La manifestazione
SPORT CARRARA
Evani sulla strada degli azzurri
Luca Santoni
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Alberigo EvaniSan Marino-Carrarese di domani sarà una partita dal gusto amarcord. Al "Nanni" di Bellaria (l'Olimpico è ancora inagibile per il rifacimento del manto erboso) gli azzurri si troveranno di fronte l'ex Pennucci, mentre in panchina a guidare i titani ci sarà Alberigo Evani
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CARRARA. San Marino-Carrarese di domani sarà una partita dal gusto amarcord. Al "Nanni" di Bellaria (l'Olimpico è ancora inagibile per il rifacimento del manto erboso) gli azzurri si troveranno di fronte l'ex Pennucci, mentre in panchina a guidare i titani ci sarà Alberigo Evani.
Un grande davvero che con la maglia della Carrarese, e con compagno di squadra proprio Pennucci, una stagione da ricordare ce l'ha. Era la stagione 97-98, serie C1. La Carrarese veniva dal più disastroso girone d'andata che la sua storia moderna ricordi: dieci punti e una sola vittoria. Sulla panchina Piero Braglia prima e Simone Boldini dopo erano saltati come birilli, tanto da costringere il presidente Luciano Grassi ad aggrapparsi all'esperienza di Giampiero Vitali che abbandonò la scrivania di direttore tecnico per tornare a lavorare sul campo. Fu proprio l'indimenticabile Vitali, l'allenatore gentiluomo (così lo ricorda "CuoreAzzurro"), a chiamare a Carrara Evani, detto "Bubu" per la somiglianza con l'orsacchiotto di Hanna & Barbera. Chicco aveva alle spalle una carriera da sogno, vissuta con le maglie del Milan (scudetti, coppe Campioni, Intercontinentali) e della Nazionale (la finale di Pasadena a Usa'94). Un campione ormai a fine carriera, con qualche acciacco in più, ma una classe cristallina intatta che dopo la parentesi di Reggio Emilia, arrivò a Carrara a gennaio e riuscì a dare un contributo decisivo per la salvezza che si concretizzò ai playout, vinti col Prato: 2-0 al "dei Marmi" (Menchetti e Polidori), 0-1 al "Lungobisenzio" (prodezza di Ratti). Esperienze che non si dimenticano. «Accettai - ricorda Evani - proprio perché Vitali era un amico. Furono sei mesi belli che mi permisero di conoscere persone corrette. Di quella società sono rimasti in pochi, sicuramente Devoti, che ogni tanto sento ancora. Insomma, fu un'esperienza che ricordo con positività». Molti, invece, di lei ricordano quel gol su punizione a Fiorenzuola che rappresentò un momento chiave della vostra risalita. «Tre punti vitali conquistati in rimonta (Polidori firmò il pareggio, ndc). Tornare a casa senza risultato pieno forse avrebbe voluto dire retrocessione. La squadra non si è fermata lì quel giorno, collezionando tante altre vittorie decisive fino ai playout. Credo che il merito di quell'impresa vada soprattutto a quella persona che purtroppo non c'è più, che è Gianpiero Vitali autore di un vero miracolo. Si ributtò in una veste, quella dell'allenatore, che pensava di non dover più indossare. Furono la passione per il calcio, ma soprattutto l'amicizia che lo legava al presidente Grassi a spingerlo, trascinando con lui tutta la squadra ad un traguardo che all'inizio pareva insperabile. Ci mise veramente tutto il cuore, come sempre d'altronde. Vitali è una di quelle persone che ancora adesso cerco di rappresentare, perché esempio di valori imprescindibili per chi fa questo mestiere. Se ho un flash su di lui? Ce ne sono tanti. Ricordo la stagione successiva (98-99), quando durante la preparazione decisi di smettere col calcio. Semplicemente non mi sentivo più di fare certi sacrifici. Gianpiero cercò di convincermi in tutte le maniere, però non ho potuto accontentarlo e credo che lui abbia capito. Nessun dissapore col nuovo tecnico Tazzioli. Il problema era mio. Avevo semplicemente perso le motivazioni».
Un grande davvero che con la maglia della Carrarese, e con compagno di squadra proprio Pennucci, una stagione da ricordare ce l'ha. Era la stagione 97-98, serie C1. La Carrarese veniva dal più disastroso girone d'andata che la sua storia moderna ricordi: dieci punti e una sola vittoria. Sulla panchina Piero Braglia prima e Simone Boldini dopo erano saltati come birilli, tanto da costringere il presidente Luciano Grassi ad aggrapparsi all'esperienza di Giampiero Vitali che abbandonò la scrivania di direttore tecnico per tornare a lavorare sul campo. Fu proprio l'indimenticabile Vitali, l'allenatore gentiluomo (così lo ricorda "CuoreAzzurro"), a chiamare a Carrara Evani, detto "Bubu" per la somiglianza con l'orsacchiotto di Hanna & Barbera. Chicco aveva alle spalle una carriera da sogno, vissuta con le maglie del Milan (scudetti, coppe Campioni, Intercontinentali) e della Nazionale (la finale di Pasadena a Usa'94). Un campione ormai a fine carriera, con qualche acciacco in più, ma una classe cristallina intatta che dopo la parentesi di Reggio Emilia, arrivò a Carrara a gennaio e riuscì a dare un contributo decisivo per la salvezza che si concretizzò ai playout, vinti col Prato: 2-0 al "dei Marmi" (Menchetti e Polidori), 0-1 al "Lungobisenzio" (prodezza di Ratti). Esperienze che non si dimenticano. «Accettai - ricorda Evani - proprio perché Vitali era un amico. Furono sei mesi belli che mi permisero di conoscere persone corrette. Di quella società sono rimasti in pochi, sicuramente Devoti, che ogni tanto sento ancora. Insomma, fu un'esperienza che ricordo con positività». Molti, invece, di lei ricordano quel gol su punizione a Fiorenzuola che rappresentò un momento chiave della vostra risalita. «Tre punti vitali conquistati in rimonta (Polidori firmò il pareggio, ndc). Tornare a casa senza risultato pieno forse avrebbe voluto dire retrocessione. La squadra non si è fermata lì quel giorno, collezionando tante altre vittorie decisive fino ai playout. Credo che il merito di quell'impresa vada soprattutto a quella persona che purtroppo non c'è più, che è Gianpiero Vitali autore di un vero miracolo. Si ributtò in una veste, quella dell'allenatore, che pensava di non dover più indossare. Furono la passione per il calcio, ma soprattutto l'amicizia che lo legava al presidente Grassi a spingerlo, trascinando con lui tutta la squadra ad un traguardo che all'inizio pareva insperabile. Ci mise veramente tutto il cuore, come sempre d'altronde. Vitali è una di quelle persone che ancora adesso cerco di rappresentare, perché esempio di valori imprescindibili per chi fa questo mestiere. Se ho un flash su di lui? Ce ne sono tanti. Ricordo la stagione successiva (98-99), quando durante la preparazione decisi di smettere col calcio. Semplicemente non mi sentivo più di fare certi sacrifici. Gianpiero cercò di convincermi in tutte le maniere, però non ho potuto accontentarlo e credo che lui abbia capito. Nessun dissapore col nuovo tecnico Tazzioli. Il problema era mio. Avevo semplicemente perso le motivazioni».
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