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Massa-Carrara, sull'erosione l’ingegner Vercelli boccia l’accordo di programma

Massa-Carrara, sull'erosione l’ingegner Vercelli boccia l’accordo di programma<br>

Secondo l'esperto è solo manutenzione e con una mareggiata si perde tutto

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Massa-Carrara Il tema erosione è da tempo al centro del dibattito, legato anche al progetto di nuovo piano regolatore portuale. Ne parliamo con un esperto del settore, l'ing Roberto Vercelli, per anni alla guida di Amia.

Ingegnere, parliamo dell’Accordo di Programma per il contrasto dell’erosione della costa apuana, firmato il 28/12/2023 da tutte le istituzioni del territorio sulla lotta all’erosione. Siamo ad una svolta?

«Direi di no – sottolinea subito l'ingegnere - l’Accordo di Programma per il contrasto dell’erosione della costa apuana, firmato il 28 dicembre da tutti (Regione Toscana, Autorità di Sistema Portuale, Comuni di Massa, Carrara, Montignoso, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Province di Massa-Carrara e di Lucca, Camera di Commercio), e con la presenza di autorevoli personaggi locali, cita solo opere di manutenzione e contrasto dei fenomeni erosivi, ma nulla prevede di strategico e nulla dice dei costi presunti. Insomma l’accordo non chiarisce, quindi non soddisfa»

Ma anche di recente una trasmissione Tv del 18 febbraio (la Pisaniana su 50 Canale, ndc) ha confermato che le azioni di contrasto sono state condivise da tutti gli stakeolders, tutte le rappresentanze del territorio!

«Sì, la Tv ha trasmesso un vago ottimismo di tutti i presenti. Ma la sequenza delle tre azioni di contrasto previste: cioè manutenzione mediante ripascimento programmato “via mare”, monitoraggio e controllo dei risultati, onestamente non bastano, è troppo poco. Necessitano interventi stabili e risolutivi. Dopo decenni di prove in vasca e verifiche in campo si deve andare oltre la manutenzione. Non si possono spendere soldi solo per spostare la sabbia, che poi il mare la riporta via in una mareggiata. È una fatica di Sisifo».

Però tutti convengono che la sabbia non arriva più e quindi bisogna portarla, meglio via mare, come ha detto il geologo Rosi.

«Certo che portare la sabbia è necessario, ma l’importante è non farla andare via. Cioè, non basta ragionare dello spostamento di sabbie che danneggiano, come se fossero rifiuti che per magia diventano risorse. Lo smaltimento di sabbie che danno fastidio (lo scavo del solco di accesso per le grandi navi al Porto di Carrara, lo sbancamento delle sabbie sommerse per l’accesso dei pescherecci al Porto di Viareggio, l’eccessivo percorso per raggiungere la battigia nei bagni di Lido di Camaiore, Pietrasanta e Forte dei Marmi) diventa ripascimento manutentivo. Insomma, l’accordo sembra cogliere “due piccioni”, ma non dà le garanzie di successo che darebbe un’opera stabile, perché basta una mareggiata, e tutto risparisce».

Visto che da anni si sta studiando la soluzione tecnicamente più adeguata, come è possibile che non l’abbiano trovata?

«Anch’io non so dare una spiegazione, ma purtroppo anche l’ultimo progetto proposto dal Comune di Massa prevedeva due soluzioni da sperimentare, ed è stato bocciato dalla Regione. E la preoccupazione cresce anche da dichiarazioni tipo quella fatta dall’assessore regionale che ha attribuito la causa primaria dell’erosione ai soliti fenomeni naturali quali l’innalzamento del livello del mare per i cambiamenti climatici, ormai colpevoli di tutto. Certo parole di moda, ma non si può dimenticare che l’erosione c’è da oltre 80 anni anche senza i cambiamenti climatici, e che la colpa non era certo di fenomeni naturali, ma di azioni antropiche come la costruzione del porto in spiaggia sottile e l’estrattivismo di sabbie e ghiaie dai fiumi rifornitori».

Quindi non ci resta che piangere?

«D’accordo che la sabbia non arriva più come una volta, ma si deve tener conto che il fenomeno erosivo è determinato soprattutto dell’energia delle grandi mareggiate, vere responsabili del bilancio negativo di masse inerti sulla battigia in erosione e quindi la soluzione va cercata nella dissipazione di tale energia mediante un ”reef” artificiale, una barriera corallina sommersa fatta di massi ciclopici o di “tetrapodi” in calcestruzzo, molto larga e segnalata da isolotti per ragioni di sicurezza e anche panoramiche. Ovviamente non entro negli aspetti dimensionali, ma si tratterebbe di un’opera veramente strategica, un investimento dai sicuri risultati e dagli effetti duraturi».l

Aldo Antola

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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