Gioco
Carrara, cerca di sfondare la porta: avvocato costretto a barricarsi in casa. Il racconto di 20 minuti di terrore
L’uomo, sotto effetto degli stupefacenti, si è introdotto dentro al palazzo: «Voleva buttarla giù con un portaombrelli, ho chiamato disperato il 112»
CARRARA. Venti minuti di terrore. Un incubo vissuto dietro la propria porta di casa, nel centro di Marina di Carrara.
A raccontare una storia fatta di paura che pone l’accento anche su quanto sia inopportuno intervenire per sedare situazioni di caos che avvengono all’esterno della propria abitazione, è un noto avvocato carrarese. Non facciamo il nome per proteggere la sua identità anche da eventuali ritorsioni visto che nella vicenda che lo ha visto coinvolto si parla anche di un giro di spaccio di droga.
Tutto comincia in quella che sembrava una tranquilla domenica sera, davanti alla televisione, dopo cena.
Avvocato ci racconti cosa è successo.
«È stata davvero una situazione inquietante. Avevo appena finito di cenare e mi ero accomodato sul divano. Ad un certo punto ho sentito delle urla, una confusione tremenda: sembrava ci fosse la fine del mondo. Ho aspettato qualche minuto poi mi sono affacciato sul pianerottolo, non capivo da dove provenisse quel caos ho urlato: Basta, ma cosa sta succedendo, ora chiamo le forze dell’ordine».
E a quel punto?
«È successo tutto in un attimo. Un giovane si è precipitato già dalle scale, era al piano di sopra rispetto alla mia abitazione. Era in evidente stato confusionale non riusciva neppure a parlare. Ha preso un portaombrelli e mi si è scagliato contro».
Come ha reagito?
«Mi sono chiuso in casa e ho messo il chiavistello. Ma a quel punto si è scatenata la furia del giovane. Ha brandito il portaombrelli come un ariete e ha cominciato a speronare la porta, come se volesse buttarla giù. Colpi sempre più violenti, voleva entrare in casa».
Che cosa ha fatto in quel momento? Come si è difeso?
«Mi sono appoggiato alla porta con tutta la mia forza, ma sotto i colpi cominciava a traballare. Non è una porta blindata, e il rischio che venisse abbattuta a colpi di portaombrelli era reale. Ho afferrato il cellulare e, continuando a tenere chiusa la porta, ho allertato il 112. Avevo davvero paura perché non sapevo quanto avrei potuto resistere e sotto la furia dei colpi di quel giovane la porta sarebbe crollata e lui sarebbe riuscito a entrare in casa».
Attendere le forze dell’ordine è stata dura?
«Si, al telefono ero davvero disperato e la mia richiesta di aiuto è stata presa in grande considerazione. Sono arrivate sotto casa le forze dell’ordine e un’ambulanza. Ma calmare l’uomo è stato davvero molto difficile: io continuavo a rimanere appoggiato alla porta e urlavo: “non ce la faccio più calmatelo”. Minuti che sembravano eterni: insomma alla fine sono riusciti a calmarlo e lo hanno portato via».
Lei ha poi scoperto che non era il primo palazzo visitato dal giovane che le ha speronato la porta di casa.
«Proprio così. L’uomo era uscito da un bar e aveva addosso un grammo e mezzo di eroina, Deve aver abusato dello stupefacente e si era introdotto prima in un palazzo, nella zona della Doganella, poi era arrivato fino a Marina e si è infilato nel palazzo dove abito e dove ha trovato il portone aperto. Il mio intervento, per cercare di riportare la calma, lo ha fatto andare in escandescenze. Sono stati attimi davvero di panico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
