Il Tirreno

Nomine in magistratura

Tribunale di Massa, nominato il presidente: è il lucchese Giulio Giuntoli

di Luca Tronchetti
Tribunale di Massa, nominato il presidente: è il lucchese Giulio Giuntoli<br type="_moz" />

Per lui 16 voti, 14 per Giovanni Sgambati

28 gennaio 2024
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LUCCA. Lo ha saputo mentre si trovava in vacanza grazie alla telefonata di un amico che stava ascoltando Radio Radicale l’emittente che trasmette integralmente le riunioni del plenum del Consiglio Superiore delle Magistratura. Dopo più di 36 anni, Giulio Giuntoli, presidente della sezione civile del tribunale e decano dei magistrati lucchesi, lascia la città dove è cresciuto, si è formato e ha visto succedersi sei presidenti alla guida del palazzo di Giustizia _ da Turri a Romiti passando per Gelli, Ferro, Pezzuti e adesso Boragine _ per diventare presidente del tribunale di Massa.

Nel 2015 il plenum del Csm lo nominò all’unanimità presidente della sezione civile del tribunale di Lucca. Adesso a 66 anni e dopo aver presentato la domanda, senza riuscire a spuntarla, per la direzione dei tribunali di Lucca e Livorno non sperava più di raggiungere la funzione direttiva giudicante di primo grado. Una vittoria sul filo di lana _ 16 voti per lui, 14 per Giovanni Sgambati magistrato di Corte d’Appello ai Firenze che i bene informati davano vicino all’ex sottosegretario Cosimo Ferri _ per un giudice molto distante dalle logiche correntizie pur essendo sempre stato vicino all’Associazione Nazionale Magistrati. «Sono sincero, non ci speravo più. La quinta commissione del Csm riunitasi a novembre assegnava a me e al collega Sgambati tre voti ciascuno per succedere all’ex presidente Puzone. Io avevo presentato la domanda senza troppa convinzione e pronto a concludere al Galli Tassi gli ultimi tre anni e mezzo di carriera. A Massa ritroverò Piero Capizzoto, oggi procuratore e a lungo sostituto al tribunale di Lucca. Per me è un’esperienza nuova e stimolante. Come in ogni palazzo di Giustizia troverò una serie di problemi (infiltrazioni nell’aula gip del tribunale) che voglio affrontare con il mio metodo di lavoro, ereditato da un collega, un maestro e un amico come il giudice Domenico Cupido, scomparso troppo presto e che fu anche pretore di Viareggio: quello della partecipazione, del coinvolgimento, della collegialità nelle scelte. Per tentare di dare risposte alla collettività a chi chiede giustizia dobbiamo trovare unità al nostro interno come si fa in famiglia. Il mio insediamento? Non ne ho idea. Bisognerà capire se dal Ministero ci sarà una richiesta di anticipato possesso. Lascio dei colleghi fantastici che mi hanno riempito di messaggi e telefonate di felicitazioni e un personale composto da impiegati efficienti ed attaccati al lavoro».

Appassionato di archeologia, architettura e storia antica, amante dei viaggi (ha visitato almeno 80 paesi ed è innamorato della Birmania e delle costruzioni yemenite) e tifoso disincantato della Lucchese, dopo il liceo scientifico superato brillantemente assieme all’amico Aldo Vitali, attuale direttore di “Sorrisi e Canzoni Tv”, ha scelto la facoltà di giurisprudenza: «Ho subito capito che non avevo sbocchi con l’archeologia e non sarei mai potuto diventare come Indiana Jones. Così ho scelto lo studio delle leggi e il desiderio di diventare giudice è nato spontaneamente perché è un lavoro capace di renderti indipendente e in grado di avere un’autonomia di giudizio». Uditorato a Firenze nel 1986: diciotto mesi accanto al civilista Raffaele D’Amore e al penalista Ferruccio Maradei, i suoi due grandi maestri. Poi lo sbarco nella sua città natale nel dicembre 1987 nella sezione civile del tribunale di Lucca dove ha ricoperto tutti i ruoli: da giudice ordinario a giudice del lavoro, da giudice delle esecuzioni a giudice della sezione fallimentare. E proprio al tribunale fallimentare – dove è arrivato nel 2000 al posto dell’amico giudice Antonio Giannoni collocato a riposo – ha ottenuto i risultati di maggior prestigio. «Il momento più gratificante della mia carriera di giudice? Non ho dubbi: il concordato Kartogroup con il salvataggio di 200 posti di lavoro evitando licenziamenti e risarcendo i creditori in una percentuale superiore rispetto alla proposta originaria fatta al gruppo cartario alla curatela. Adesso lo posso dire: questa vicenda non mi faceva dormire la notte. Da un lato dovevo muovermi nelle direttive imposte dalle norme, dall’altro pensavo al futuro di quelle famiglie e alle difficoltà a cui potevano andare incontro». l


 

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