Economia
Porto di Carrara, gli spezzini battono i piedi. Giani: «Vadano con i genovesi»
Gli industriali del levante ligure protestano: «Troppi soldi a banchine e molo apuani». Torna l’ipotesi di un divorzio tra i due scali
CARRARA. È tempo che la comunità portuale apuana si congedi da quella spezzina, è tempo che lo scalo di Baker Hughes, del marmo e degli yacht abbia una guida toscana. Così è, secondo il presidente della Regione Eugenio Giani. Lui era già certo della bontà del divorzio: lo è da quando – era l’autunno 2024 – spuntò l’ipotesi di cambiare la giurisdizione del porto di Marina di Carrara dall’egida ligure-spezzina, attuale, a quella tosco-livornese: dall’Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure orientale all’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale. Oggi Giani ne è più convinto di prima. E, raggiunto telefonicamente dal Tirreno, rilancia l’ipotesi: lo fa con ardore. Comprensibilmente. È successo qualcosa di recente, anzi, qualcosa è stato detto e l’eco – che arriva dal Nord-est – si avverte ancora. Sembrerebbe destinato a provocare effetti. Vediamo.
L’antefatto
Secondo gli industriali spezzini nel porto di Marina di Carrara c’è – scorre – un mare di soldi. Troppi. «Sono stati spesi milioni per il Waterfront apuano e magari, forse, (quei denari, ndr) avrebbero fatto comodo sui nostri moli». È il 12 settembre quando si sentono queste parole: siamo alla Spezia, sulla Passeggiata Morin, alla Festa dei Patrioti, la kermesse regionale di Fratelli d’Italia; a una tavola rotonda dedicata alla Riforma della portualità e alla blue economy interviene così uno degli ospiti: Alessandro Laghezza, notissimo imprenditore ligure della logistica, e – soprattutto – presidente della Confindustria spezzina.
Si riferiva al restyling della Passeggiata del Molo, alla nuova viabilità per il porto lungo viale Colombo-viale Da Verrazzano che porterà a realizzare un ingresso a Levante dello scalo apuano, probabilmente, Laghezza. Chiaro. Da capire c’è se il messaggio fosse indirizzato al presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure orientale Bruno Pisano, il vertice della gestione dei due scali (che, detto un po’frettolosamente, apre e chiude la borsa) , o anche a qualcun altro, ma tant’è.
Tutto tace
Passano i giorni, l’eco di quelle parole supera la (o il) Parmignola, ma sul fronte confindustriale tutto tace. Nessun commento arriva, per esempio, dal presidente della delegazione di Massa-Carrara di Confindustria Toscana Centro e Costa, Carlo Freni, che è anche direttore esecutivo della base di Marina di Carrara della Fhp Holding Portuale, società di logistica integrata, realtà d’impresa scoppiettante nel porto marinello. Se l’industria tace, la politica parla: intervengono i Dem del Pd Carrara e del Pd Massa-Carrara.
Prima replica
È un colpo di fioretto la risposta al presidente della Conf del Levante Ligure: «Uscita inopportuna e fuori luogo», bollano; «Le risorse impiegate per il Waterfront sono assegnazioni del 2013» (quando neppure esisteva l’Autorità di Sistema portuale tosco-ligure) ; nel Piano triennale delle opere, poi, «gli investimenti per il porto della Spezia sono nettamente superiori, ma nessuno ha fatto rilievi, visto che si ragiona in un’ottica di sistema».
Il messaggino
La chiosa dei Dem rammenta quindi un episodio che ha creato imbarazzo sul fronte del porto: parliamo di un messaggio WhatsApp del presidente dell’Autorità portuale Pisano finito-dove non doveva finire, destinato «a Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia per sponsorizzare – sintetizzano – Federica Montaresi a segretaria dell’Autorità portuale, precisando però che si tratta di una richiesta di Forza Italia». Il re è nudo. Ma i Dem vanno avanti: «Alla faccia del riequilibrio tra i due porti». Poi il punto clou: «Crediamo che anche questa vicenda ponga con forza la necessità di avviare i processi necessari a riportare Marina di Carrara nell’ambito della portualità toscana».
Avanti, senza indugio
Giani è il primo firmatario del rilancio della proposta. Se gli spezzini «la mettono sul piano dei campanilismi – dice – la Toscana si farà la sua autorità portuale da sola. Loro vadano coi genovesi». «Già Carrara vive con senso di sacrificio il fatto di essere diretta dalla Spezia», coglie nel segno; da quando l’Authority è nata nel 2016, dal 2017 ci sono stati tre presidente liguri, un segretario regionale siciliano e una segretaria generale spezzina (di Sarzana, Montaresi) . «È l’ora di farla finita», rincara la dose. «Niente commistioni con La Spezia». L’Autorità di Sistema portuale a cavallo tra due Regioni «è un’anomalia che abbiamo tollerato fino ad ora – affonda Giani – Adesso è bene che Carrara abbia un’Autorità portuale in Toscana».
C’è del resto «grande vitalità al porto di Marina di Carrara», dice il governatore, «tra la nautica e il fatto che l’infrastruttura-porto tenga legato ad Avenza un colosso come Baker Hughes», «Ecco perché abbiamo un assoluto bisogno di fare interventi lì». E c’è una sorta di Cavallo di Troia, nel senso buono del termine, che Giani individua come corsia d’ingresso del porto di Marina di Carrara al sistema della portualità regionale: «Si potrebbe iniziare con una convenzione con il porto di Viareggio che è sotto la gestione dell’Autorità portuale regionale della Toscana», «che rimarrà – assicura – e che potrebbe sviluppare iniziative oggi frenate dal fatto che il porto di Marina di Carrara è legato a quello della Spezia». Inizia una nuova stagione? Vedremo.
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