Il Tirreno

Il compleanno speciale

Carrara, nonna Nimes compie 100 anni: «Grazie al cielo sto bene e ho una famiglia super»

David De Filippi
Carrara, nonna Nimes compie 100 anni: «Grazie al cielo sto bene e ho una famiglia super»

Molti i ricordi, come il viaggio di nozze e la città che è cambiata: «C’era frenesia anche allora, ma meno rispetto a oggi e forse c’erano valori diversi. Penso a mio padre Nicola e a mia madre Emilia e mi accorgo che di anni ne sono passati davvero tanti»

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CARRARA. Compie 100 anni Nimes Volpi. A festeggiarla, assieme ai figli Paolo e Roberto e a tutta la famiglia, c’è anche la comunità avenzina, che nel pomeriggio di oggi, sabato 11, si è data appuntamento in parrocchia, dove il parroco don Marino saluterà la compaesana alla messa delle 18 per un appuntamento inevitabilmente molto speciale: per lei, per la sua famiglia, ma più generalmente, come detto, per tutta la frazione.

«Il mio dottore dice...»

«Le altre persone di cento anni non stanno come me – ha raccontato Nimes, che di anni ne dimostra 30 di meno – Grazie al cielo, sto abbastanza bene. Il mio dottore dice che la memoria del computer che ho nella testa è quasi piena, ma continuo a ricordare tante cose del mio passato. Si vede che c’è ancora spazio».

La presenza di spirito di Nimes (cognata del compianto Giorgio De Filippi) è data dalla sua voglia di fare: il Primo Maggio, per esempio, ha pranzato fuori e dopo aver giocato a lungo alla tombola si è concessa anche un bel limoncino.

«Le cose da raccontare sarebbero tante – ha aggiunto Nimes Volpi – ma la mia storia forse inizia quando nel 1941, durante la guerra, ci spostammo sul lago Maggiore. Lì trovai casualmente un altro avenzino, Domenico Menconi. Diventò mio marito», racconta ancora.

Il viaggio di nozze

Gli anni non erano certo di grande ricchezza e i due fecero un viaggio di nozze “fino a La Spezia”, fatto di cose semplici, ma di enorme felicità. «Ricordo anche gli anni in cui lavoravo al pastificio di Frediani e Bertoni – ha proseguito la centenaria – A fine turno, ci permettevano di prendere i rimasugli di pasta dai macchinari, mentre li pulivamo e spesso ci sfamavamo con quelli. Facevo attenzione a non romperli, cosicché gli spaghetti sembrassero quasi veri». Domanda d’obbligo: cosa le manca dell’Avenza di un tempo, chiediamo a Nimes.

L’amarcord

«Ricordo bene le suore all’asilo, i bambini, le mamme che li accompagnavano – ha concluso nonna Nimes – C’era frenesia anche allora, ma meno di oggi. Forse c’erano valori diversi. Oggi penso ai miei cento anni, a mio padre Nicola e a mia madre Emilia e mi accorgo che di anni ne sono passati davvero tanti. Sono arrivata a cento anni e mai una volta all’ospedale, ho due figli splendidi e una famiglia che mi vuole bene. Cosa posso chiedere di più?», riflette alla vigilia dell’appuntamento odierno con la comunità che – lo ricordiamo – si troverà per salutarla alla messa di oggi alle 18 alla chiesa di Avenza.

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