Il Tirreno

Il caso

Massa, accusato di furto in un locale poi di omicidio ma non aveva fatto niente: l’odissea di un ragazzo

Massa, accusato di furto in un locale poi di omicidio ma non aveva fatto niente: l’odissea di un ragazzo

Due giovani stanno trascorrendo la serata in un locale quando è sparito il portafogli del titolare. Uno scappa, l’altro viene preso in ostaggio e parte un inseguimento sui treni, con un morto e un finale incredibile

13 febbraio 2024
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MASSA. Un ristoratore morto a trentadue anni cadendo da un treno merci in corsa; un portafoglio sparito e poi ricomparso; due giovani pratesi prima accusati di furto (uno anche di omicidio) e successivamente diventate parti lese; un gruppo di sette persone fra titolari, dipendenti e clienti del locale di Cinquale di Montignoso da cui tutto è partito, ora sotto accusa per sequestro di persona e minacce. È una vicenda tragica e intricata, quella che arriva davanti al giudice delle udienze preliminari di Massa: la prima udienza c’è già stata, la decisione sugli eventuali rinvii a giudizio (o sui riti abbreviati chiesti da tre dei sette indagati) sarà il 4 aprile prossimo.

Era la tarda sera di domenica 18 aprile del 2021 quando due amici pratesi, Enrico Orlandi, oggi 26enne, e Michael Pellegrino, 31 anni, decidono di trascorrere la serata al Vintage di piazza De André a Montignoso. Buon cibo, musica, bella compagnia. Tutto scorre liscio fino a quando il titolare Claudio Vita, 32 anni, non si accorge che è sparito il suo portafoglio con cinquemila euro. I soldi con i quali dovevano essere pagati i dipendenti.

La ricostruzione sarà oggetto di discussione ovviamente davanti al giudice, ma quanto ritiene la pubblica accusa, sulla base di una denuncia dei legali di parte civile e delle indagini dei carabinieri, suffragate dalle telecamere di sorveglianza, è questa: in sostanza, il gruppo oggi sotto accusa, compresa la vittima, se la prende con i due pratesi, pesantemente. Iniziano a minacciarli. Michael Pellegrino capisce l’antifona e scappa, a piedi, una corsa disperata di sette chilometri verso la stazione di Massa; l’amico invece non può muoversi, è trattenuto, secondo l’accusa a forza.

Si sviluppa un’azione su due piani paralleli: Orlandi, all’interno del Vintage, bloccato, picchiato, interrogato; l’amico in fuga, e secondo il gruppo di dipendenti e clienti, colpevole del furto, che nella corsa perde anche il portafoglio e il cellulare. Arrivato alla stazione Pellegrino si fa prestare il cellulare da un tassista: chiama a casa e chiede alla mamma, a Prato, di partire subito e venire a prenderlo; chiama anche un amico che era con loro al mare e gli spiega la situazione drammatica; è questo amico che contatta Orlandi, sequestrato dentro il Vintage da due ore, e gli racconta che Pellegrino è alla stazione. La comunicazione fa partire la “spedizione” dal Vintage: tre macchine, con nove persone; in un’auto anche Orlandi, tenuto sotto controllo da due giovani donne. Nelle altre, i titolari, il personale, un cliente.

Pellegrino, che aspetta la mamma, vede invece arrivare sgommando le tre vetture, si sente minacciato. Salta su un treno merci, prima carrozza; Claudio Vita salta sull’ultima carrozza. Il treno accelera, le indagini diranno che arriverà fino a 143 chilometri all’ora; a Montiscendi, dopo pochi chilometri, Vita è sbalzato fuori, non c’è scampo per lui. Pellegrino riesce a arrivare a Pisa San Rossore.

Nel frattempo, le auto ripartono e fanno a tappe lungo il tragitto da Massa a Pisa, a cercare il treno; si fermano a Querceta, a Viareggio, infine a Pisa. Alla stazione di Pisa, c’è una pattuglia dei carabinieri: Orlandi si divincola e si butta tra le braccia dei militari dell’Arma, viene liberato, Lamberto Vita racconta che è preoccupato per il figlio. Pellegrino, che invece era a San Rossore, torna a casa. Al mattino di lunedì 19, il tragico ritrovamento di Claudio Vita sui binari.

Sul momento, Pellegrino è accusato di omicidio, gli inquirenti ritengono che abbia spinto di sotto dal treno Claudio Vita. Ma l’autopsia e le telecamere chiariscono che non ci sono segni di collutazione. Ma i giovani da accusati si ritrovano accusatori. Con un’atroce beffa: il portafoglio, una settimana dopo, alla riapertura del locale dopo la chiusura per lutto, salta fuori con i suoi cinquemila euro, dietro a una scatola di zucchero.

Come ulteriore motivo di strazio, sul banco degli imputati si trova anche il padre della vittima, Lamberto Vita, 63 anni; con lui lo chef, Alessio Bertoneri, 38 anni; Daniele Cavallaro, 28enne, aiuto cuoco; Cristiano Bascherini, 43 anni (un cliente), Alessio Valentini, 25 anni, cameriere (adesso lavora in un altro locale), Arianna Rovai, 31 anni, all’epoca compagna di Claudio Vita; Irene Mignani, 29 anni, compagna di Cavallaro.

Per tutti, due capi d’imputazione: il sequestro di persona in concorso perché avrebbero afferrato, picchiato, schiaffeggiato ripetutamente Enrico Orlandi, tirandolo anche per i capelli, rivolgendogli le frasi: “te non hai capito un c... io ti ammazzo, ti porto con me a casa mia, dicci dov’è il tuo amico, stai fermo lì”, in più gli toglievano il cellulare e le chiavi della macchina, non lasciandolo mai solo. L’altra accusa per tutti è di minacce, di morte, nei confronti di Michael Pellegrino, che avrebbero inseguito pronunciando fra l’altro frasi tipo “tirate fuori il portafogli altrimenti le prendete”, “vieni qui ti ammazzo pezzo di m...”, “adesso ti prendiamo”.
 

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