Il Tirreno

La tragedia sul lavoro

Carrara, muore a 44 anni schiacciato dalle lastre di marmo. Lascia un figlio – Lo strazio della zia

di Giovanna Mezzana

	Carabinieri sul posto (foto Cuffaro) e la vittima
Carabinieri sul posto (foto Cuffaro) e la vittima

Sul posto il personale sanitario del 118, le forze dell’ordine e gli addetti della Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il cordoglio della sindaca

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CARRARA. Non siamo in cava, dove anche un mezzo tecnologicamente avanzato come un dumper può precipitare giù da un ravaneto. Non siamo in segheria, dove se un filo diamantato si distacca, colpisce con furia micidiale. È uno show room di lastre di marmo, questa volta, il luogo di una tragedia sul lavoro.

Nel cuore del Distretto toscano del lapideo, ieri mattina (mercoledì 5 agosto), è morto un operaio di 44 anni, Aldo Gullotti, siciliano d’origine, trapiantato da lungo tempo nella provincia più a nord della Toscana, lavoratore e padre. Per la comunità carrarese-che guarda questa morte è incredibile: ti sbatte in faccia il fatto che il rischio può annidarsi anche nel braccio non produttivo ma commerciale di un’azienda, dove secondo il senso comune si dovrebbe essere meno esposti.

L’allarme

Siamo nel quartiere di Avenza, sulle soglie della Zona industriale apuana, versante Carrara. Qui, in via provinciale Avenza-Massa la Santucci Group, nota azienda del marmo che ha il proprio distretto produttivo in località Stadio, ha una sede commerciale dove si stoccano, si movimentano, si caricano e si scaricano lastre di marmo. Sono le 8,20 quando parte una chiamata al 118: c’è stato un incidente.

«Abbiamo staccato tutto»

«Mancavano pochi minuti alle 9 – raccontano dipendenti della sede produttiva – quando abbiamo saputo che nello show room era successo qualcosa». «Subito dopo ci hanno detto: “Staccate le macchine”. Ci siamo precipitati qua». Di fronte al cancello dell’azienda ci sono le ambulanze e i carabinieri. Trascorre un’ora e tutto diventa ufficiale: Aldo Gullotti, originario di Messina, tra Milazzo e Patti, giunto ai piedi delle Apuane quando era poco più che adolescente e mai più andato via, padre di un bambino di una decina d’anni, è morto schiacciato dal peso delle lastre di marmo che gli sono cadute addosso.

Cosa è accaduto?

Arrivano gli operatori del settore prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavori dell’Asl nord ovest. Eseguono i rilievi: spetta a loro il compito di documentare che cosa è accaduto. Per ora si sa che Gullotti stava movimentado un “pastello” (un pacco) di lastre; era davanti ad esso, nel capannone, secondo quanto si apprende. In tutti i depositi le lastre sono del resto stoccate per “pastello” e per ciascuno ci sono paletti davanti e dietro; nella fase di movimentazione, tali sistemi di sicurezza vengono rimossi quando il pastello è assicurato alla braga. Ecco è in questi attimi – durante questa operazione – che qualcosa è accaduto. Dentro e fuori Arriva il magistrato. Ecco la sindaca Serena Arrighi che, dopo aver espresso «vicinanza ai familiari e cordoglio», annuncia una ripresa pragmatica, a settembre, del Tavolo per la sicurezza sui luoghi di lavoro, nel lapideo.

Il dolore

Dipendenti della sede produttiva della Santucci Group sono assiepati fuori dello show room. Attoniti. «Come è potuto succedere?», si domandano l’un l’altro. Poi il ricordo: «Abbiamo trascorso sette anni a mangiare in mensa insieme», ricorda Cristiano Moriconi. «Era un collega d’oro, un grande lavoratore», aggiunge Maurizio D’Aquino. Cala il silenzio: «C’è la famiglia». È la zia: quella zia che lo ospitò a casa sua quando, ragazzo, era approdato dalla Sicilia “al nord” per darsi una chance: «Ce l’ho portato io a Carrara», urla disperata. Vuole entrare. Non è possibile: i carabinieri la sostengono. Nel cortile dell’azienda, tra gli uffici e il capannone, ci sono alcuni dipendenti e la famiglia Santucci: Fabrizio Santucci, primo figlio del fondatore, è stato presidente della sezione lapideo e carbonati di Confindustria Toscana Centro e Costa fino alla primavera dello scorso anno. Sono tutti sconvolti, nella stessa misura: i colleghi, sì, ma anche chi all’operaio 44enne dava lavoro. Aldo, da più di 20 anni nella squadra, qui era davvero uno di famiglia. 

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