Il Tirreno

Fatale inseguimento sul treno 7 accusati di sequestro e minacce

di Massimo Braglia
Fatale inseguimento sul treno 7 accusati di sequestro e minacce

Tra gli imputati anche il padre della vittima ClaudioVita

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MASSA. Una morte tragica e assurda, che aveva sconvolto la comunità di Massa e di Montignoso, quella di Claudio Vita, 32 anni. Come scriviamo in altra pagina, davanti al giudice per le indagini preliminari, con le accuse di sequestro e minacce, vi sono il padre Lamberto, lo chef Alessio Bertoneri, l’aiuto cuoco dell’epoca Daniele Cavallaro, il barista Alessio Valentini, il cliente Cristiano Bascherini, due giovani donne, Arianna Rovai, compagna di Claudio, e Irene Mignani, compagna di Cavallaro.

Come avevamo scritto nei giorni della tragedia, chi conosceva Claudio Vita racconta che aveva tre passioni: il suo lavoro, i motori, o meglio le auto, e la più grande, suo figlio. Un bimbo di cinque anni. Claudio Vita aveva deciso di essere, per suo figlio, quello che suo padre era stato per lui: un educatore, un amico, un collega, una spalla su cui fare sempre affidamento. Con suo padre Lamberto, lui divideva il bancone del bar, il Vintage, in piazza De André al Cinquale. Aveva aperto quel locale nel 2010 a 21 anni. Era uscito dalle scuole superiori da poco (aveva frequentato l’istituto tecnico Meucci a Massa), ma aveva già trovato la sua strada. E il padre, che con la moglie ha un negozio di frutta e verdura davanti al tribunale di Massa, lo ha sempre appoggiato. Anche gli amici si sono fatti coinvolgere dal suo entusiasmo e si erano messi pennello e vernice ad aiutarlo. Poi c’erano le auto. Molti se lo ricordano girare del comune con la sua Mustang.

Il tragico inseguimento della notte fra il 18 e 19 aprile del 2021 sul treno merci era finito con la morte di Claudio Vita probabilmente anche perché, per una vecchia frattura, non aveva forza in una delle due braccia; e i treni merci non hanno appigli fissi.

In vista dell’udienza preliminare del 4 aprile (una prima seduta si è già svolta la scorsa settimana), le difese si stanno organizzando: tutti e sette gli imputati sono accusati in concorso di sequestro di persona e minacce.

Lo chef Alessio Bertoneri, assistito dall’avvocato Dino Del Giudice, ha chiesto l’abbreviato, e in via preliminare ha offerto una somma di cinquemila euro a titolo di risarcimento per l’episodio del sequestro di persona; il sequestro di persona non aggravato è un reato perseguibile a querela di parte, quindi se il giudice Dario Berrino dovesse ritenere congrua quella cifra (solo uno dei due giovani pratesi parte civili nel processo ha presentato querela), automaticamente per Alessio Bertoneri, sulla base della legge Cartabia, si estinguerebbe quel reato, e rimarrebbe aperta solo la partita delle minacce; in ogni caso, come detto, ha chiesto l’abbreviato.

Rito abbreviato è stato chiesto anche da Cristiano Bascherini, un cliente che quella sera si trovava al Vintage e che rimase coinvolto nella drammatica vicenda; è assistito dall’avvocato Roberta Caldani.

Anche l’aiuto cuoco Daniele Cavallaro, assistito dall’avvocato David Giovanni Cappetta, ha presentato richiesta di abbreviato. Cercherà invece di essere prosciolta in sede di udienza preliminare o, al limite, affronterà il dibattimento, Irene Mignani, compagna di Cavallaro, anch’essa difesa dall’avvocato Cappetta. Arianna Rovai, che era la compagna di Claudio Vita, anch’essa cercherà il proscioglimento o affronterà il dibattimento, è difesa dall’avvocato Paola Baroncelli del foro di Firenze.

Lamberto Vita, padre di Claudio Vita, è difeso dagli avvocati Enrico Marzaduri e Adele Boris, non ha fatto richiesta di abbreviato. Per lui, il doppio strazio di dover affrontare un procedimento penale in cui è rimasto vittima il giovane figlio.

Fra gli imputati anche Alessio Valentini, barista, difeso da Enzo Frediani, si dichiara estraneo alle accuse, in quanto, come risulterebbe dalle telecamere, non sarebbe stato presente alla stazione di Massa a bordo delle tre macchine che cercavano di trovare il fuggitivo Michael Pellegrino e, al Vintage, dove secondo l’accusa sarebbe stato tenuto sequestrato Enrico Orlandi, l’altro pratese parte civile nel procedimento, lui sostiene di aver fatto il suo lavoro e di non aver picchiato né minacciato il giovane. Le parti lese sono assistite dagli avvocati Leonardo Pugi di Prato e Giuseppina De Luca di Firenze.


 

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