Il dolore
White Carrara, bambini a cavalcioni sulle opere e partite a pallone tra le statue: le foto diffuse sui social
Su Facebook gli scatti che immortalano sciatteria e noncuranza per l’arte
CARRARA. C’è chi sembra aver scambiato il percorso artistico della White Carrara, la mostra dedicata al design italiano le cui opere sono disseminate nel centro-città – per il parco Puccinelli di Marina, mini paradiso per i piccoli che possono saltare liberamente sui giochi, o per la Fossa dei Leoni, il Luogo del Cuore di molti carraresi che lì si sono innamorati del pallone perché hanno imparato a calciare. Per dirla in sintesi: la White Carrara come un parco-giochi e/o come un campo da calcio.
I danneggiamenti
Forse non bastavano i quattro episodi di danneggiamento – per colpevoli disattenzioni – a opere che compongono il bouquet di Design is back: così si intitola l’edizione 2024 della White Carrara. Ricordiamo che sono stati rotti tre volte i bracci del cavatappi-antropomorfo, omaggio a una donna reale, “Anna G”, opera del designer Alessandro Mendini per la griffe Alessi, di proprietà della società lapidea Sagevan, collocato in piazza Alberica; ed è stato sconquassato il tavolo “Gomitolo” realizzato dal designer Paolo Ulian per la Bufalini Marmi, in piazza Accademia. Non bastava. Perché c’è chi mette i bambini a cavalcioni sulle creazioni di design – i fanciulli sono sempre innocenti ma gli adulti no – e chi coglie l’occasione per prendere a calci la palla, tra le installazioni artistiche: e non parliamo di esagitati teenager bensì di uomini e donne.
Gli scatti
Nell’era dei social network e dei telefonini smart c’è davvero poco che sfugge alla possibilità di essere immortalato. E va da sé che tutte queste manifestazioni di sciatteria e noncuranza per l’opera artistica, offerta generosamente (e gratuitamente) al grande pubblico-perché ne goda, sono documentati da scatti fotografici. Sale del resto il desiderio di denuncia dei carraresi che hanno senso civico che fotografano “gli sfregi” e poi postano su FaceBook. E quindi da cronisti non si può proprio fare a meno di vedere tutto ciò che (parte del)la città ha già visto. Su Facebook girano foto di bambini piazzati da nonni e genitori sulle installazioni, e di adulti che giocano a pallone in piazza Alberica, location per antonomasia della White Carrara.
La cronaca
È sabato 29 giugno, sono le 22,30. Una famigliola si avvicina a una delle opere di piazza Alberica e lascia che i bambini ci salgano; uno scivola sotto a un tavolo di marmo, sopra al basamento dell’opera e prova a salirci; l’altro viene aiutato dagli adulti a montare a cavalcioni del coniglietto di marmo che completa la struttura; i bambini giocano un po’, poi scendono e corrono verso altre “giostre” di marmo, dove altri coetanei stanno facendo altrettanto, sotto gli occhi – noncuranti – di padri, madri e nonni. C’è chi dice che episodi simili siano accaduti anche a Pietrasanta, la Piccola Atene: quindi non si tratterebbe di un male solo carrarese, ma mal-comune non può fare mezzo gaudio. È molto bello – perché democratico – il fatto che l’arte sia diventata alla portata di tutti e che la divisione tra cultura alta e cultura bassa sia qualcosa ormai di retrò. Ma, forse, l’idea di posizionare un cordone di velluto a perimetro delle opere non sarebbe stata da scartare...
Il sollecito
«È stata ri-danneggiata Anna G – commenta il consigliere comunale Simone Caffaz – Per l’Amministrazione comunale è tutto bellissimo; il clima, grazie alla mostra in città, è di gioia e beatitudine. Tutto fantastico perché, come ha detto l’assessora Gea Dazzi, bisogna parlare solo delle cose belle. Anche questa volta sarà stato un bambino innocente, anche se gli adulti giocano sistematicamente a calcio tra le statue senza che nessuno intervenga. Cara Amministrazione, un po’ di sorveglianza non sarebbe opportuna? Se proprio non volete metterci vigilanti della polizia privata, almeno un arbitro di calcio o una maestra dell’asilo infantile».
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