Il Tirreno

L’allarme

Massa, branco di lupi attacca gregge: il racconto del pastore

di Melania Carnevali
Un lupo ripreso dalle telecamere di una casa vicino a San Carlo il 23 ottobre
◗
Un lupo ripreso dalle telecamere di una casa vicino a San Carlo il 23 ottobre

L’episodio sul monte Brugiana, sopra Bergiola Maggiore, il pastore: «Ho aperto la stalla e ho visto cinque lupi correrci incontro, due capre sono sparite»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Era da tempo che le sue capre stavano sparendo una ad una. «Ma pensavo che ci fosse qualcuno che le portava via o che le feriva», racconta Riccardo Giuseppini, 63 anni, la maggior parte dei quali vissuti sulle Alpi Apuane come pastore, il suo lavoro e la sua passione. Solo ieri mattina, però, dopo un anno di sparizioni inspiegabili, ha capito perché: «Ho aperto la stalla alle capre come ogni mattina e dopo poco ho visto un branco di cinque lupi correre verso il gregge e accanirsi contro due capre - racconta a Il Tirreno qualche ora dopo l’accaduto-. Fortunatamente si sono concentrati solo su quelle e le altre hanno avuto tempo di rientrare nella stalla. Anche il mio cane era terrorizzato ed è rientrato dentro. Le due altre due capre sono scomparse. Sentivo le campane allontanarsi ma non le ho più riviste».

La sua stalla non è così lontana dai centri abitati. È sul monte della Tambura, un luogo frequentato da escursionisti e amanti della natura, sopra Bergiola Maggiore, tra il centro trekking a cavallo e la comunità di cacciatori. «È diventato pericoloso anche fare escursioni in questa zona - racconta il pastore -. Anche a quelli della comunità hanno mangiato diversi animali. Molti miei colleghi pensano di chiudere perché non ce la fanno più. I lupi stanno distruggendo le nosttre attività. Anche al lago di Porta ne hanno avvistati cinque. Bisogna fare qualcosa. Noi non possiamo tutelarci uscendo con armi e così i nostri greggi vengono fatti fuori».

In un anno, Giuseppini calcola di aver perso venti capre. Ma non è l’unico a essere terrorizzato dai lupi. Anche Alberto Borghini, dell’azienda agricola Borghini, sopra Canevara, che ha sessanta tra pecore e capre, poi mucche e vitelli, dice di «vivvere nel terrore. Da tempo sentiamo gli ululati la notte e i lupi sono stati anche ripresi dalle telecamere delle abitazioni private. In passato spariti animali anche a me e ho fatto denuncia ma non è servito a niente. Siamo costretti a tenere gli animali in casa perché abbiamo il terrore dei lupi. Il Parco ci chiede di pascolare per tenere pulite le montagne come si faceva una volta, e ha ragione, ma non ci tutela. Poi se un lupo uccide una pecora, il problema non è quella pecora uccisa, che dispiace ma si supera: il problema è il danno che la paura fa sul gregge. Le pecore perdono la produzione di latte, possono abortire. È tutto un sistema che va in frantumi. Bisogna rivedere qualcosa perché c’è in ballo il futuro dei nostri figli».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze