Economia e fisco
Aritmie e fibrillazione atriale, all’ospedale delle Apuane interventi in aumento: «La lista d’attesa è di un anno»
Cardiologia, per le operazioni più 11% nei nove mesi del 2026: il reparto sta anche sviluppando un sistema integrato con l’intelligenza artificiale che riduce i raggi X
MASSA. Infarti miocardici, complicanze da dispositivi come pacemaker o defibrillatori, le varie aritmie, a partire dalla fibrillazione atriale, quella più comune. Nel reparto di Cardiologia dell’ospedale Apuane di Massa gli interventi all’anno sono circa 800. In aumento. Negli ultimi nove mesi del 2026, infatti, «abbiamo registrato un incremento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2025», spiega Giuseppe Arena, direttore dell’Uoc Cardiologia di Massa Carrara e referente aziendale per la Rete aritmologica. Questa crescita, precisa Arena, ha riguardato in particolare «l’uso di defibrillatori e la cura della fibrillazione atriale, grazie anche all’introduzione di nuove tecnologie, in particolare dell’energia a campo pulsato (Pfa), che consente di fare le ablazioni con maggiore sicurezza per i pazienti».
Il direttore
A essere aumentata è proprio «la richiesta da parte dei pazienti, anche perché se ne sta parlando di più, c’è una maggiore consapevolezza. Basti dire – precisa Arena – che abbiamo una lista d’attesa di circa un anno». E le operazioni eseguite all’anno per questa particolare aritmia non sono poche: circa 250. Poi è anche vero, aggiunge lo specialista, che l’epidemiologia della popolazione sta cambiando: «I pazienti sopravvivono di più, e questo si associa alla presenza di patologie cardiovascolari che necessitano di essere trattate non solo con i farmaci, che rimangono fondamentali e negli ultimi decenni ne abbiamo a disposizione molti e che cambiano la prognosi dei pazienti, ma anche con tipologie interventistiche».
Di cosa parliamo
La fibrillazione atriale, su cui la Cardiologia di Massa si è specializzata, «è molto diffusa sopra i 60 anni ed è – spiega Arena – apparentemente benigna; in realtà crea forme di malessere per il paziente, che avverte il cosiddetto “cuore matto”. Al di là dei sintomi (palpitazioni, battito veloce e irregolare, a volte affanno, stanchezza, perdita di coscienza), nel tempo può essere maligna perché si associa al rischio di ictus cerebrale, scompenso cardiaco e demenza senile». Non solo. «È anche una delle cause maggiori di accesso al pronto soccorso. I farmaci antiaritmici – sottolinea il cardiologo – sono relativamente efficaci, mentre queste tecniche chirurgiche possono guarire la patologia con operazioni a cuore chiuso, con cateteri introdotti nel sistema venoso senza utilizzare l’apertura del torace».
Oltre alle altre forme di aritmia, alcune più serie, una delle patologie cardiache più frequenti trattate alle Apuane resta l’infarto miocardico. «Sul territorio – spiega Arena – esiste una rete prestabilita e organizzata: quando il paziente ha il sintomo, arriva il sistema di emergenza e l’ambulanza è già in grado di raccogliere l’elettrocardiogramma e di trasmetterlo direttamente all’Uoc. Se la diagnosi è infarto miocardico, bisogna aprire la coronaria entro un massimo di due ore, per cui inviamo direttamente all’Opa. La rete consente di avere tempi di intervento molto rapidi: siamo fra quelli più efficienti in regione, con l’obiettivo di aprire la coronaria il prima possibile. Ogni minuto che si perde è un minuto prezioso».
La tecnologia
A contraddistinguere la Cardiologia apuana è il trattamento delle complicanze nei portatori di device cardiaci, quei pazienti con pacemaker e defibrillatori impiantati. «Sono protesi – sottolinea Arena – che durano decenni, ma che qualche volta si possono rompere o infettare. Per il trattamento di queste complicanze, spesso è necessario rimuovere tutto l’hardware, anche i cateteri nel cuore. Questo trattamento è possibile solo in centri esperti, e noi siamo fra gli ospedali che a livello nazionale e internazionale hanno anche questa competenza, che richiede un particolare grado di specializzazione per la risoluzione di complicanze».
In Regione Massa è uno dei pochi presidi: gli altri sono a Pisa e a Firenze, ricorda Arena. Alle Apuane gli interventi di questo tipo sono circa una novantina all’anno. «Sono molto impegnativi: riusciamo a risolvere con tecniche trans venose, a cuore chiuso, ma ci vogliono equipe specifiche».
Scenari e futuro
Intanto il reparto è al lavoro per sviluppare nuove procedure soprattutto per l’aritmologia interventistica. «Stiamo sviluppando – spiega Arena – sistemi di mappaggio non convenzionale, integrati con l’intelligenza artificiale, perché ci aiutano a ridurre moltissimo l’esposizione con i raggi X. In passato per vedere il cuore si utilizzavano molto; invece ora ci stiamo concentrando su metodiche per fare procedure quasi a raggi 0, per ridurre l’esposizione sia nei pazienti, sia negli operatori».
Ma non è tutto. Un’altra frontiera aperta riguarda l’ipnosi o, meglio, la comunicazione ipnotica. «Stiamo acquisendo le competenze – conferma Arena – per eseguire un certo numero di procedure in comunicazione ipnotica. Per il paziente molti interventi sono ansiogeni, dolorosi, spesso da fare con l’anestesia generale. Grazie a questo metodo, diventerebbero un’esperienza positiva, affinché le persone arrivino rilassate, integrando con l’anestesia meno forte». In alcuni casi è già stata adottata questa tecnica e «i riscontri – assicura Arena – sono stati positivi. Al momento abbiamo una dottoressa formata e per i prossimi anni pensiamo a un’equipe anche con gli infermieri: si può consentire una sala operatoria in cui il paziente si possa trovarsi in condizioni agevoli».
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