In aggiornamento
Affitti brevi a Massa, sorpresa: «Il boom non è sulla costa ma in Lunigiana»
In tutto sono disponibili oltre mille immobili fra costa ed entroterra apuano: «Seconde case al mare usate almeno per il 30% dai proprietari»
MASSA. Oltre mille alloggi disponibili, fra costa ed entroterra apuano, sulle piattaforme per gli affitti brevi. Un numero consistente, ma localizzato, in prevalenza, nelle zone montane, Lunigiana in primis. Del resto è proprio questa, anche secondo gli addetti ai lavori, la tendenza che si riscontra sul mercato locale delle vacanze. Addirittura, secondo Fabrizio Ventre, amministratore delegato di Hostplace, società di servizi per i proprietari di appartamenti destinati ad affitti brevi che copre il centro e nord Italia, il mercato di affitti brevi lungo la costa apuana non ha poi tutto quell’appeal che si potrebbe immaginare per i proprietari.
«Per la maggior parte – sottolinea infatti Ventre – le case sulla costa apuana sono seconde case, che il proprietario utilizza per le sue vacanze. Questo almeno nel 30% dei casi. In alcuni casi poi ci sono proprietari che decidono, per il periodo in cui la casa rimane vuota, di destinarla ad affitti brevi anche per recuperare le spese di manutenzione e le tasse che derivano dalla proprietà stessa. Molto spesso poi i proprietari sono anziani, quindi poco propensi agli affitti brevi». Pochi, secondo l’operatore turistico-immobiliare, gli investitori sulla costa apuana, cioè chi compra una casa per “metterla a reddito” anche con gli affitti brevi: fra il 10 e il 20% del patrimonio immobiliare residenziale, secondo le sue stime, ha questa destinazione.
Il discorso comincia a cambiare man mano che ci si addentra nell’entroterra. Ad esempio nel centro storico di Massa. «I costi dell’Imu sono diventati altissimi per le seconde case pressoché ovunque – fa notare Ventre –. Per questo un proprietario di una seconda casa in centro storico pensa ad affittarla per sostenere le spese di manutenzione e di tasse. Per questo molti proprietari hanno fatto minime ristrutturazioni per mettere le abitazioni sul mercato degli affitti brevi, preferiti a quelli stanziali per il problema che si può manifestare di un inquilino “stabile” che non volesse lasciare la casa».
Il tema degli affitti brevi diventa più interessante se ci si spinge in Lunigiana. Terra “dimenticata” fino ad alcuni anni fa, salita in auge, spiega l’operatore, soprattutto dopo la pandemia, quando le persone hanno iniziato a desiderare vacanze in luoghi meno affollati e nella natura. In Lunigiana, secondo la sua analisi, si è creata una congiuntura particolare, in cui diversi attuali proprietari sono venuti in possesso di vecchie abitazioni in linea ereditaria. «In molti si sono trovati davanti a un bivio – dice Ventre –. Il valore immobiliare delle abitazioni in vecchi borghi, spesso quasi disabitati, è basso, quindi una vendita avrebbe portato scarsi introiti. In molti così hanno ristrutturato la propria abitazione per metterla sul mercato degli affitti brevi, che è diventato molto importante sulle Apuane, anche come contrasto allo spopolamento: difficile che questi luoghi, spesso lontani dai servizi, vengano scelti per abitarvi in modo stanziale». Si è dato però impulso a un nuovo turismo per le Apuane, dove le persone comunque, secondo i riscontri di Ventre, non restano a lungo: «In media si parla di due-tre giorni». Ma le opportunità di miglioramento esistono. L’operatore conclude con una sottolineatura: «I piccoli Comuni dovrebbero condividere strategie uniche per dare impulso al turismo. A volte invece si va in ordine sparso, per conquistare ciascuno più presenze possibile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
