Il Tirreno

Il personaggio

Lo chef carrarese (stellato) vola nel tempio del vino

di Giovanna Mezzana
Nicola Gronchi
Nicola Gronchi

Nicola Gronchi cucinerà per i 60 anni della Doc del Bianco di San Gimignano con un menu speciale

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CARRARA. Ha diversi talenti la cucina stellata italiana, quella che si fregia del blasone Michelin: ecco perché è motivo d’orgoglio cittadino che la Nobile Siena, terra di cibi e vini di grande tradizione, voglia un carrarese ai fornelli per un evento enogastronomico di altissimo livello.

Parliamo della cena di gala della kermesse che celebra 60 anni dal riconoscimento della Doc alla Vernaccia di San Gimignano, grande vino bianco, elegante e di alta genealogia, gioiello autentico della Toscana dei nettari d’oro. Per la super festa il Consorzio che tutela e valorizza questo calice ha scelto lo chef carrarese Nicola Gronchi.

L’identikit

Quarantadue anni, figlio del macellaio marinello Bernardo, nella cui bottega tutto è iniziato. . , Gronchi firma oggi la cucina d’eccellenza – stellata – del ristorante-istituzione Romano di Viareggio: qui è approdato sette anni fa portando con sé un curriculum già di grande prestigio. «Sono onorato – dice – E non solo: lo scorso anno, per i 59 anni dalla Doc, il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano scelse lo chef Gaetano Trovato del ristorante Arnolfo di Colle di Val d’Elsa», un guru, per intenderci, «E venire dopo di lui è una sfida impegnativa». Sarebbe un colpo grosso per tutti gli chef essere chiamati a celebrare un vino italiano come la Vernaccia, ma chi conosce Gronchi non si stupisce: «Se lo merita».

Sarà che la sua cucina è nobile e ribelle come la Vernaccia, sarà che il ristorante Romano, sui cui tavoli s’è scritto molta della storia culinaria di Viareggio e della Versilia (e non solo) , ha appena festeggiato proprio sei decenni dal battesimo del patron Romano Franceschini e della moglie Franca Cecchi, Gronchi sembra proprio l’uomo giusto – lo chef giusto – al posto giusto.

L’evento

Ogni anno San Gimignano dedica una Wine Fest alla sua Regina Bianca nata e cresciuta tra i Re Rossi; nel 2026, anno-cifra tonda dalla nascita della Doc, l’appuntamento è ancora più pregnante; sabato 30 e domenica 31 maggio i wine lover potranno sbizzarrirsi, mentre per l’esclusiva cena del venerdì (il 29)– nella piazza del borgo-meraviglioso – ci sono 160 ospiti pregiati, tra i quali molti rappresentanti della stampa specializzata: e qui entra in scena chef Gronchi.

Cosa ti preparo

L’happening enogastronomico inizierà per gli ospiti con un aperitivo “rinforzato”: lo chef realizzerà versioni-miniatura di alcuni piatti della sua cucina stellata: e così il Romano’s style sarà ampiamente riconoscibile, una sorta di marchio-che valorizza il marchio dello storico vino toscano. Si consumeranno in piedi i piattini, finger gourmet. Apre la Danza del gusto un panino soffiato con polpo e salsa Caesar salad; fa l’ingresso il primo piatto: tagliatelle di seppia con piselli, menta e tarassaco; arriva la giardiniera di sgombro e uvetta; quindi prosciutto di ricciola e melone marinato; chiude il sipario dell’overture una cosina davvero intrigante: il carciofino (perché è nano) sott’olio e uova di salmone selvaggio.

Poi gli invitati prenderanno posto a sedere ai tavoli disposti nella splendida piazza: la serata entra nel clou e tre piatti attendono i palati degli ospiti. Pasta e fagioli Schiaccioni di Pietrasanta e frutti di mare. Rombo chiodato con asparagi, scampo di Viareggio e salsa alla mugnaia. Il finale sarà un trionfo con il dolce-simbolo del tocco di chef Gronchi: manderà in tavola il suo total-white allo yogurt.

Successi

La storia di Nicola Gronchi inizia tra i banconi della macelleria di famiglia. A 18 anni inizia la sua esperienza in cucina: in Versilia a Villa la Bianca. A 29 anni la famiglia Vaiani di Forte dei Marmi lo chiama a dirigere la cucina del rinomato ristorante Bistrot di Forte dei Marmi. Poi inizia un ambizioso progetto con il Boutique hotel Villa Grey ancora al “Forte”: e a sei mesi dall’apertura, arriva la stella Michelin. Da sette anni manda avanti, insieme a Roberto Franceschini, figlio di Romano e la sua preziosa brigata, una storia di famiglia che dura da 60 anni e che rappresenta un Olimpo della cucina tricolore di pesce. È un orgoglio per la Capitale dei Marmi questo carrarino doc, che dedicò un piatto alla sua Carrarese – lui, ex giocatore delle giovanili del Club – quando conquistò la Serie B. «Perché lo faccio? Perché la Carrarese ed io – motivò il “regalo”– siamo uguali. Per raggiungere obiettivi, abbiamo sudato».

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