La manifestazione
CARRARA SPORT
Mango: siamo una squadra camaleontica
Luca Santoni
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Il golden boy Davide BaritiIntanto sta meglio il golden boy Davide Bariti, domenica con l'Itala San Marco ci sarà
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CARRARA. È iniziata una nuova settimana di allenamenti ieri per la Carrarese, ritrovatasi a Luni dopo il lunedì di riposo. L'acciaccato Bariti, che domenica a San Giovanni aveva nuovamente preso una botta, sta meglio e sarà a disposizione per la partita con l'Itala San Marco. Più nessun problema, invece, per Beppe Torromino che si è allenato regolarmente col resto del gruppo.
Oggi azzurri di nuovo a Luni per la doppia seduta mattino-pomeriggio e domani come al solito partita a ranghi misti con la Berretti. In altre parole niente di nuovo sotto il sole. Con Salvatore Mango ci siamo, quindi, soffermati sull'argomento "modulo". Questo 4-3-3 che ormai da quattro settimane sembra divenuto l'assetto base di partenza per la squadra azzurra. «Io lo ripeto fino alla nausea - spiega però il mister - Non c'è un modulo vincente. Ci sono dei giocatori che si adattano più ad un modo di giocare che ad un altro, ma il mio calcio non si basa su un solo schema».
Nel corso dei novanta minuti il tecnico genovese ci ha abituati a continui cambiamenti e spostamento di ruolo dei giocatori. Qualcuno lo interpreta come un segnale di confusione, dimenticandosi però che fu proprio Mango lo stesso giorno della presentazione ad anticipare questa sua filosofia. «Io vado avanti con la mia idea di calcio - prosegue - che si basa sulla duttilità ed è una filosofia che mi ha sempre portato dei risultati. Nel calcio moderno bisogna saper cambiare pelle in qualsiasi momento. Basta vedersi una partita dell'Inter, della Juve o del calcio inglese. Questo è il mio pensiero, non voglio avere la presunzione che sia giusto, ma sicuramente è il mio pensiero. Noi proviamo tutta la settimana diverse cose e poi le mettiamo in pratica la domenica. Non ci improvvisiamo mai e non mi pare che quando vanno in campo i giocatori siano confusi. Semplicemente credo nel lavoro del gruppo e credo che bisogna sapere cambiare pelle a seconda degli avversari che si affrontano».
Che siate una squadra organizzata lo dimostra anche il fatto che nelle ultime tre domeniche siete sempre riusciti sempre a recuperare lo svantaggio, facciamo notare: «Non è facile, e vuol dire che con i cambi facciamo qualcosa di buono. I ragazzi che entrano in corso, se sono motivati e vanno con le idee chiare in testa, possono solo far migliorare la squadra».
Quindi certe critiche non la toccano. «Per niente. La mia grande forza e la mia serenità derivano dal rapporto splendido che ho con questo gruppo e da parte loro nei miei confronti c'è una totale fiducia. Questi ragazzi sono eccezionali. Non scappano come ladri alla fine dell'allenamento, ma restano a Luni a volte anche fino alle sette di sera per migliorarsi. A qualsiasi giocatore della Carrarese posso chiedere qualsiasi cosa e lui lo fa. Questa è la mia grande vittoria. Purtroppo spesso nel calcio si riduce tutto ad un episodio, magari negativo, che ti fa cadere tutte le certezze che hai, ma questo non è il mio caso. Se il mio lavoro non piace, se la squadra non gioca come vorrebbe qualcuno, mi dispiace tantissimo. Io non ho la chiave del sapere e neppure l'arroganza di voler convincere a tutti i costi gli altri. Io sono solamente una persona seria che prova a mettercela tutta in allenamento e la domenica si sgola per fare il meglio possibile. Io sono uno schivo per natura, ma con la gente di qua ho un buon rapporto, proprio perché al primo posto metto la serietà professionale. Lo dico spesso: sono innamorato della città. Qua è bellissimo e con tutto me stesso vorrei fare qualcosa d'importante».
Oggi azzurri di nuovo a Luni per la doppia seduta mattino-pomeriggio e domani come al solito partita a ranghi misti con la Berretti. In altre parole niente di nuovo sotto il sole. Con Salvatore Mango ci siamo, quindi, soffermati sull'argomento "modulo". Questo 4-3-3 che ormai da quattro settimane sembra divenuto l'assetto base di partenza per la squadra azzurra. «Io lo ripeto fino alla nausea - spiega però il mister - Non c'è un modulo vincente. Ci sono dei giocatori che si adattano più ad un modo di giocare che ad un altro, ma il mio calcio non si basa su un solo schema».
Nel corso dei novanta minuti il tecnico genovese ci ha abituati a continui cambiamenti e spostamento di ruolo dei giocatori. Qualcuno lo interpreta come un segnale di confusione, dimenticandosi però che fu proprio Mango lo stesso giorno della presentazione ad anticipare questa sua filosofia. «Io vado avanti con la mia idea di calcio - prosegue - che si basa sulla duttilità ed è una filosofia che mi ha sempre portato dei risultati. Nel calcio moderno bisogna saper cambiare pelle in qualsiasi momento. Basta vedersi una partita dell'Inter, della Juve o del calcio inglese. Questo è il mio pensiero, non voglio avere la presunzione che sia giusto, ma sicuramente è il mio pensiero. Noi proviamo tutta la settimana diverse cose e poi le mettiamo in pratica la domenica. Non ci improvvisiamo mai e non mi pare che quando vanno in campo i giocatori siano confusi. Semplicemente credo nel lavoro del gruppo e credo che bisogna sapere cambiare pelle a seconda degli avversari che si affrontano».
Che siate una squadra organizzata lo dimostra anche il fatto che nelle ultime tre domeniche siete sempre riusciti sempre a recuperare lo svantaggio, facciamo notare: «Non è facile, e vuol dire che con i cambi facciamo qualcosa di buono. I ragazzi che entrano in corso, se sono motivati e vanno con le idee chiare in testa, possono solo far migliorare la squadra».
Quindi certe critiche non la toccano. «Per niente. La mia grande forza e la mia serenità derivano dal rapporto splendido che ho con questo gruppo e da parte loro nei miei confronti c'è una totale fiducia. Questi ragazzi sono eccezionali. Non scappano come ladri alla fine dell'allenamento, ma restano a Luni a volte anche fino alle sette di sera per migliorarsi. A qualsiasi giocatore della Carrarese posso chiedere qualsiasi cosa e lui lo fa. Questa è la mia grande vittoria. Purtroppo spesso nel calcio si riduce tutto ad un episodio, magari negativo, che ti fa cadere tutte le certezze che hai, ma questo non è il mio caso. Se il mio lavoro non piace, se la squadra non gioca come vorrebbe qualcuno, mi dispiace tantissimo. Io non ho la chiave del sapere e neppure l'arroganza di voler convincere a tutti i costi gli altri. Io sono solamente una persona seria che prova a mettercela tutta in allenamento e la domenica si sgola per fare il meglio possibile. Io sono uno schivo per natura, ma con la gente di qua ho un buon rapporto, proprio perché al primo posto metto la serietà professionale. Lo dico spesso: sono innamorato della città. Qua è bellissimo e con tutto me stesso vorrei fare qualcosa d'importante».
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