Il Tirreno

La storia

Massa, Mirco e il suo gesto di generosità: «Si stava buttando giù dal ponte, così sono riuscito a salvarlo»


	Mirco Della Bona
Mirco Della Bona

Il racconto di un dipendente Asmiu: ho saltato il parapetto e l’ho afferrato al volo

15 aprile 2024
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MASSA. Una frazione di secondo. E un gesto di grande generosità che salva una vita e cambia il brutto finale – quasi già scritto – di una storia.

Una storia dove il protagonista non vuole essere chiamato eroe: «Ho fatto solo quello che mi sono sentito di fare, non potevo lasciare che quel ragazzo si buttasse giù dal ponte. Vorrei solo che il mio gesto aiutasse a riflettere: la nostra comunità sta assistendo un po’troppo spesso a episodi di questo genere, molti finiti in tragedia. Credo che non si possa leggere se non come un segnale di grande preoccupazione».

A parlare è Mirco Della Bona, dipendente Asmiu, che qualche settimana fa si è trovato di fronte a una scena terribile: un ragazzo che stava per lanciarsi nel vuoto, dal ponte sull’Aurelia.

«Era una serata molto tranquilla – racconta Mirco – avevo avuto una riunione sindacale e stavo riaccompagnando a casa alcuni ragazzi, nella zona di Massa».

«Ad un certo punto, lungo la via Aurelia – continua Mirco – una macchina davanti a noi ha inchiodato. Mi sono accorto, immediatamente, che sul parapetto del ponte c’era un giovane seduto, con le gambe che penzolavano nel vuoto».

Una scena che è rimasta ancora impressa negli occhi di Mirco.

La voce gli trema quando continua il racconto di quella notte che poteva avere un epilogo tragico.

«È stata una cosa istintiva, non ho pensato nemmeno mezzo secondo – spiega – mi sono letteralmente catapultato fuori dalla macchina e ho raggiunto il giovane sul ponte: ho saltato e il parapetto e non so con quale forza sono riuscito ad afferrarlo per la manica del giubbotto. Bastava una frazione di secondo e si sarebbe staccato, sarebbe volato giù».

«Sono stati attimi concitati ma la cosa fondamentale è che, alla fine, il ragazzo era dall’altra parte del ponte – continua Mirco – era salvo. A quel punto c’erano anche altre persone che si erano avvicinate per capire quello che stava succedendo. Il giovane non parlava in italiano e poco anche in inglese: abbiamo chiamato il 112 ma lui non voleva assolutamente attendere l’arrivo delle forze dell’ordine e dell’ambulanza. Era agitatissimo, e sembrava in stato confusionale. Nonostante questo si è allontanato a piedi, non potevamo trattenerlo contro la sua volontà».

Ma, a questo punto, entra in atto un’altra forma di solidarietà, da parte di Matteo e di alcune delle persone che si erano fermate a seguito del “salvataggio”.

«Abbiamo seguito il giovane, camminando a piedi dietro di lui, fino a che non è entrato in un palazzo – prosegue – A quel punto sapevamo l’indirizzo per fornirlo alle forze dell’ordine dopo aver raccontato quello che era accaduto. Volevamo anche essere certi che andasse a casa, che magari non ritentasse di commettere quel tragico gesto».

È proprio la solidarietà, l’amore per il prossimo ad avere riscritto il finale di una storia che avrebbe potuto finire veramente male.

«Non voglio essere chiamato eroe ma vorrei piuttosto che venisse sensibilizzata la comunità – conclude Mirco – perché sono stati davvero tanti, purtroppo, i suicidi e i tentativi di suicidio avvenuto negli ultimi mesi. È un dato preoccupante che deve davvero fare riflettere». l




 

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