Proteste
«Il gol? Devo inventarmi qualcosa...»
Capitan Riccardo: ci vuole un bagno di umiltà, la categoria è così
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L'AQUILA. Riccardo Zampagna è il capitano, raccoglie i cori dei tifosi, ma non si sblocca. Ci scherza su: «In 180 minuti - ammette - un tiro in porta, quello di oggi». Il riferimento è a un mancino al 15' del primo tempo, un tiro senza grosse pretese su cui per poco il portiere locale non fa harakiri. Ma insomma, c'è un problema di adattamento alla categoria? «Forse sì - risponde con sincerità Zampagna - partiamo dal livello fisico, è evidente che ci sono ancora difficoltà, e per ora ho svolto soprattutto del lavoro sporco, avevo anche il compito di andare subito a difendere sul mediano avversario, e insomma, non è che a 36 anni si può avere la brillantezza di prima. Tatticamente - prosegue nella sua disanima - credo di aver svolto un buon lavoro e di aver dato un buon contributo. Sicuramente, devo adattarmi: è un calcio diverso da quello a cui sono abituato, però sia chiaro, sono io che devo prendere le misure ai tempi di gioco nuovi; tempi non entusiasmanti, ma la categoria è questo, bisogna fare un bel bagno di umiltà. Lo dico sinceramente - aggiunge - mi piacerebbe giocare più a calcio, e non mi riferisco ai miei compagni di gioco, è proprio la categoria che è così, gli avvrsari giocano un calcio diverso». Insomma, benvenuto nell'inferno della C2, in cui più che la tecnica conta la corsa, più che il tocco di fino conta arrivare prima sulla palla. Detto questo, noi restiamo convinti che alla lunga il fatto di avere in squadra giocatori da categoria superiore sarà comunque un fattore determinante, perché oltre a dare un contributo di classe e mentalità, aiutano i compagni a crescere. Ma ci vorrà tempo a trovare condizione e amalgama. E nel frattempo? «Nel frattempo - riprende il filo Zampagna - bisogna accontentarsi di un tiro in due partite, perché se bisogna anche recuperare si fa fatica ad andare verso rete. A meno che non ti inventi qualcosa... Ecco, dovrei provare a inventarmi qualcosa, ci proverò». La prendiamo come una promessa, a nome degli sportivi, in vista di Poggibonsi. Un'altra domanda: che effetto le ha fatto sapere che sua madre Franca era in tribuna? Zampagna, che forse non si aspettava la domanda, riflette un attimo: «Mi sono commosso, sapere che dopo la scomparsa di mio padre, era la prima volta che veniva a vedermi. Mi sono commosso ed emozionato anche perché posso dire che sto vivendo un bel momento». Gli facciamo notare che - come abbiamo scritto nell'articolo qui sotto - per sua madre non è tanto importante che segni Riccardo Zampagna, quanto che vinca la Carrarese. «Ha fatto bene a dire così, perché deve essere proprio così». Insomma - aggiungiamo - l'ha istruita bene: l'importante è il risultato... «No, guardi - conclude l'attaccante azzurro - è lei che ha istruito bene me». Insomma, un Zampagna che come già aveva mostrato alla presentazione, è legatissimo ai valori familiari. E che ora medita anche di inventarsi qualcosa per regalare ai tifosi il suo primo gol in azzurro. M.B.
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