Il Tirreno

Il lutto

Carrara, addio a Giancarlo Pezzica: imprenditore controcorrente

di Giovanna Mezzana
Carrara, addio a Giancarlo Pezzica: imprenditore controcorrente

Elegante e ricercato, le sue uscite e il suo stile nel tempo hanno fatto storia

29 giugno 2024
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CARRARA. La “r moscia” e la sigaretta sempre tra le dita erano la sua cifra. Elegante nell’abito, talvolta ricercato, spesso sopra le righe, le sue uscite hanno fatto storia: «Io non partecipo alle feste, io comando la festa». Giancarlo Pezzica se n’è andato venerdì 28 giugno all’età di 87 anni. Era “un personaggio”.

Imprenditore del marmo – aveva una segheria a San Ceccardo poi andata in default – Pezzica fu, anzitutto, un raffinato gaudente – un viveur – emblema degli Anni’60 carraresi. Quando la sua attività d’impresa andò alla deriva, era arrabbiato, eccome: tant’è che fece le valigie, lasciò la sua Marina, dove aveva sempre abitato, e se ne andò a vivere in un albergo a San Carlo dove era l’unico “inquilino”.

Nonostante fosse stato nominato consulente dal sindaco Lucio Segnanini, non esitò a criticarlo aspramente durante un consiglio comunale, richiedendo la parola da cittadino e lasciando tutti di stucco; quando, invece, faceva il suo ingresso qua e là nel ruolo di consulente di Assindustria era – talvolta – più compassato.

Lunga fu la sua attività da consigliere comunale dai banchi del Partito socialdemocratico. Indimenticabile il suo innovativo contributo alle campagne elettorali: dirompente era stata la sua idea di dare un tocco di americanismo assoldando majorette. Altri tempi.

Pezzica si dilettava anche con una sorta di para-giornalismo: esplosiva fu la sua trasmissione radiofonica, L’uomo di marmo, su Radio In, da cui diffondeva scottanti denunce sull’economia e sulla politica locale. Essa ebbe anche un sipario televisivo grazie alla felice intuizione di Simone Caffaz che suggerì agli allora proprietari di Astro Tv di ospitare la trasmissione.

Era davvero un personaggio Pezzica, tant’è che i carraresi andavano ai suoi “spettacoli” – per esempio al teatro dei Gesuiti – dove lui, dal palcoscenico, raccontava se stesso: chi era, da dove veniva, la sua storia, insomma.

E poi ci fu La Grande Bellezza di Carrara, la trasmissione della mitica Tele Toscana Nord in cui lui vestiva i panni di un nostrano Jep Gambardella (ruolo cucito nel film La Grande Bellezza, appunto, su Toni Servillo).

Nel ’96 Pezzica si candidò alle politiche con il vessillo della Lega: prese tanti voti ma non passò. Partecipò quindi a uno dei grandi eventi di bossiana memoria a Pian del Re – in Piemonte – per il rito dell’ampolla e quando vide bruciare il Tricolore su un catamarano in mezzo al Po si indignò. «Con un rigurgito di amor di patria», come raccontò poi lui, si lanciò sulla bandiera italiana e tentò di salvarla dalle fiamme. Poi litigò con tutti i leghisti e strappò la tessera del Carroccio.

«Era un amico – lo ricorda Simone Caffaz – E ha rappresentato un’epoca della città, una Carrara-colorata, come ha detto Claudia Laudanna (in un post su Fb, ndr), che forse non lo era più o non del tutto. Di lui è bello raccontarne la storia, che è affascinate. Alla città mancherà».


 

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