La protesta
Carrara, «Le cave siano siti estrattivi e non più siti minerari»
Lapideo e prospettive, la ricetta dell’architetto Cesare Ferrari
Carrara L’architetto Cesare Ferrari, carrarese che vive a Ivrea ma è spesso in città, esperto del lapideo - sue molte soluzioni per le forature e gli ancoraggi per i rivestimenti esterni dei grandi edifici, oltre ad essere stato consulente Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) per il Brasile, in relazione a marmo e granito - interviene nel dibattito su valori medi e ricadute economiche in città.
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Lo spunto, il fatto che il Consiglio comunale circa un mese fa ha approvato due mozioni per chiedere che "i beni estimati" tornino pubblici e per ottenere maggiori introiti da materiali di pregio.
Beni estimati
«Per quanto riguarda la richiesta di fare ritornare pubblici i Beni Estimati - spiega - nutro qualche dubbio che ciò possa accadere con facilità e in tempi brevi in quanto non mi risulta che in passato il Comune di Carrara sia stato tra i soggetti percettori dei "settimi", cioè dei valori di subaffitto dei Beni Estimati. Non mi è chiaro quindi in base a che cosa e con quali modalità i beni estimati dovrebbero "ridiventare pubblici se non lo sono mai stati". Ma, in questo contesto, non ritengo prioritario entrare nel merito della natura giuridica dei beni estimati, mentre è certamente più importante che l'Amministrazione comunale si adoperi per la rivalorizzazione di tutte le cave, sia dei Beni Estimati che quelle degli Agri Marmiferi, come "siti estrattivi" e non come "siti minerari", come attualmente sono e devono essere considerati».
Siti minerari
«Il passaggio da siti estrattivi a siti minerari - aggiunge - è avvenuto negli anni '60 /'70, quando la produzione dello "scarto di cava" ha iniziato a non essere più un costo ma è diventato una risorsa... purtroppo solo per alcuni e non per i cittadini di Carrara! Eppure quel marmo ridotto in polvere ha un valore commerciale elevato, superiore anche al valore del Petrolio, che a tonnellata oggi vale circa 570 dollari (circa 78 dollari al barile per circa 140 Kg di prodotto) mentre il valore medio basso della polvere di marmo, confezionata in modesti imballaggi da 25 kg., è di circa 1100/1200 euro per tonnellata (28/30 Euro/ 25 Kg). Forse sarà anche per questo che investitori esteri, Arabi, fondi di investimento "esteri" e altri soggetti, sono venuti a fare shopping a Carrara. Ma tutto questo ha reso i cittadini di Carrara, che sono la "Comunità carrarese" proprietaria degli Agri Marmiferi, economicamente più forti? Certamente no! Basta guardare lo stato dei paesi a monte, quelli ai piedi delle cave, quelli che hanno pagato il prezzo più alto in termini di incidenti sul lavoro. Mentre assistiamo passivamente all'impoverimento di questi territori, che molto hanno dato per lo sviluppo delle cave, gli utili di chi sta utilizzando quella risorsa collettiva, anche producendo danni ambientali, sono milionari! È doveroso e urgente che l'Amministrazione comunale verifichi se gli introiti derivanti dalle attività estrattive siano congrui e prenda i provvedimenti necessari. Come è possibile che la polvere di carbonato di calcio abbia un valore elevato e i blocchi risultano venduti a poche centinaia di euro per tonnellata e pagano imposte "risibili" al Comune, "spiccioli" per tonnellata?».
Piano regolatore ad hoc
A suo avviso, «La Pubblica Amministrazione Comunale deve farsi carico di promuovere un dibattito aperto con tutti i cittadini, singoli e organizzati, per redigere e approvare un "Piano Regolatore delle Attività Estrattive e di Trasformazione" da mettere in atto sul territorio comunale. Il Piano Regolatore deve essere progettato con l'intento di consentire la riqualificazione dei processi estrattivi e di trasformazione in una ottica di riduzione dello spreco di materiale, dell'azzeramento dell'inquinamento ambientale, specialmente degli acquiferi, e di favorire lo sviluppo di una nuova "economia circolare" in grado di rivalorizzare anche i paesi a monte. L'attività estrattiva dovrà smettere di essere "predatoria e speculativa". E l'ottenimento di maggiori introiti ritengo che sia un obbiettivo realistico e raggiungibile. Ad esempio, le aliquote di imposta praticate dalla pubblica Amministrazione devono essere applicate "a tutti i prodotti estratti dalle cave e al loro reale valore commerciale", includendo tra i prodotti tassabili anche i blocchi informi, i sassi, ecc. I cosiddetti scarti di cava rappresentano, per difetto, il 75% del materiale estratto, quindi anche modestissimi incrementi del valore di imposta contribuirebbero ad aumentare significativamente l'ammontare degli introiti nelle casse pubbliche. Inoltre sarebbe opportuno che l'attività per la loro trasformazione e il loro confezionamento in sacchi e imballaggi vari, fosse mantenuta sul nostro territorio. Queste ulteriori attività, che possono essere svolte, con modesti investimenti, anche da piccole imprese, completerebbero il ciclo di utilizzo dei materiali lapidei favorendo una importante crescita di posti di lavoro».
Marmettola come risorsa
Inoltre, sottolinea, «La "marmettola" non è un rifiuto da portare in discarica, ma è una risorsa da riutilizzare, come è stato dimostrato nei progetti presentati al Concorso Carrara 2030. Al concorso sono stati presentati anche due progetti uno a mia firma nella categoria Architettura e uno a firma dell'Ing. Paolo Marone nella categoria Ingegneria, che è stato premiato. Entrambi i progetti hanno messo in risalto la possibilità di dare nuova vita, anche in chiave economica oltre che ambientale, ai cosiddetti "scarti" del marmo,considerati erroneamente rifiuti. I progetti sono il frutto di una collaborazione professionale, ultra quarantennale, del sottoscritto e dell'ing. Marone, a cui dal 2013 partecipa anche collabora anche il direttore, Pasquale Buonanno, della società Bunker s.r.l. di Cassandrino (Na), azienda all'avanguardia nella produzione di attrezzature per l'edilizia, con il quale stiamo sviluppando processi produttivi finalizzati al recupero degli scarti di segagione e di lavorazione dei materiali lapidei. In Campania è stato realizzato e messo in funzione un primo impianto di recupero e riciclo dei fanghi di segagione dei blocchi e della lavorazione delle lastre di marmo per riutilizzarli, dopo opportuni trattamenti e confezionamenti, per la produzione di malte ed anche di manufatti per l'edilizia, normali e alleggeriti, per realizzare massetti, intonaci, rasanti, blocchi per muratura e molti altri prodotti. Questo impianto è il risultato della collaborazione professionale e tecnica delle persone citate in precedenza. La realizzazione dell'impianto ha avuto il plauso anche della Comunità Europea che ha partecipato alla iniziativa. Quindi deduco che il problema non è la marmettola, il problema è, come sempre, l'uomo».l
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