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Carrara, per gli anarchici sotto inchiesta anche la Cassazione esclude l’associazione eversiva con finalità di terrorismo
Inammissibile il ricorso della procura distrettuale antimafia di Genova che insisteva per quell’ipotesi di reato
Carrara Il ricorso in Cassazione della Procura Antimafia è inammissibile: pertanto, viene confermata l’impostazione del tribunale del Riesame, e quindi non ci sono gli estremi per applicare una misura cautelare più restrittiva ai nove indagati anarchici, in merito all’articolo 270-bis (Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico). Quindi, in linea teorica , l’ipotesi di reato può essere ancora contestata da parte della procura, ma i difensori degli imputati adesso hanno due pronunciamenti a loro favore, oltre al Riesame anche la Cassazione. Il testo del 270 bis prosegue: «Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni». Per capire bene la portata della decisione della Suprema Corte bisognerà aspettare le motivazioni, ma intanto, si allontana il pericolo di un inasprimento delle misure cautelari. Restano in piedi, per i nove anarchici che gravitavano attorno al Circolo Gogliardi Fiaschi, apologia aggravata e istigazione. Secondo il pm Federico Manotti, l’articolo 270 bis sarebbe stato legato alla vicinanza degli imputati alla Federazione Anarchica Informale che, secondo l’accusa, si propone il compimento di atti di eversione e terrorismo e il cui comitato centrale è composto da Alfredo Cospito, Anna Beniamino e Nicola Gai, condannati in via definitiva per violazione dell’articolo 270 bis stesso.
I nove indagati apuani sarebbero stati, secondo l’impostazione della Dda, partecipanti di questa associazione terroristica mediante la costituzione di una "cellula" o "gruppo d’affinità" avente essa stessa i caratteri dell’associazione a delinquere, che avrebbe fatto attività quali la predisposizione e diffusione del periodico Bezmotivny-Senza Motivo, attività di proselitismo delle giovani leve e rafforzamento dei rapporti con soggetti e gruppi anarchivi eversivi operanti all’estero, e in sostanza avrebbero fornito un apporto causale all’associazione terroristica Fai/Fri.
Ma ecco il punto che finora è a vantaggio degli indagati. E cioé che secondo il tribunale del Riesame, confermato dalla Cassazione, «valutate le condotte ipotizzate a carico degli indagati», si ritiene che «non vi siano, allo stato gravi indizi di colpevolezza in merito ad una loro partecipazione all’associazione terroristica ipotizzata nel capo A dell’imputazione». In particolare, scriveva il Riesame, «deve ritenersi insufficiente la sola adesione ideologica al terrorismo o a disegni eversivi, come è insufficiente un’adesione "unilaterale" secondo lo schema dell’adesione aperta, essendo sempre necessario l’innesto del contributo causale nell’organizzazione». Il Collegio del riesame faceva anche riferimento al concetto di "contatto qualificato". In particolare, il Riesame non condivideva l’assunto accusatorio secondo cui «il "contatto qualificato" si possa ravvisare nel ruolo assegnato dagli indagati nel progetto editoriale agli scritti redatti da Cospito (indubbiamente oggetto di ripetuta pubblicazione nei diversi numeri della rivista) ovvero nell’impegno profuso dai componenti del comitato redazionale di Bezmotivny nell’ambito della campagna di solidarietà nei confronti del medesimo Cospito da quando è stato sottoposto al 41 bis». Insomma, le condotte ipotizzate non dimostrerebbero nulla più che «una vicinanza personale ed ideologica all’area dell’anarchismo insurrezionale». In Cassazione quindi si ripartiva da qui. La procura che chiedeva di ritenere fondata l’accusa di associazione con finalità di terrorismo eversivo si è vista respingere la richiesta.
Ricordiamo che ai domiciliari ci sono Gino Vatteroni, 56 anni, originario di Modena ma residente a Marina di Carrara; Paolo Arosio, lombardo; Luigi Palli, di Faenza; Gaia Taino, milanese; gli altri indagati sono Andrea Grazzini, empolese; Veronica Zegarelli, bolognese; Jessica Butori di Lucca; Michele Fabiani, umbro, Luca Aloisi, aquilano.
Commenta l’avvocato George Claude Botti: «La vicenda inizia a prendere la sua corretta dimensione, la Procura Antimafia vede venire meno il suo castello accusatorio, a giustificare la presenza della Procura stessa ad oggi c’è solo l’aggravante del 270 bis/1 relativa all’ipotesi di reato di istigazione e apologia».
Ricordiamo che intanto sono già a giudizio in tribunale, per una costola dell’inchiesta, Luigi Palli, 27 anni, difeso di fiducia dagli avvocati Fabio Sommovigo e Marta Magnanini, entrambi del foro della Spezia; Gino Vatteroni, avvocato George Claude Botti del foro di Massa; Paolo Arosio, 45 anni di Monza, e Gaia Taino, 35 anni di Milano, difesi di fiducia entrambi dall’avvocato Fabio Sommovigo. Devono rispondere di istigazione a delinquere e apologia di delitti con l’aggravante della finalità terroristica, e di oltraggio al Capo dello Stato.l
M.B.
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