Il Tirreno

L'aggressione in consiglio

Massa, mozione di condanna della destra per Alberti: l’opposizione esce dall’aula

di Ivan Zambelli
Filippo Frugoli a sinistra e Stefano Alberti
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Filippo Frugoli a sinistra e Stefano Alberti

Solo Bennati (Polo progressista) rimane ma vota contro

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MASSA. Il consiglio comunale ha approvato la mozione di condanna all’aggressione del capogruppo Lega Filippo Frugoli. Votano a favore 23 consiglieri (maggioranza, Fratelli d’Italia e Noi Moderati), 14 dei quali hanno anche invitato Stefano Alberti (Pd) a dimettersi. Non votano invece i gruppi di centrosinistra, Pd e Massa è un’altra cosa, usciti dall’aula per non partecipare alla discussione sui fatti del 22 luglio scorso, quando dopo una seduta consiliare ci fu uno scontro prima verbale e poi fisico tra Frugoli e Alberti.

Le mozioni erano tre; le prime erano state presentate dalla maggioranza (con la firma di Fratelli d’Italia e Noi Moderati) e una da Fratelli d’Italia che chiedevano anche le dimissioni di Alberti. La terza del Partito Democratico, per contrastare ogni forma di violenza.

Ma alla lettura il capogruppo Enzo Romolo Ricci ne ha annunciato il ritiro e l’uscita dall’aula: «La discussione non ha per oggetto il ripristino dell’agibilità democratica delle assise comunale, ma intende entrare nel merito con ricostruzioni di parte su specifici accadimenti e protagonisti. Non partecipiamo ad emissioni di giudizi che spettano ad altre istituzioni e che nulla hanno a che fare con l’interesse della città».

Unica voce fuori dal coro di condanne è stata Daniela Bennati, del Polo Progressista e di Sinistra, rimasta in sala per poi non votare anch’essa. Senza entrare nel merito della vicenda ha ricordato precedenti episodi, per evidenziare il clima politico che in queste settimane è stato spesso denunciato: le minacce che avrebbe ricevuto, il dover andare dal prefetto, gli accessi agli atti negati, i regolamenti comunali modificati, le commissioni silenziate, gli scherni. «Questo clima è frutto di mesi e lo si respira anche questa sera». Ma almeno Bennati è rimasta, gli ha riconosciuto Lorenzo Pascucci (Noi Moderati): «Si parla di agibilità democratica ma poi si sceglie l’Aventino. Discutere su quanto è successo è giusto e doveroso, specie dopo i tentativi di cambiare le carte in tavola quando si è provato a dire che Alberti era stato provocato. Non oso immaginare l’aula e la città a parti invertite. Avremmo avuto una mobilitazione permanente». Paolo Balloni (Lega) si è anzi chiesto quale messaggio si stesse cercando di dare con quella uscita: «In un’aula è possibile insultare, prima di aggredire un consigliere? la loro assenza fa pensare a questo».

Mozione dimissioni

E poi c’è la posizione di FdI, espressa dal capogruppo Massimo Evangelisti. La loro linea è ancora più dura: Alberti si deve dimettere. «Quanto avvenuto è grave e non può essere etichettato come episodio» dice Evangelisti. «Abbiamo letto giustificazioni vergognose: Alberti “ha sbagliato, ma è stato provocato”; “è colpa del clima”. Un giustificazionismo vergognoso, ma non stupisce; il Pd alimenta campagne d’odio». «Siamo soddisfatti che il consiglio comunale di Massa abbia approvato la nostra mozione sulla richiesta di dimissioni del consigliere del Pd Stefano Alberti», scrivono poi i consiglieri di Fdi Marco Guidi, Massimo Evangelisti e Bruno Tenerani. «Se da una parte il documento approvato dal consiglio comunale non ha degli effetti sotto il profilo giuridico, ha tuttavia un chiaro significato politico di cui il Pd ed il consigliere Alberti dovrebbero prendere le opportune conseguenze».

C’è stato comunque chi, pur condannando l’accaduto, ha cercato di far voltare pagina. Ad esempio Daniele Carmassi (Persiani sindaco), Marco Battistini (Lega) o Sergio Bordigoni (Forza Italia) che ha auspicato simili episodi non si verifichino più: «Lo spirito -ha chiesto l’azzurro- è che si ritorni ad un confronto come dovrebbe essere: civile, magari alle volte anche aspro, ma tra rappresentanti dei cittadini».

Anche Frugoli ha preso la parola invitando allora a moderare i toni alle opposizioni. L’ha fatto leggendo alcuni commenti e reazioni ricevute in queste settimane: “Alberti doveva fare più forte”, “L’avrei fatto anchio”, “L’avrei appeso”. «Da troppo tempo ci etichettano come fascisti, maggioranza Orban, figli di Putin, che mettiamo il bavaglio. Tentativi per dire che saremmo noi ad attaccare la democrazia, ma sfido a trovare una dichiarazione dei colleghi di maggioranza».

Le parole del sindaco

Tanto che alla fine è voluto intervenire anche il sindaco Francesco Persiani, domandosi a chi giova questo clima. L’ha fatto con alcuni esempi: i consigli “infuocati” come sul luna park ai Ronchi, per Sanac o per la Sogegross, le tantissime interpellanze, richieste agli atti, le critiche quotidiane. «Chi ha interesse ad alimentare l’astio, le polemiche, le offese latenti e palesi? ». Anzi, la discussione poteva essere una «riflessione catartica, per ritrovare una composizione», ma l’uscita ha evitato tutto ciò: «Chi si è alzato non ha onorato questa sala, il dibattito, i colleghi, chi ascolta e guarda. Chi è assente è assente, in particolare Stefano Alberti. Inutile dire che se avesse detto “ho sbagliato, chiedo scusa” sono certo avrebbe messo fine a tutto. Ha preferito sottrarsi al confronto». «Stupisce anche il Pd che pur chiamandosi “democratico” ha calato la cortina sanitaria su Alberti. Questa è la pagina più brutta della sala 10 aprile. Un consigliere si permette di minacciare e poi mettere la mani addosso ad un collega e nessuno della sua parte politica che ne prendere le distanze».

Niente interrogazioni

Dopo la votazione delle due mozioni, chi era uscito è tornato tra i banchi per le interrogazioni; ma a quel punto è stata la maggioranza ad andarsene, facendo venir meno il numero legale.

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