Il Tirreno

Il personaggio

«Che rabbia quando mi urlano: vai a casa a preparare le lasagne». Claudia e la sua passione per il calcio

di Alessandra Vivoli
Claudia Cella
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Claudia Cella

27 anni, laureata e donna arbitro: «Ho trovato sempre giocatori molto corretti che non mi hanno mai fatto sentire in imbarazzo»

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CARRARA. Proprio questo mese compirà 27 anni e Claudia Cella di traguardi ne ha già tagliati molti. E, soprattutto, si è fatta valere in un mondo, del lavoro e dello sport, ancora con una forte connotazione maschile.

Claudia è laureata in economia aziendale e lavora in una concessionaria automobilistica, dove si occupa di marketing e comunicazione. Dallo scorso anno veste divisa e fischietto di arbitro e ha da poco esordito in Seconda categoria. La sua domenica, spesso, comincia sui campi da calcio della provincia apuana.

Claudia come nasce l’idea di diventare arbitra?

«Sono da sempre appassionata di sport e ho avuto diversi contatti, per quel che riguarda al comunicazione, con la sezione carrarese dell’associazione arbitri. Il presidente Francesco Cecchini nel gennaio dello scorso anno mi ha proposto di diventare “un fischietto”. All’inizio è cominciato tutto un po’ per scherzo ma, subito dopo il corso e l’esame mi sono ritrovata sul campo da calcio».

Come è stata l’esperienza sul campo? Ha avuto problemi legati al fatto di essere donna?

«Dico la verità sul campo no, ho trovato sempre giocatori molto corretti che non mi hanno mai fatto sentire, nemmeno una volta, in imbarazzo. I problemi semmai sono stati altri».

Quali problemi ha avuto durante l’arbitraggio delle partite?

«Ribadisco, le cose che mi hanno fatto male non sono arrivate dal campo, ma dagli spalti. È capitato che qualcuno, per fortuna si tratta di episodi isolati, mi abbia urlato contro: “Vai a fare i caffè al bar”, o ancora “Vai a casa a fare le lasagne”».

«Queste – continua – sono cose che, sentite urlate dagli spalti, da donna, mi colpiscono molto, che fanno male. È pur vero che si tratta di voci isolate che non rappresentano il sentire comune».

Lei Claudia ha anche scritto un libro in cui parla di una dipendenza affettiva.

«Quella che ho voluto mettere nero su bianco è una mia esperienza personale, autobiografica. Ho quindi scritto un libro “Il coraggio di scrivere” in cui racconto di una mia dipendenza affettiva, frutto di una relazione tossica. È stato un periodo della mia vita molto complicato e doloroso ero anche più giovane quindi anche più ingenua. Proprio per questo motivo ho deciso di raccontare anche per essere d’aiuto a tante altre ragazze che si trovano a vivere la mia stessa esperienza».

Come è uscita da questa relazione dolorosa?

«Ne sono uscita grazie a me stessa e a uno scatto di orgoglio che mi ha permesso di riprendere il controllo della mia vita. Avevo accantonato anche lo sport e ho ricominciato a essere felice e a vivere anche ripartendo da questo».


 

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