Sicurezza
Massa-Carrara, «Urbanistica, perché dico no a un approccio ideologico»
L’avvocato Francesco Mazzoni, già candidato a sindaco del centrosinistra a Pontremoli: «Sulle piccole difformità troppo facile, e dannoso, limitarsi agli slogan»
Massa-Carrara «Sulle piccole difformità no a un approccio ideologico»: è questo il senso di un articolato intervento dell’avvocato amministrativista lunigianese Francesco Mazzoni. Nel 2016 era stato candidato a sindaco per il centrosinistra pontremoli, poi consigliere comunale.
Nella premessa, ricorda che «Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta preparando un pacchetto di norme per intervenire sulla casa e, in particolare, per consentire di sanare le piccole difformità. Bisogna attendere il testo delle norme, eppure già si leggono prese di posizione del tutto ideologiche, lontane dalla realtà. Affrontando una questione del genere credo sia serio studiare, capire, ragionare per trovare soluzioni. Troppo facile e, allo stesso tempo, troppo dannoso limitarsi a qualche slogan tipo “no al condono”».
Il tema
L’avvocato Mazzoni ricorda che «Quando si parla di piccole difformità, di piccoli abusi, non si sta parlando della villa a Ischia realizzata senza permesso di costruire o della casa costruita abusivamente a meno di trecento metri dal mare, in vincolo paesaggistico o in zona a pericolosità idraulica elevata. Queste sono violazioni gravi, che devono essere accertate e represse, ma non sono il cuore del problema. La realtà diffusa sui territori è fatta di piccoli interventi, realizzati da persone per bene, decenni fa, in buona fede, nel secolo scorso. Interventi che soltanto oggi si rivelano abusi, che troppo spesso sono insanabili e che quindi devono essere demoliti». E si chiede: «È ragionevole ingiungere la rimessione in pristino di interventi modesti a decenni di distanza dalla loro realizzazione? È giusto che il decorso del tempo non abbia alcun valore e non possa ingenerare alcun legittimo affidamento nel privato? Se un intervento non ha creato alcun problema per decenni, forse è logico attribuire un qualche valore al tempo trascorso».
«L’errore - è quello di leggere la realtà “di allora” con gli occhi e le categorie di oggi. Faccio un esempio: fino al 1977 nel nostro ordinamento non esisteva l’istituto della variante in corso d’opera. Ciò significa che, nella prassi costruttiva, di cantiere, secondo le consuetudini dell’epoca, nessun tecnico riteneva di dover andare in Comune a chiedere un nuovo titolo per piccole modifiche che non andavano a stravolgere il progetto autorizzato. Quindi accadeva ordinariamente che costruendo la classica palazzina condominiale si alzasse la linea di gronda di qualche decina di centimetri o si modificasse il prospetto dell’edificio. Finiti i lavori il Comune rilasciava l’abitabilità e, ovviamente, il privato faceva affidamento su tale titolo, contando che “fosse tutto in regola”, che ci fosse la piena conformità urbanistico edilizia del fabbricato».
L’oggi
«E invece no: oggi i nipoti si ritrovano la modesta unità immobiliare, costruita o comperata dal nonno, e quando iniziano i lavori per ristrutturarla si accorgono che è colpita da un abuso, spesso insanabile, perché l’abitabilità non attesta e non conferisce la conformità urbanistico edilizia. Altro principio da superare è quello della doppia conformità: non è ragionevole ingiungere la demolizione di ciò che oggi sarebbe ed è pienamente conforme e legittimo soltanto perché non risulta la piena conformità allo strumento urbanistico vigente decenni fa. Regione Emilia Romagna ha superato la doppia conformità prevedendo che il titolo in sanatoria, ai soli fini amministrativi, possa essere ottenuto anche qualora l’intervento risulti conforme soltanto alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della presentazione della domanda. Questo prevede espressamente il secondo comma dell’art. 17 della Legge regionale emiliano romagnola numero 23 del 2004. Quindi, non più la doppia conformità (sia al momento di realizzazione dell’intervento che al momento di presentazione della domanda), ma soltanto la conformità “attuale”». Quindi «È auspicabile un intervento da parte del Legislatore statale, ma nel frattempo Regione Toscana dia un segnale di concretezza e di coraggio, faccia come ha fatto l’Emilia – Romagna».
Altro tema
«La difficoltà più grande - ricorda - la vivono i piccoli Comuni, in carenza di personale e di risorse e, allo stesso tempo, alle prese con norme stratificate, sempre più complesse e di difficile interpretazione e attuazione. Occorre veramente ripensare tutta la disciplina dei procedimenti mettendo al primo posto chiarezza e semplicità. Finché non avremo il coraggio di ripensare e rideclinare il concetto di tutela e valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali terremo bloccato il Paese e inaccessibile il nostro patrimonio. Bisogna ripensare la funzione delle Soprintendenze, alla luce di una dialettica e di un rapporto irrisolti tra tali articolazioni dello Stato, i Comuni e i professionisti. Una piccola provocazione: la bellezza della Toscana non deriva né della pianificazione intesa in chiave moderna, né dalle autorizzazioni paesaggistiche, né dalle prescrizioni della Soprintendenza. Chissà se potremmo comunque godere di tanta bellezza qualora l’ingegno e l’iniziativa dei privati, delle arti e dei mestieri avessero dovuto superare, all’epoca, il vaglio delle Soprintendenze».l
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