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Massa, propone di vendere auto ma è una truffa: condannato. Chi è come funzionava il raggiro

Massa, propone di vendere auto ma è una truffa: condannato. Chi è come funzionava il raggiro

Il 50enne dovrà ancora risarcire il danno alla parte civile. Si sarebbe fatto fare due bonifici di 50mila euro ciascuno promettendo guadagni sulla compravendita

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MASSA. Era stato denunciato da un uomo con cui aveva stipulato un contratto di finanziamento che prevedeva l’acquisto e la rivendita di auto con un presunto guadagno. Adesso U. F., 50 anni, residente a Massa ma domiciliato a Forte dei Marmi, è stato condannato dal tribunale di Imperia a un anno di reclusione e 120 euro di multa per truffa. L’uomo è stato condannato anche al pagamento di una provvisionale - immediatamente esecutiva - di 103.540 euro, anche se la quantificazione del danno che dovrà risarcire alla parte civile è stata rimandata al giudice civile.

I fatti risalgono intorno al 2017/2018, quando i due, F. e l’uomo che poi lo denuncerà si conoscono attraverso un amico. Il 50enne si presenta un commerciante di auto capace di far guadagnare sulla vendita di auto. E l’altro si fida senza fare nemmeno ricerche,

Stipulano un contratto di finanziamento e l’uomo versa a F. i primi 50mila euro con un bonifico (del novembre 2018) intestato a una società italiana. A fine dicembre dello stesso anno segue un secondo bonifico di una cifra analoga questa volta intestato a una società francese.

Tra il primo e il secondo bonifico, secondo quanto ricostruito dalla parte civile in aula, F. gli fa due bonifici per un totale di circa 4mila euro. «Per addolcirmi», dice il testimone.

Non è stato stabilito di quanto sarebbe stato il guadagno. Però ci sarebbe stato, avrebbe garantito F. all’uomo, che poi fa il secondo bonifico. «Mi ha proposto un investimento molto veloce di una macchina particolare», spiega in aula davanti al giudice monocratico la parte civile.

Ma poi passano i mesi e, non solo non entrano i soldi del guadagno, ma non rientrano nemmeno i circa 100mila euro dati per l’investimento. Così l’uomo inizia a pensare di essere stato raggirato e presenta querela.

A portare avanti le indagini è la Guardia di finanza, che facendo una ricerca sulla società italiana, conclude che la sede indicata nella visura camerale in realtà è la sede di una ditta di sicurezza. La ricerca però sarebbe stata fatta solo attraverso Google. Non di persona.

Fatto che spinge la procura ligure a chiedere l’assoluzione dell’imputato ritenendo peraltro di «non essere riuscita a individuare in che cosa sarebbero costituiti gli artifizi e i raggiri che sono fondamentali al reato di truffa».

Il giudice Eleonora Billeri, però, nonostante la richiesta di assoluzione avanzata dalla procura, lo ha condannato, come detto, a un anno di reclusione e al risarcimento del danno che dovrà essere quantificato in sede civile. Da pagare subito la provvisionale.

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