Il Tirreno

Le nostre bellezze

Il marmo e le cave di Carrara protagonisti in tv: la Rai racconta lo spettacolo apuano

di Daniela Marzano

	Le cave e un momento della trasmissione
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Le cave e un momento della trasmissione

Tecniche e riti del settore al centro del focus televisivo sulle bellezze del territorio

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MASSA-CARRARA. “Una storia italiana”. In questa frase è racchiusa l’essenza di tutto il servizio in onda domenica 10 marzo alle 15 su Rai 2 nella puntata “Origini”, condotta da Francesco Gasparri e Valentina Caruso sul territorio apuano. Un volo d’aquila che è partito dalle origini dello sfruttamento del bacino marmifero di Carrara, e prima ancora dalla collocazione del territorio apuano nella lista delle 52 mete suggerite dal New York Times per il 2024. Le cave sono state il filo conduttore della trasmissione partita, con accenno alla Via Francigena, da Pontremoli e dal Museo delle Statue Stele, antichissime e misteriose pietre antropomorfe, in compagnia del suo direttore Nicola Gallo: «Il museo è la nostra identità, tutti hanno contribuito a raccogliere nel bacino del fiume Magra e nel Golfo della Spezia, le 85 statue raffiguranti, in modo stilizzato, personaggi maschili e femminili con armamenti e monili». Focus poi sul sito archeologico di Luni, colonia romana e antico Porto Lunae, prima ancora avamposto militare romano contro i Liguri Apuani.
Il direttore
È con Stefano Genovesi, direttore scientifico del Museo del Marmo e dell’area archeologica di Fossacava, sempre a Carrara che la conduttrice ha iniziato a parlare della storia delle escavazioni, proprio perché in quel sito sono stati rilevati 3 livelli di sfruttamento e segni della presenza etrusca e romana, con conseguente schedatura di blocchi, marchi e un altro centinaio di reperti. «Oltre a tracce dell’antica escavazione, nella cava sono stati rinvenuti semilavorati stile imperiale abbandonati, insieme ad altari, cippi e statue dedicati alle divinità. Il lavoro di cava veniva svolto non da schiavi, ma da gruppi addestrati». La storia dell’escavazione marmifera ha, logicamente, portato a parlare della lizzatura, metodo antico con cui, fino ai primi Anni Sessanta del secolo scorso, si trasportavano dalla cava fino a valle i blocchi di marmo riquadrati. Significativi gli stralci inseriti nel racconto, del documentario del 1957 di Bruno Ambrosi “La miniera bianca”, dove venivano illustrate le tecniche di estrazione, poi soppiantate dal filo elicoidale e poi dall’attuale filo diamantato. Sergio Giorgi ex-lizzatore, ha raccontato: «Ho preferito alzarmi alle 3 mattina che andare a scuola, appassionandomi a questo mestiere».

Tecniche e riti

Ha spiegato la tecnica e i riti di come il marmo veniva fatto scivolare giù per la montagna, un gioco di squadra pericoloso, perché bastava poco per infortunarsi, come accadde a lui quando scappò un blocco e si ruppe una gamba, un braccio con danni alla testa. Alla domanda del presentatore - che sensazione provava a ritrovarsi nel bacino estrattivo - ha risposto: «Una desolazione. Una volta le montagne venivano trattate con rispetto, oggi no. Hanno tolto più marmo in 50 anni che in tutti i secoli precedenti in cui le cave sono state aperte. E’ un vero e proprio sfruttamento, non viene dato pregio al marmo e al sacrificio del lavoro dei cavatori per il solo guadagno». Sergio Giorgi ha scritto anche il libro "A te la Ruspa", in cui racconta con orgoglio e nostalgia gli anni ruggenti trascorsi con i suoi compagni sulle vie di Lizza. Fabiola Lazzareschi, imprenditrice del lapideo figlia d’arte, ha lasciato al capocava Francesco Gerbi la descrizione del lavoro di escavazione che si stava svolgendo in quel momento su un blocco, e la conduttrice Valentina ha poi conosciuto il “cavAttore” Francesco Gabelloni, che ha potuto mettere le sue competenze di cavatore a servizio del film di Andrej Koncalovskij "Il Peccato-il furore di Michelangelo", che ha interpretato nel 2019. Grazie alla trasmissione, per chi ancora non lo sapeva, si è avuta dimostrazione di come il marmo di Carrara valichi il valore economico, per arrivare a quello più nobile, quello artistico.
La cava sotterranea
Di questo aspetto se n’è parlato all’interno della spettacolare cava sotterranea di Ravaccione con il celebre scultore Fabio Viale, che ha eseguito anche sculture classiche, intervenendoci sopra con un processo originale di “tatuatura”. Ha raccontato di come ha incontrato il suo mecenate, Franco Barattini con l’idea di realizzare una nave in marmo, in grado di navigare: «Mi ero informato che era fattibile, che però per galleggiare doveva essere spessa solo 1 cm. Mi serviva un blocco di 3,5 m (50 ton) per fare la scultura, non solo Barattini mi ha dato il blocco, ma anche mi ha concesso lo spazio per lavorarlo. In 3 mesi era pronta la barca», che i telespettatori hanno visto in azione grazie a immagini di repertorio. Filippo Tincolini è stato l’imprenditore e scultore intervistato a proposito delle nuove tecnologie di lavorazione del marmo, che hanno sostituto (anche se non in toto) il lavoro degli scultori: «Ora si lavora in fasi. Lo sgrossamento del blocco avviene grazie a robot, ma poi si passa al reparto finitura, dove gli artisti ridisegnano le forme e dove scivola la luce». La puntata è terminata con la vista mozzafiato delle cave viste dal porto di Marina di Carrara, snodo nevralgico della movimentazione dei blocchi escavati. La giornalista era in compagnia di Mario Sommariva, presidente della Port Authority: «Quello di Marina di Carrara è il principale porto italiano di movimentazione marmi. Sono circa 200mila tonnellate l’anno». Ancora marmi e porto, chiudendo il cerchio introdotto con Luni.
 

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