Sicurezza
L’ha fatta inginocchiare e le ha sparato tre volte: così ha agito Daniele Bedini, il killer delle prostitute
Nelle motivazioni della sentenza di ergastolo ripercorse le modalità choc dei due delitti compiuti a Marinella
CARRARA. Tutti gli indizi sono “granitici”. E dimostrano, come si legge nelle motivazioni della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo, che il 36enne Daniele Bedini ha ucciso Nevila Pjetri e Carlo Camilla Bertolotti occultandone i rispettivi cadaveri. Non esistono “ipotesi alternative, gli indizi sono gravi e precisi”.
Nelle 62 pagine di motivazione della sentenza del dicembre scorso vengono ricostruiti, dettaglio dopo dettaglio i delitti del giugno del 2022. Dall’esecuzione di Nevila Pjetri al tentativo di dare alle fiamme il corpo della trans Bertolotti.
Una lunga e dettagliata fotografia dell’orrore e anche una spiegazione, nero su bianco, del perché a Daniele Bedini non sia stata concessa, come richiesta dalla difesa, l’infermità mentale: «è vero che ha fatto ricorso due volte al pronto soccorso, il 31 maggio e il primo giugno del 2022» ma non è stato rilevato uno “scompenso psichiatrico” e non è stato quindi necessario in nessuno dei due casi un ricovero ospedaliero.
Il primo delitto
A mezzanotte e 40 del 5 giugno del 2022, al distributore di benzina Ip di Marinella, Daniele Bedini fa salire sul suo Fiat Strada cassonato Nevila Pjetri. Si dirige lungomare e dopo aver oltrepassato il bagno Margot (che ne riprende il passaggio con le videocamere di sorveglianza) esplode tre colpi all’indirizzo della donna. Poi carica il cadavere sul cassone del suo mezzo e lo copre con un telo.
Bedini si avvia poi vero l’interno, nella strada che costeggia il fiume Parmignola, e, addentrandosi per cinquecento-seicento metri, in prossimità del ponte si libera del corpo.
Questa è la ricostruzione di una folle notte terminata alle sei del mattino con il ritorno a casa, ad Avenza, di Daniele Bedini.
Nel mezzo c’è quella che, come certifica il medico legale Susanna Gamba, è stata una vera e propria esecuzione.
L’esecuzione
La vittima, Nevila Pjetri, al momento della morte era in ginocchio. Daniele Bedini l’ha fatta inginocchiare e le ha sparato, tre colpi, da dietro, alle spalle.
Si è trattato di una vera e propria esecuzione: adesso dalla ricostruzione autoptica non sussistono più dubbi. Bedini ha fatto inginocchiare Nevila, le ha sparato con la sua Beretta e poi ha caricato il corpo sul cassone del suo furgone, tentando di occultarlo lungo il Parmignola.
Il secondo delitto
Il decesso di Carlo Camilla Bertolotti è stato datato alle prime ore del mattino del 6 giugno del 2022. È stato raggiunto da due colpi di pistola, a breve distanza l’uno dall’altro.
Sul corpo di Bertolotti sono state evidenziate tracce di ustione superficiale (post mortem) : il tentativo disperato del killer di dare alle fiamme il cadavere.
Non solo, sul cadavere sono stati riscontrati anche diversi “segni” che attestano l’uso di un taser con cui Bedini avrebbe infierito sulla trans prima di arrivare a sparare i due colpi con cui è stata uccisa.
La perizia psichiatrica
La Corte di Assise ha smontato punto per punto la tesi difensiva di Daniele Bedini e in particolare quanto da lui sostenuto “in maniera vaga e infondata” di avere prestato il furgone Fiat Strada a un fantomatico extracomunitario di nome Alex.
Anche per quel che riguarda la condizione psichiatrica del Bedini è stato messo in evidenza come non sia mai stato necessario per lui il ricovero ospedaliero, nonostante per ben due volte, prima dei delitti, avesse fatto ricorso alle cure del Pronto soccorso.
I periti che hanno esaminato il duplice omicida hanno inoltre evidenziato che Bedini ha ripercorso i “vissuti, in sede di osservazione personale, senza la tipica angoscia psicotica”.
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