Il Tirreno

Fa discutere

Carrara, la direttrice russa è attesa a Palazzo Cucchiari: scatta il flash mob di protesta, ma alla fine lei non c’è

di Giovanna Mezzana
Lo striscione fuori dallo storico palazzo e Daria Pushkova (foto italy.rs.gov.ru)
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Lo striscione fuori dallo storico palazzo e Daria Pushkova (foto italy.rs.gov.ru)

In città il padre della mostra i Marmi degli Zar del ’96. Parla del suo libro sulla Roma del ’700 e l’arte sovietica: previsto l’intervento di Daria Pushkova, Riccardo Canesi contesta la scelta di invitarla

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CARRARA. La notizia del suo arrivo suscita scalpore. Daria Pushkova, direttrice della Casa Russa Roma, centro di attività culturali, è attesa a Palazzo Cucchiari per una conferenza: e prima del suo arrivo di fronte alla residenza della Fondazione Giorgio Conti, irrompe un flash-mob. Sono le 16: si srotola uno striscione dalle tinte blu e gialle – i colori dell’Ucraina – con su scritto: “Stop war in Ukraine”, “Stop Putin”. “Carrara for peace”. Poi lo stendardo si richiude. Il gesto di testimonianza è concluso: porta la firma di Riccardo Canesi, anima ambientalista, docente di geografia in pensione, promotore di molte iniziative che animano il dibattito cittadino.

L’occasione

Sono le 16,15 e a Palazzo Cucchiari arriva il pubblico per l’appuntamento: si alza il velo sul libro dal titolo “Scultori e collezionisti russi a Roma nella seconda metà del Settecento”; l’autore è Sergej Androsov, dottore in storia dell’arte e ricercatore capo del dipartimento di Belle Arti dell’Europa occidentale del Museo statale dell’Ermitage; 400 pagine, arricchito da documenti di recente rinvenuti negli archivi russi e italiani, il volume indaga perché Roma è diventata uno dei principali luoghi di attrazione per artisti, viaggiatori e collezionisti russi, quali opere d’arte vennero da loro acquistate nella Città Eterna e come il loro interesse per la scultura antica e contemporanea contribuì allo sviluppo dell’arte in Russia. In alto nella locandina dell’evento si legge: The State Hermitage Museum e Il Cigno, casa editrice italiana.

Chi è

Forse non tutti sanno o rammentano che Sergej Androsov fu il deus ex machina che portò i Marmi degli Zar a Palazzo Ducale e all’Accademia di Belle Arti: era il 1996. Sono passati 30 anni. E nessuno, da allora, vide più tra Carrara e Massa qualcosa di eguale. Da anni intrattiene un rapporto stretto con Carrara. Tant’è che sono le 16, 30, è nella sala-conferenze e c’è chi vuole stringergli la mano, chi si avvicina per porgli il saluto, chi lo abbraccia. Accanto a Cristina Andrei, presidente dell’Accademia Aruntica – che ha l’onore di introdurre il suo intervento – lui risponde affabile nella sua signorilità. Ma non è Androsov ad aver scatenato il flash-mob.

Il motivo

A Palazzo Cucchiari per ora non si vede Daria Pushkova, è l’invito a lei che Canesi contesta; riferendosi ad esso dice: «Senza nulla togliere all’indiscutibile rigore scientifico dell’illustre professor Androsov, ritengo, in questo momento storico, un grave errore e assolutamente inopportuno, in una città Medaglia d’oro al merito civile come è Carrara, promuovere un evento del genere».

A sostegno del proprio punto di vista Canesi dettaglia alcune «collaborazioni» che la Casa Russa Roma intratterrebbe, per esempio, «con l’Ambasciata della Federazione russa» in Italia. Precisa: «La domanda da farsi non è se si voglia cancellare o meno la cultura russa, negarne l’immensa importanza per l’intera umanità sarebbe da dementi, ma se simpatizzare o meno con il modo in cui il governo russo (non il popolo) si rapporta con il mondo e, soprattutto, con la sovranità violata dell’Ucraina».

Assente

La conferenza inizia, Androsov incanta, l’evento volge al termine. E nessuno ha visto la direttrice russa. Non è venuta. Che dire? L’evento «non promuoveva la cultura russa per farne un vessillo putiniano – dice la presidente dell’Accademia Aruntica Cristina Andrei – ma era un incontro con uno studioso russo che da oltre 30 anni ha un legame consolidato con Carrara, sulla cui storia artistica ha scritto contributi importanti. E il suo volume approfondisce l’amore dei russi per l’arte italiana nella seconda metà del 700 che ci riporta proprio a un periodo in cui parlare di scultura era parlare di Carrara implicitamente, e che forse parla più di cultura italiana che di cultura russa». 

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