Il Tirreno

Comunità in lutto

Carrara, morto l’imprenditore e scrittore Alvise Lazzareschi: il suo libro era diventato un manifesto poetico del mondo del marmo

di David De Filippi

	Alvise Lazzareschi
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Alvise Lazzareschi

Dolore in città per la scomparsa del titolare delle storiche “Cave Lazzareschi”: aveva 67 anni. Tantissimi i messaggi di cordoglio

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CARRARA. C’era qualcosa di teatrale, quasi epico, in Alvise Lazzareschi. Bastava ascoltarlo pochi minuti per capire che non era soltanto un imprenditore delle cave o uno scrittore di narrativa: era prima di tutto un Uomo delle Apuane nel senso più pieno del termine, uno di quelli capaci di trasformare il sapore polveroso del marmo in racconto, memoria, identità.

A Colonnata, il piccolo borgo sospeso tra cielo e cave, Lazzareschi era considerato un personaggio letterario prima ancora di diventare autore di libri. Figlio e nipote di cavatori (amava ripetere che nelle sue generazioni precedenti non ricordava qualcuno che non avesse lavorato il marmo), abitava nel cuore di quel “mondo verticale” dove la pietra bianca non è solo economia, ma ha i connotati del destino.

Cave e scrittura

Titolare delle storiche Cave Lazzareschi, aveva saputo tenere insieme la tradizione del cavatore con una visione moderna e culturale dell’impresa marmifera.

Il grande pubblico lo aveva conosciuto soprattutto attraverso il libro “La casa del colonnello”, romanzo diventato una sorta di manifesto poetico del "mondo-marmo". Ma non era soltanto una raccolta di storie di cavatori: era un viaggio sentimentale dentro Colonnata e quindi dentro Carrara, coi suoi rischi sul lavoro, dove l'umanità si scontra quotidianamente, tra durezza e ironia. E dove si vive "a tonnellate", come diceva lui stesso.

Diede alle stampe anche “L’evoluzione del gusto”, opera in cui Lazzareschi aveva mescolato cucina, estetica, memoria popolare e cultura materiale, confermando il suo stile istrionico.

E istrionico, Alvise Lazzareschi, lo era davvero: poteva parlare per ore di Michelangelo e di geologia, passando dai tagliatori del marmo ai taglierini nei fagioli. Il tutto, arricchito di citazioni letterarie. Il marmo era una parte inscindibile di sé e lo indossava come se fosse una divisa, forma mentis che ha saputo trasmettere a tutta la sua famiglia.

La valorizzazione

Negli ultimi anni aveva lavorato molto anche alla valorizzazione culturale e turistica del territorio. Era stato fra coloro che più avevano creduto nella rinascita della cava romana di Fossacava, autentico sito archeologico dell’epoca romana legato all’estrazione del marmo lunense. Per Lazzareschi quel luogo non rappresentava soltanto un reperto storico, ma la prova concreta che la civiltà del marmo attraversa i secoli senza interrompersi mai.

Accanto a lui, negli ultimi anni, si era distinta anche la figlia Fabiola Lazzareschi, impegnata nell’impresa di famiglia e protagonista di una nuova apertura delle cave verso eventi culturali, artistici e mondani. Grazie al suo lavoro, le cave Lazzareschi sono diventate scenario di incontri prestigiosi, eventi esperienziali e appuntamenti di grande richiamo. Tra visite esclusive nelle cave, incontri culturali, degustazioni e iniziative dedicate all’arte e all’enogastronomia, Colonnata ha iniziato a proporsi anche come luogo di esperienza e lifestyle internazionale.

Forse era proprio questo il tratto più autentico di Alvise Lazzareschi: riuscire a tenere insieme mondi variegati. La forza del cavatore e l’eleganza del narratore. Il rumore dei mezzi da cava e il silenzio della scrittura. La montagna lavorata e il jet-set, raccontati entrambi con quell'aria da personaggio fuori dal tempo, ma incredibilmente imperniato nella sua città.

L’ultimo saluto

La camera ardente è stata allestita a Colonnata nell’abitazione della famiglia Lazzareschi, da oggi e fino a domattina.

Le esequie saranno celebrate lunedì pomeriggio 25 maggio, nella chiesa di San Bartolomeo a Colonnata, a partire dalle 16.30.

Il cordoglio

Tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa, a 67 anni dopo una terribile malattia, dell’imprenditore carrarese.

Matteo Venturi, già presidente della delegazione di Massa-Carrara di Confindustria Toscana Centro e Costa, che ha conosciuto molto bene Alvise Lazzareschi, commenta: «Sua madre, la professoressa Simonetta Cattani Lazzareschi (scomparsa dodici anni fa, ndr), fu la prima presidente di Confindustria a Carrara – ricorda Venturi –. Alvise Lazzareschi è sempre stato un imprenditore “anomalo”, particolarmente vicino agli operai, sempre molto generoso nel modo di interloquire con loro. È, questa, una peculiarità che lo ha sempre contraddistinto. Come ha sempre condiviso i successi derivanti dai suoi bacini, che hanno sempre prodotto marmi di alta qualità».

Anche la sindaca Serena Arrighi ricorda Lazzareschi: «Ci ha lasciato Alvise Lazzareschi: cavatore, scrittore, carrarino vero e uomo dal cuore grande. In questo giorno triste voglio esprimere le più sincere condoglianze alla famiglia, agli amici e alle tantissime persone che hanno avuto modo di conoscerlo e volergli bene», le sue parole.

E così altri amministratori che sono stati vicini a Lazzareschi. Come Matteo Martinelli, capogruppo consiliare dei Cinquestelle («ho appena saputo della scomparsa di Alvise Lazzareschi. Mi mancano, in questo momento, le giuste parole per descrivere la persona che ho avuto la fortuna di conoscere») e come l’assessora Gea Dazzi («Ciao Alvise, cavatore scrittore, grande uomo, una “tonnellata” di grazie per quello che hai saputo donare a tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerti, sedere alla tua tavola, chiacchierare con te di filosofia e soprattutto amarti, come era impossibile non fare»). Dice Susanna Campione, senatrice FdI: «Carrara perde un imprenditore illuminato, uno scrittore appassionato e soprattutto un uomo profondamente legato alla sua terra e alla cultura del marmo apuano».

Lazzareschi lascia tre figlie – Giulia, Fabiola, Cecilia – la compagna Emanuela, la sorella Lucrezia.

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