L’allarme
Fosdinovo, il fascino del fantasma attira i turisti: così le camere del castello sono diventate un B&B
Il Castello Malaspina attrae i turisti anche per leggende di “presenze” come quella di Bianca Maria Aloisia, lasciata morire per un amore proibito
FOSDINOVO. C'è chi entra in un castello per ammirarne l'architettura, chi per ripercorrere le vicende delle famiglie nobiliari e chi, invece, spera di incontrare un fantasma. A Fosdinovo, nel cuore della Lunigiana, la storia e il mistero convivono da secoli tra le mura del Castello Malaspina, dove il racconto di una giovane murata viva insieme al suo cane continua a incuriosire i visitatori. Un castello che attualmente appartiene alla famiglia Torrigiani-Malaspina, discendenti dai nobili Malaspina, struttura aperta al pubblico che ospita un museo, un centro culturale e un B&B.
Tra mistero e turismo
La leggenda è diventata parte dell'identità del maniero e, come accade in altri borghi italiani, rappresenta un grande richiamo turistico, capace di dare ulteriore visibilità a un patrimonio storico e artistico già di grande valore: sono molti infatti i turisti che, durante l’anno, prenotano le camere del castello destinate alla ricettività o vi si recano per visitarlo. Le camere sono così denominate: Torretta (situata nella torretta ovest del castello); Bifore (la stanza più grande del castello, dove il popolo fosdinovese assistette al parto pubblico dell’erede della marchesa Maria Cristina Pallavicini, Carlo Agostino); Gialla (dove soggiornò il poeta Gabriele D’Annunzio).
Le visite notturne
A raccontarne la storia è Almina Poli, storica guida del castello, memoria di vicende e tradizioni che si tramandano da secoli. Di fantasmi parla spesso, soprattutto durante le visite dedicate agli aspetti più misteriosi del maniero. E lo fa con una certa ironia: «Di fantasmi devo parlarne io che non ne ho visto uno», racconta, spiegando come siano proprio queste storie a suscitare una particolare curiosità. Anche la sera dell'intervista l'attende una visita notturna, richiesta da un gruppo interessato soprattutto ai racconti delle presunte presenze, dove si alternano come ciceroni il figlio o lei vestiti in abiti storici.
La leggenda più conosciuta è quella di Bianca Maria Aloisia, giovane figlia del marchese Jacopo Malaspina e di Olivia Grimaldi, vissuta, secondo la tradizione, nella prima metà del Seicento. «Bianca sarebbe nata albina – racconta Almina – una caratteristica che, in un'epoca dominata da credenze e superstizioni, avrebbe alimentato il sospetto che fosse figlia del demonio. Per questo sarebbe stata tenuta nascosta e persino rifiutata dalle suore di un convento dove il padre avrebbe tentato di rinchiuderla».
L'amore proibito
Ma a condannarla, secondo il racconto tramandato, sarebbe stato soprattutto un amore proibito. «Si innamorò del figlio dello stalliere – ricorda Almina – un sentimento che il marchese non avrebbe potuto accettare per la differenza di ceto sociale. Il giovane sarebbe stato fatto uccidere e Bianca rinchiusa nelle prigioni del castello, destinata a morirvi insieme a un cane, simbolo di fedeltà, e, secondo alcune versioni della leggenda alla testa di un cinghiale, simbolo di ribellione». A rendere ancora più suggestiva la vicenda è un ritrovamento che Almina colloca durante i restauri degli anni Ottanta, quando sarebbero emersi resti umani insieme a ossa di cane. Un episodio che, nel racconto della guida, ha rafforzato il legame con la sfortunata Bianca, pur senza costituire una prova storica dell'identità dei resti o degli avvenimenti narrati. La giovane, secondo la tradizione, non avrebbe però mai abbandonato il castello. «Nella sala del trono, sul soffitto, è visibile una particolare macchia chiara nella quale alcuni riconoscono la sagoma di una donna abbracciata a un cane. La forma è una sorta di alone luminoso dal quale emergerebbe un'ombra più scura, riconducibile a Bianca. Un'immagine che continua a suscitare interpretazioni e interrogativi, alimentando il mistero attorno alla giovane nobildonna».
L’antico letto
Non è l'unico fenomeno raccontato tra le mura del maniero. C'è anche un antico letto, tradizionalmente associato al padre di Bianca, a cui vengono attribuiti strani rumori e sussulti. «Oltre a dirette testimonianze di visitatori, alcuni dispositivi utilizzati per misurare il battito cardiaco avrebbero rilevato, una volta appoggiati sul letto, pulsazioni simili a quelle di un cuore affaticato», spiega la guida. Un episodio curioso, privo di spiegazione verificata.
E se Bianca rappresenta il volto più malinconico delle leggende del castello, c’è un'altra figura femminile che gli appartiene. È Cristina Adelaide Pallavicino, moglie del marchese Ippolito Malaspina, che dopo la morte prematura del marito resse il marchesato durante la minore età del figlio. Donna dal carattere forte e indipendente, nella tradizione popolare si sarebbe guadagnata una fama decisamente sinistra. Si racconta che attirasse alcuni dei suoi amanti nella propria camera da letto per poi farli precipitare, attraverso una botola, in una stanza sottostante destinata alle torture. Una leggenda che non trova riscontri sufficienti per essere considerata un fatto storico, ma che contribuisce ad arricchire il patrimonio di racconti legati al maniero. La botola, oggi richiusa, viene ancora indicata come uno degli elementi attorno ai quali si è sviluppata questa narrazione.
Il fascino del castello
Storie di amori impossibili, passioni, vendette e presenze misteriose che continuano a esercitare un fascino particolare su un castello già ricco di storia e che possono rappresentare una motivazione aggiuntiva alla visita, capace di incuriosire anche un pubblico che normalmente non sceglierebbe un itinerario solo storico e artistico.
Il mistero che attrae
Del resto, in Italia non mancano esempi di località che hanno saputo trasformare le proprie leggende in elemento distintivo dell'offerta turistica. Come la storia di Azzurrina a Montebello, nell'entroterra riminese, il cui suo presunto fantasma è diventato uno dei simboli della rocca, protagonista di visite diurne e percorsi notturni dedicati al mistero e agli aspetti più oscuri della storia medievale; stessa cosa per quella di Rosania Fulgosio nel castello di Gropparello (Piacenza), entrata nella narrazione turistica del luogo, dove sono state organizzate anche visite guidate notturne incentrate sui misteri del maniero. Esperienze che mostrano come una leggenda, senza sostituirsi alla storia documentata, possa contribuire a rendere riconoscibile un luogo, stimolare la curiosità e offrire nuove occasioni per avvicinare i visitatori al suo vero patrimonio culturale. Un patrimonio narrativo che può diventare ulteriore strumento di promozione, contribuendo a richiamare l'attenzione non solo sul maniero, ma sull'intero territorio della Lunigiana.
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