Il Tirreno

Il team manager, da Orrico a Monaco un'altra epoca d'oro

Luca Santoni
Gigi Buffon firma autografi
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Gigi Buffon firma autografi

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 CARRARA. «Finalmente l'abbiamo dimostrato. Qui a Carrara c'era fame di calcio, bastava solo riattizzare il fuoco che covava sotto la cenere». A dirlo con orgoglio è Marco Ricci, il team manager della Carrarese, già protagonista della magica epopea azzurra di Orrichiana memoria e amico fidato dell'altro Ricci, il direttore Nelso, che lo ha rivoluto al suo fianco per questa nuova avventura, quasi trent'anni dopo.  Oltretutto Marco Ricci è un amuleto per la Carrarese. All'indomani della storica vittoria sul Carpi, i giudizio intorno alla squadra di mister Monaco sono euforici. Sembra un momento magico dove tutto è perfetto. Ormai è inutile nasconderlo, questa Carrarese ha tutto per tornare a scrivere pagine di grandi imprese. «Amo la Carrarese e partecipare ad un progetto così ambizioso è una grandissima avventura per me», spiega un Marco Ricci ancora commosso. «Ve lo giuro, al gol di Zampagna ho cominciato a correre come un pazzo, non capivo più niente, ero completamente in trance. Ho chiesto scusa anche all'arbitro, tanto mi ero agitato. È stata veramente una giornata indimenticabile con un gol, un pubblico e un momento che tutti noi aspettavamo da anni. Domenica è stata la dimostrazione che Carrara sa rispondere ai grandi eventi. Questa è una piazza abituata al grande calcio. Quando gli si propone un prodotto di un certo livello sa apprezzarlo e dare soddisfazione».  Oltre 3600 spettatori, stadio dei Marmi tecnicamente esaurito.  «Nessuno si aspettava una partecipazione così grande, neanche noi ce lo aspettavamo. Arrivare a sfiorare i 4000 presenti non era facile. Sono troppo contento per la risposta della città. Col Carpi abbiamo vinto, ma la strada è ancora lunga e difficile. Tutti ci aspetteranno al varco e bisogna rimanere coi piedi per terra».  Come team manager vive a stretto contatto con la squadra tutti i giorni. Che atmosfera si respira nello spogliatoio?  «Vedo una squadra che lavora con abnegazione e serietà quotidianamente. Poi c'è Monaco, un allenatore da altre categorie e dalle grandi capacità. Lui si merita tutti i complimenti possibili».  Quali sono state le difficoltà maggiori finora?  «Sicuramente il fatto di aver dovuto iniziare la preparazione in ritardo rispetto alle altre squadre e di aver completato la rosa cammin facendo. Non è stato facile trovare subito la giusta amalgama. Il direttore Nelso Ricci è stato fantastico, scegliendo non solo ottimi giocatori, ma soprattutto persone serie. Un aspetto che col tempo paga sempre e rende un gruppo più forte. Sì, c'è capitato di soffrire nei primi tempi, ma col tempo risolveremo anche questo problema. Altro aspetto da non sottovalutare, il fatto che tutti ci descrivono come la schiacciasassi del girone. Quando andiamo in trasferta leggiamo i giornali locali ed è sempre la stessa storia. Forse fa comodo. Tutti ci aspettano al varco, sia perché sperano nell'incasso, sia perché è stimolante giocare contro gente come Zampagna o Vigiani. Sta di fatto che i nostri avversari danno sempre il duecento per cento. Per noi questo rappresenta comunque uno stimolo a fare sempre meglio».  Lei ha vissuto la Carrarese degli anni d'oro, dal 1978 al 1985. E' possibile paragonare quel periodo a quello che stiamo vivendo?  «E' difficile fare paragoni a distanza di così tanti anni. Quella Carrarese aveva caratteristiche uniche e irripetibili. In panchina Orrico fu un innovatore che praticava un calcio venti anni avanti rispetto agli altri. Vedo però delle analogie sul piano dell'impegno e del lavoro. Non a caso mister Monaco è proprio un allievo di Orrico. È stato suo giocatore prima e suo secondo poi. Sono due allenatori che si somigliano molto nell'approccio al lavoro, nella loro dedizione. E poi già allora c'era Nelso, non dimentichiamocelo. Lui sa come fare le squadre meglio di ogni altro. Per me sarebbe un onore avvicinarsi ai livelli di quella squadra, a quelli che furono gli anni più belli nella storia della Carrarese».  A proposito di Nelso Ricci. Domenica era euforico più del solito. Al gol di Zampagna c'è mancato poco che entrasse in campo anche lui.  «Ero con lui in quei momenti. Eravamo emozionatissimi. Ci siamo abbracciati e l'ho visto con le lacrime agli occhi dalla gioia. Era felice soprattutto per tutta quella gente che era venuta a vedere la squadra. Entrambi siamo di Carrara e vedere uno spettacolo del genere ci ha riempiti di orgoglio».

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