Il Tirreno

Il caso politico

Massa, il presidente della Provincia: «Foibe, non fu un genocidio». E la destra chiede le dimissioni

di Ivan Zambelli
Gianni Lorenzetti durante il suo intervento durante il consiglio del ricordo
Gianni Lorenzetti durante il suo intervento durante il consiglio del ricordo

Dibattito sul tema storico durante il Giorno del Ricordo. Lorenzetti sotto attacco

11 febbraio 2024
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MASSA. Il giorno del Ricordo, con molte polemiche. Nella sala della Resistenza a Palazzo Ducale, dove si teneva il Consiglio solenne congiunto non sono andate giù le parole del presidente della Provincia Gianni Lorenzetti dette al termine della sua disamina storica: «le foibe non furono un genocidio, semmai una pulizia "politica"». Considerazioni che hanno fatto letteralmente infuriare l'emisfero di centrodestra del consiglio congiunto, che ora chiede le dimissioni del presidente della Provincia, reo di aver minimizzato quella pagina buia della storia nazionale. Lorenzetti, da parte sua, respinge le polemiche: «Ho solo riportato la storia».

Le parole di Lorenzetti

L'intervento di Lorenzetti era per inquadrare il contesto storico in cui si verificarono quegli avvenimenti: «Per secoli le popolazioni sulla sponda est dell’Adriatico hanno convissuto, in forme più o meno pacifiche. Questo fino all'avvento del Fascismo, con l'“italianizzazione” forzata di quei territori, e poi con la Seconda guerra mondiale, il nazismo, le conquiste nei Balcani. Accadde quel che è successo dalle nostre parti: rastrellamenti, violenze, stragi, crimini di guerra». «Dopodiché arriva l’8 settembre del 1943, e alla decadenza del Fascismo infuria la terribile repressione dei partigiani titini, con l’infoibamento di migliaia di persone spesso vive. Le stime dicono dalle 3mila alle 5mila persone, chi dice di più»; compreso qualcuno in sala: «3mila magari al metro cubo». Ma a suscitare indignazione è il seguito: «C'è chi ha parlato di un atto dei partigiani titini per distruggere l’italianità. Su questo non sono d’accordo e mi permetto di dire che se volevano distruggere l’italianità avrebbero fatto un genocidio. Quello lo fece Hitler». «Quello era!» gli ha allora gridato Marco Guidi di Fratelli d’Italia. «Non era un genocidio», replica Lorenzetti. «Fu una pulizia politica, dove probabilmente l’intento era creare le condizioni per governare da despota. Colpirono gli italiani forse per odio personale, per precedenti crimini. Uccisero capi fascisti, politici locali». Posto che, ha proseguito, è in ogni caso una vergogna. «Noi oggi dobbiamo condannare tutte quelle violenze, sia di chi è andato a conquistare sia le violenze dei partigiani titini, ricordando chi è stato costretto ad andarsene. Tutto questo è il giorno del Ricordo».

I sindaci

I sindaci di Massa Francesco Persiani e Serena Arrighi di Carrara hanno ricordato l’entità dell’esodo giuliano-dalmata, che si è visto anche in questa provincia: ad esempio le 1.590 persone ospitate nel 1949 al centro rifugiati di Marina di Massa, le altrettante ospitate alla colonia Vercelli di Marina di Carrara, le difficoltà di queste persone ma anche gli esempi virtuosi di solidarietà. Tuttavia, già in apertura il sindaco di Massa ha precisato che i numeri delle foibe non sono certi; ogni anno si scoprono sempre nuove foibe. Ma il giorno del Ricordo non è solo foibe. Questa giornata, ha continuato Persiani, «ricorda i circa 350 mila esuli che dovettero abbandonare le loro terre, case, sogni e futuro, solo per colpa di essere italiani. Prima esuli in Italia, trattati come “fascisti ruba lavoro o ruba pane”, poi destinati all’oblio per decenni». Simili parole da Arrighi, aggiungendo un invito ai presenti: «Se continuiamo ad interpretare ogni momento della nostra storia su posizioni ideologiche non andiamo avanti», suscitando con questo uno dei pochi applausi corali della mattinata.

Le reazioni

Marco Guidi, segretario di Fratelli d’Italia, riferisce di “parole gravi e vergognose”, chiedendo le dimissioni: «Lorenzetti ha negato che la tragedia delle Foibe sia stata un genocidio di italiani, attraverso una ricostruzione storica e giustificazionista e arrivando a parlare di poche migliaia di persone uccise. Il fatto ancor più grave è che a pronunciare queste parole sia stato un rappresentante delle istituzioni. Ancora una volta la sinistra, dopo averlo fatto per anni, continua a nascondere la verità sulle foibe, una tragedia che ha colpito centinaia di migliaia di italiani, i cui corpi non sono stati neanche ritrovati». La stessa richiesta la fa Nicola Pieruccini (Lega): «Lorenzetti si è permesso di minimizzare e quasi giustificare le uccisioni di massa perpetrate dai partigiani comunisti di Tito. Non è accettabile che chi dovrebbe rappresentare la nostra zona usi il suo ruolo per becera polemica ideologica. Forse Lorenzetti si vuole ingraziare i voti comunisti per le prossime elezioni, ma non si permetta di farlo a scapito di migliaia di italiani vittime di un vero e proprio genocidio». Ugualmente perplesso, è il segretario di Noi Moderati Lorenzo Pascucci: «Lorenzetti è solitamente una persona equilibrata, ma non era quello il modo e il luogo per certe considerazioni. Forse è iniziata la campagna elettorale per le Regionali? Non me lo spiego altrimenti. Purtroppo questo genere di interventi vengono da lontano, anche prima del 2004, e trovano terreno fertile a sinistra. Mi aspetto che il Comune di Massa prenda le distanze».

La replica

«Scusare per cosa? Aver riportato la storia?» Replica nel pomeriggio Gianni Lorenzetti. «Ho riportato il contesto in cui sono arrivate quelle violenze, condannandole tutte; sia quelle dei fascisti sia soprattutto quelle dei partigiani di Tito. Non vedo il motivo per dover chiedere scusa, men che meno di dimettermi».

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