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Carrara, Sos degli ambientalisti: ancora rischio alluvioni

Carrara, Sos degli ambientalisti: ancora rischio alluvioni<br>

Il dibattito a dieci anni dall'alluvione di Marina di Carrara: nel mirino le terre nei ravaneti, i canali tombati, la cementificazione. «No» all’ampliamento del porto

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Carrara “5 Novembre 2014. 10 anni dall’alluvione, per non dimenticare, per non ripetere”. Un confronto con le istituzioni, portando avanti con toni forti e severi le istanze ambientaliste e le preoccupazioni circa il dissesto idro-geologico del territorio. Questo il tema dell’incontro nella sala convegni di viale Galilei ex Carrarafiere, attualmente passata a Nausicaa) organizzato dal comitato “Marina Si-Cura”, Legambiente Carrara, Italia Nostra Apuo-Lunense. Introdotto e moderato da Riccardo Canesi, l’incontro ha visto gli interventi e la partecipazione della sindaca Serena Arrighi, del biologo Giuseppe Pino Sansoni di Legambiente e del geologo Riccardo Caniparoli, di Italia Nostra. Un commosso ricordo da parte di tutti i presenti in memoria di Claudia Bienamè.

I gruppi ambientalisti hanno portato avanti le loro rimostranze senza risparmiare sui toni: il primo a prendere la parola, dopo gli onori di casa di Riccardo Canesi, è stato Pino Sansoni, illustrando il suo intervento dedicato ad uno studio sull’impatto dei ravaneti rispetto all’incidenza alluvionale, il cui titolo lasciava poco spazio all’immaginazione: “Carrara, perché il Comune favorisce le alluvioni? ”. Secondo Pino Sansoni il fattore determinante delle alluvioni è l’elevato contenuto di terre nei ravaneti: con la loro erosione e fluidificazione, infatti, innescano grandi colate di detriti che, colmando gli alvei montani, ne provocano l’esondazione. Lo affermano, ha aggiunto, tutti gli esperti scientifici: i consulenti del tribunale di Genova (Bellini e Misurale) che hanno redatto la perizia sull’alluvione del 2003, gli autori dello studio idraulico del Carrione (prof. Seminara e Colombini) , la Regione Toscana, l’Università di Firenze (prof. Castelli) , l’Autorità di bacino dell’Arno. E, come soluzione, indicano la necessità di rimuovere i materiali fini (terre e marmettola) dai ravaneti. A dispetto di queste inequivocabili indicazioni, è stato sottolineato, i ravaneti continuano ad arricchirsi di terre accrescendo il rischio di alluvioni. Legambiente ha quindi chiesto alla sindaca per quali motivi l’amministrazione comunale continui a consentire l’abbandono di ingenti quantità di terre al monte, creando così le condizioni che favoriscono le alluvioni.

Riccardo Caniparoli (geologo del Consiglio Nazionale di Italia Nostra) ha sottolineato come la ristrettezza della foce del Carrione, unitamente alla costruzione del Piazzale Città di Massa, vera e propria diga sotterranea, comportino, come peraltro già visto con l’alluvione di 10 anni fa, un pericolo incombente per gli abitanti di Marina di Carrara. Pericolo che aumenterà ulteriormente con l’ampliamento del porto che prevede una banchina perpendicolare alla foce. E ha inoltre posto l’accento sul tema dell’incanalamento o ancora peggio intombamento, dei corsi d’acqua.

La prima cittadina Arrighi ha tuttavia risposto ricordando che non si può semplicemente banalizzare dando la colpa al Comune, sia perché questo è inopportuno nei confronti di tutti quelli che ci lavorano, sia perché su questioni come queste ci sono molteplici attribuzioni di competenze che si intrecciano, tra Governo, Regione, Provincia e Comune. In definitiva, la sindaca ha espresso la sincera raccomandazione di estendere le rimostranze non soltanto al Comune, ma di coinvolgere anche la Regione.

Riccardo Canesi (geografo del Comitato Marina Si-Cura) , da parte sua, ha evidenziato come il “combinato disposto” tra cambiamenti climatici e cementificazione del territorio, se non si adottano provvedimenti urgenti, vedi allargamento dell’alveo del Carrione tra Marina e Avenza, rappresenta un grandissimo fattore di rischio per la sicurezza della popolazione. Da diversi cittadini, abitanti in zone diverse di Marina, è stata poi denunciata la preoccupante risalita della falda nelle loro abitazioni.

Commenta Canesi: «Nel ringraziare la sindaca per la presenza, non possiamo fare a meno di rimarcare la nostra delusione in merito a certe sue affermazioni. Premesso che l’attuale Giunta ha ereditato una situazione catastrofica da parte di chi l’ha preceduta negli ultimi cinquant’anni, la Sindaca non può giustificarsi invitando i cittadini a scrivere alla Regione in merito alla pericolosità del Carrione, quando, essendo la principale autorità sanitaria locale (e non solo) dovrebbe semmai farlo lei. Accentuare, come lei ha fatto, l’attenzione sul solo cambiamento climatico facendo trasparire quasi una fatalistica impossibilità, se non con stili di vita più ecologici, a contrastarlo è un pazzesco autogol».

Tra le proposte emerse, ecco alcune di quelle illustrate  da parte dei promotori del dibattito: «Sistemare i ravaneti attraverso la rimozione dei materiali fini; rivedere la viabilità delle cave al fine di non ostruire gli alvei; rinaturalizzare le cave chiuse con nuove piantumazioni; allargare l’alveo del Carrione da Avenza a Marina almeno del triplo con la delocalizzazione in Zona industriale delle aziende sull’argine destro e il ripristino del vecchio piano di campagna e del reticolo idrografico minore; utilizzare la zona di Villa Ceci (si spera quanto prima Parco pubblico) come cassa di espansione; allargare la foce del Carrione a 120 metri e non realizzare il molo perpendicolare al Piazzale Città di Massa; adottare poi ovviamente tutte quelle azioni finalizzate a non impermeabilizzare più i suoli (anzi, il contrario) , potenziare il verde, recuperare tutto il reticolo idrografico minore, stombare i canali, ecc. »l

Andrea Giumetti
 

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