Il caso
Alluvione a Carrara nel 2014, il giorno in cui crollò l’argine del Carrione: quasi 2 milioni di euro agli alluvionati (dopo 12 anni)
di Giovanna Mezzana
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Il crollo del 2014
Il Tribunale fissa quanto Provincia e Regione devono sborsare: soldi a 18 famiglie residenti tra Marina est e Avenza e a tre imprenditori per i danni patrimoniali e morali
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CARRARA. Sono le 5, 30 del 5 novembre 2014: si sente un boato. Non lontano dal ponte della Covetta, si è staccato un grande pezzo di cemento dall’argine contenitivo del Carrione: è finito nel letto del fiume. Per Avenza e per Marina est è la devastazione. C’è un’importante novità che arriva da un Tribunale a quasi 12 anni da quell’alba tragica, da cui si fu costretti a scrivere una delle pagine più sofferte della storia cittadina; quel tratto di argine era stato rifatto di recente dall’ente-Provincia, eppure in pochi minuti decine di famiglie avevano perso tutto: dalla lavatrice ai materassi, non avevano più un paio di calzini.
Incredulità, astio rabbioso e disperazione crearono, allora, un mix micidiale: solo la prontezza di riflessi dei poliziotti della Uigos del Commissariato di Carrara salvò l’allora sindaco Angelo Zubbani dalla folla incalzante, fuori dal Municipio; la sala di rappresentanza del Comune rimase “occupata” per settimane da chi protestava perché si sentiva tradito, preso in giro. Si torna indietro di più di due lustri: sezione della Corte di Appello, il Tribunale regionale delle Acque di Torino (competente anche per la Toscana) ha di recente depositato una sentenza che attribuisce un risarcimento complessivo da un milione e 800mila euro a tre imprenditori e a 18 famiglie residenti tra Avenza e (per lo più) Marina Vecchia che subirono gli effetti del distacco di quel pezzo di argine. Sono stati tutti difesi e rappresentati dagli avvocati Ferdinando e Sirio Genovesi del Foro di Massa-Carrara. È stata una lunga battaglia questa causa civile e adesso arrivano i risultati.
La cifra
La sentenza de Tribunale regionale delle Acque di Torino arriva dopo una sentenza del 23 maggio 2024, con la quale si era stabilita la responsabilità del crollo da parte della regione Toscana, della provincia di Massa-Carrara, dell’ingegner Franco Del Mancino, progettista e direttore dei lavori, e della Elios srl, l’impresa che, in regime di sub-appalto, eseguì di fatto i lavori sull’argine del fiume. L’ultima sentenza attribuisce dunque alle 18 famiglie e ai tre imprenditori un milione e 200mila euro per danni patrimoniali: ovvero, automobili, motociclette e scooter, mobilio, guardaroba.. e per le perdite dovute alla sospensione dell’attività d’impresa; riconosce, poi, danni morali per 260mila euro; a questi due quantum devono essere aggiunte le rivalutazioni che corrono dal 5 novembre 2014 e che porteranno il valore complessivo del risarcimento a un milione e 800mila euro.
Da dove si partì
La vicenda si innesca dal distacco di una porzione dell’argine destro del torrente Carrione – da poco rifatto – che provoca una vera e propria alluvione, da Avenza, a partire dalla Zona Covetta, lungo via Argine Destro, fino a Marina Est, soprattutto, ma non solo: ha fatto tristemente storia l’immagine di piazza Gino Menconi completamente sommersa. Centinaia di famiglie devono lasciare le loro case: fin dall’alba del 5 novembre. Manca la corrente elettrica. Si tira via fango per settimane e si gettano nell’immondizia cumuli di beni e oggetti personali. La Procura della Repubblica del Tribunale di Massa aprì un’inchiesta, ci furono indagini e procedimenti penali (ancora in corso) «che hanno fatto emergere, insieme alla causa civile, i gravi deficit della costruzione», rammenta l’avvocato Ferdinando Genovesi.
Per questa sentenza, invece, «Importante è il riconoscimento dei danni non patrimoniali – osserva – per i quali non esistevano fattispecie similari a cui fare riferimento: la sentenza ha riconosciuto un danno di settemila euro a ciascuno dei residenti negli immobili danneggiati».
E adesso?
Ora i risarcimenti sono quantificati. E dato che alla sentenza il Tribunale delle Acque ha riconosciuto la provvisoria esecutorietà espressamente richiesta dai ricorrenti, l’attesa per loro è rappresentata dal sapere se le controparti – Regione e Provincia – pagheranno senza indugio e in quali termini. Contro la sentenza è ammesso un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (sezione della Cassazione) entro 30 giorni: la vicenda processuale potrebbe quindi ancora non essere chiusa, «ma, considerato che ogni tentativo di conciliazione è fallito – valuta l’avvocato Genovesi – di fronte alla pronuncia dei giudici di Torino potrebbe cessare la conflittualità, cosicché le parti danneggiate possano ottenere, senza ulteriori attese, quanto accertato in sede giudiziaria».
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