittorie o consolandosi per le sconfitte. In questa lunga strada calcistica fra professionisti e dilettanti molti sono gli aneddoti e le testimonianze di Arnaldo. «A Taranto avevo come compagno il nascente Romeo Benetti, non era cosi tremendo come sarebbe diventato in serie A, era anche simpatico, stava agli scherzi, ma non dimenticherò mai le bombe di Beppe Virgili, il bomber del primo scudetto della Fiorentina ormai al termine della carriera. Quando a fine gara tirava in porta per allenarmi mi faceva male alle mani. Una potenza!». Un'altra singolarità: «In una giornata freddissima - ricorda il portiere - allo stadio degli Oliveti il custode Dario Peselli stava dietro alla porta per scaldarmi le mani con una borsa dell'acqua calda, non riuscivo a muovere le mani». Naturalmente per un portiere la cosa più importante è non prendere gol. «Ed invece una volta in Taranto-Lecce perdemmo 9-0 e dopo restammo in ansia un mese, temevamo di non prendere lo stipendio (150.000 lire, un operaio ne guadagnava 50.000), ricordo quando andavamo in banca a cambiare l'assegno eravamo osservati in una certa maniera...». Molti i personaggi avuti come compagni che poi faranno anche la storia della città non solo nel calcio. Come atleti hanno avuto buone carriere Umberto Fornesi e Buttini (Palermo in B), Montepagani (Foggia e Taranto), Mauro Casali e Lino Imelli, Beppe Fazzi, Mauro Nardini(Carrarese, Massese ecc.). poi ancora Umberto Lembi, diventato allenatore di serie C. Altri che hanno fatto carriera in politica (Lido Piccini, sindaco di Montignoso) e da liberi professionisti (Ingegner Arrighi del comune di Massa). Come allenatori Arnaldo Panfietti ha avuto i mitici Carlo Gallo e Tristano Bacchilega. Ma altri personaggi hanno incontrato Panfietti, come appare in alcune foto, vedi il sindaco di Massa del 63' Balderi, o lo storico segretario della Massese Ugo Fiamma. Insomma un'altra storia, di tempi a volte rimpianti, anche per la gioventù!
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