Italia
Aulla, babbo Cristiano dona il rene al figlio Leonardo: l’intervento, il risveglio e ora una nuova vita
Il racconto della mamma del ventenne salvato dal trapianto dell’organo del padre: «Ora so cos’è la vera felicità»
AULLA. «L’operazione è andata benissimo. Stanno entrambi da Dio». Sono queste le parole che Monia Piva non cancellerà mai più dalla sua memoria. Le ha pronunciate la professoressa che ha operato suo figlio di 20 anni, Leonardo, dopo l’impianto del rene, donato al ragazzo dal padre Cristiano Baruzzo. Erano all’ospedale, dopo un’attesa che sembrava infinita.
Emozione indescrivibile
È lì che la signora Monia, residente ad Albiano, ha sentito il suo cuore esplodere. Un tuffo dentro al petto e poi la felicità. Pura. Inarrestabile. Quella che si prova quando nasce un figlio e che lei ha provato martedì 19 marzo, quando Leo è quasi rinato. «Li ho visti, vicini. Sono nella stessa camera. Dormivano ancora. Oggi so cos’è essere felici, profondamente felici. Non vedo l’ora che si sveglino e si guardino negli occhi. Non vedo l’ora di incrociare quello sguardo». Un cerchio d’amore perfetto. «Torneranno a casa tra una settimana», racconta la donna. E Leo potrà riprendere la sua vita senza più lo spettro della dialisi. «Certo, dovrà prendere dei medicinali ma avrà una vita normale, senza più l’ombra della malattia». Accade ormai a tanti trapiantati: dallo spettro di una vita da malati alla gioia di una vita come tutti gli altri, senza incubi.
Il problema di Leonardo
Leonardo Baruzzo è nato con un problema ai reni, avevano detto ai genitori che con l’adolescenza la situazione poteva peggiorare e che, forse, avrebbe dovuto avviarsi a un percorso di cure. Venti anni fa la medicina non aveva ancora i risultati di oggi anche se i trapianti erano già una realtà consolidata. «Qualche anno fa – dice la donna – la situazione ha preso a peggiorare, poi la creatinina ha cominciato a sballare e i professori ci hanno consigliato di avviare il percorso di esami necessario per un eventuale trapianto. La nefrologa ci ha consigliato di intervenire prima della dialisi: “troppo giovane per portare lei a quel punto”». Entrambi i genitori, senza esitare un attimo, hanno cominciato il percorso di esami durato un anno per verificare la compatibilità con il loro ragazzo. «Il babbo è risultato compatibile al 100%. È stato per tutti un sospiro di sollievo, uno di noi due per fortuna, poteva donare a nostro figlio il rene». Questo significa escludere il percorso delle liste di attesa per un donatore compatibile. Senza contare che la compatibilità con un familiare esclude, quasi con certezza, l’ipotesi di rigetto. Ora Leonardo è pronto a rinascere da quel lettino dell’ospedale Cisanello a Pisa. A lasciarsi dietro le spalle la paura della malattia. Ora non resta che vedere i loro occhi specchiarsi. Padre e figlio legati non solo dal dna ma da una scelta immensa di amore. Donare una parte di sé all’altro.
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