Il Tirreno

Sicurezza

Carrara, insegue per strada l'ex fidanzata: lei si rifugia in un bar e poi lo fa arrestare

di Giovanna Mezzana

	Un’auto di servizio davanti al Commissariatodi Carrara (foto d'archivio)
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Un’auto di servizio davanti al Commissariatodi Carrara (foto d'archivio)

La incontra e tenta in tutti i modi di approcciarla. Lei scappa, suona l’allarme e arrivano i poliziotti. Aveva il divieto di avvicinarsi a lei

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CARRARA. A quella donna non avrebbe dovuto avvicinarsi, e invece l’avrebbe inseguita. Per strada. Lei ha provato a scappare, finché non ha trovato un rifugio ed è riuscita a chiamare il 112. Sono arrivati i poliziotti e l’uomo che non le dava scampo è stato arrestato.

C’è il più stretto riserbo intorno all’episodio, avvenuto in un quartiere della città, che ha coinvolto una donna e un uomo legati in passato da una relazione sentimentale. La loro potrebbe, dovrebbe essere stata una storia tumultuosa, tanto che nei confronti di lui era già stato disposto un divieto di avvicinamento a lei, misura cautelare prevista dalla legge e che punta a tutelare chi è vittima di circostanze violente.

Ecco quanto emerge. La donna sale su di un autobus, fa il tragitto previsto e poi scende dal mezzo pubblico. È per strada quando – casualmente, secondo quanto si può ricostruire – incontra l’uomo con cui aveva avuto una relazione.

Lui prova a fermarla, ad avere un confronto con lei, tenta un approccio: forse gli basterebbe scambiare qualche parola con l’ex fidanzata, chissà, ma lei ha paura. Tant’è che fa di tutto per evitare l’incontro, cambia direzione.

Lui non desiste, comincia a seguirla. Lei se ne accorge e modifica il suo tragitto, più di una volta. Si sente braccata. E allora, entra in un bar, prova a trovare rifugio lì, ma si rende conto che la soluzione trovata è temporanea. Allora invia una telefonata al 112.

Nel giro di breve, giunge un’auto-volante della polizia di Stato. I poliziotti fermano l’uomo, che viene dunque arrestato, alla luce anche della misura cautelare disposta dal giudice per proteggere la donna da possibili condotte persecutorie o violente.

Proprio di recente, l’Amministrazione comunale ha aperto un bando per individuare un’organizzazione di volontariato o un’associazione di promozione sociale per gestire il Centro antiviolenza comunale Donna chiama Donna, nato più di venti anni fa con lo status di centro di ascolto; oggi è un luogo-presidio dal quale si è evoluta una vera e propria rete di mutuo soccorso.

Con un indirizzo segreto per garantirne la massima protezione, in Lunigiana c’è, invece, il battezzando Filo rosso, una casa rifugio per donne vittime di violenza per la quale la Società della Salute Lunigiana ha appena dato nulla osta alla nuova carta dei servizi, al progetto organizzativo e al regolamento interno.
 

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