Sicurezza
Mamma Zampagna in tribuna
«L'importante è che vinca la Carrarese»
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L'AQUILA. Arrivare all'Aquila stringe il cuore. Il centro storico è inagibile, transennato: almeno fino a martedì, ci spiegano; c'è il rischio di altre scosse. Le attività commerciali sono chiuse. Come spiegano i colleghi, il risultato di aver tolto le persone dalle tende c'è stato, ma la ricostruzione è frenata dalla burocrazia, dai problemi relativi alla concessione di permessi e nulla osta. E così, trentamila persone sono ancora senza una casa, e ci sono 15mila disoccupati. Anche il calcio può servire a riportare l'attenzione su una sciagura immane: dopo la tragedia dei lutti e dei funerali, la fase del ritorno alla normalità si sta rivelando, come purtroppo accade troppo spesso, lastricata di complicazioni. Il dopo terremoto insomma incombe più che mai, soprattutto in questi giorni di risveglio del cosiddetto "sciame sismico". Lo stadio Tommaso Fattori si trova vicino al castello, lungo una delle due direttrioci esterne che hanno garantito la mobilità anche nei giorni più terribili. Il centro non è distante - poco più di cento metri uno degli ingressi - ma qui la struttura è regolarmente aperta: la tribuna è in cemento armato con la copertura in legno. E comunque proprio il calcio vuole dare un segnale forte, che la vita può e deve continuare. Da Carrara sono una ventina i supporter, si piazzano in tribuna, perché le autorità hanno preferito non stare ad aprire la curva. La prima invocazione è per Riccardo Zampagna, ovviamente. Poi, uno sguardo alla formazione, la curiosità di vedere all'opera i nuovi arrivati, Maikol Benassi, subito titolare a fianco di Anzalone, e Sacha Cori, attaccante di spalla per Zampagna. Poi si parte: la prima trasferta dell'anno è anche la più carica di significati extracalcistici, ma una volta che le squadre scendono in campo, per fortuna, il pallone ha il potere di far dimenticare - o almeno, alleviare il pensiero e l'angoscia - per un'ora e mezzo-due. E non è poco. In tribuna, anche la mamma di Zampagna, la signora Franca: «Sono tre anni che non vengo a vedere mio figlio. Spero che faccia gol? L'importante è che la squadra vinca; non è facile per me seguirlo, perché ho a casa mia madre di 90 anni, però da Terni a qui sono riuscita a venire insieme ai miei consuoceri».
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