La protesta
Trudi Flutsch (Caflish): «La città si svuota, però io vado avanti. Per Carrara ho rinunciato a Parigi»
La pasticceria nel 2021 hanno festeggiato ben 150 anni di attività
CARRARA. «Quando chiuderà?» Una domanda ricorrente che rivolgono spesso e senza logica, alla titolare della pasticceria Caflisch: «Io non ne so niente ditemi voi. Una mia amica avvocato ha detto che è la concorrenza, già al tempo di Mario Martignoni mi chiedeva perché spargevano questa notizia falsa».
Background, chi c’è dietro allo storico bancone: Trudiana Flutsch detta Trudi laureata in lingue, francese e italiano, il fratello laureato in medicina nucleare a Pisa è il pasticcere dello storico locale. Entrambi cittadini svizzeri.
Lei sognava di diventare un’archeologa o direttrice di museo o di uno scavo: «Dovevo andare a Parigi per il dottorato, dopo la laurea ma in quegli anni quando stavo frequentando l’università in Svizzera, facevo spola fra l’Italia e l’estero per aiutare mio fratello. Mio padre era venuto a mancare quando lui non era ancora maggiorenne».
Ci racconta la signora Trudi che il locale storico nel 2021 hanno festeggiato ben 150 anni di attività coriacea, la data di apertura del locale coincide con quello della casa, era il 1871 nacque come drogheria. «Tante erano le famiglie svizzere qui a Carrara circa 12, anche Riai il titolare è stato il padrino del mio battesimo. Gli svizzeri hanno avuto un ruolo molto importante erano venditori di tutti i generi alimentari dal riso, alla pasta ai biscotti, il vino, i liquori, le spezie, i supermercati di una volta erano i loro empori. Questo locale apparteneva a Caflish che è morto nel 1902 lasciando le figlie femmine sposate con due italiani, morendo lascia la ditta a suo nipote, era Rocca figlio della signora Caflish e del signor Rocca mi sfugge il nome, un bellissimo uomo». Ci racconta che suo nonno aveva un negozietto dove è attualmente l’argenteria Calmanti, Rocca e suo padre si incontrarono, il padre era più giovane di 10 anni rispetto all’erede Caflisch. Nel 1935 fanno una società, nel frattempo Rocca si era iscritto al partito fascista e in divisa stava così bene che si elegge anche a rubacuori ci racconta Trudi. Nel 43/44 suo padre aveva una torrefazione a Genova, commerciava caffè, Rocca in quegli anni correva dei rischi a Carrara dovuti alla sua scelta politica così nasce un accordo: «Mio padre gli aveva detto tu prendi il locale di Genova dove non ti conosce nessuno e io vengo qui a Carrara, è qui potresti essere esposto a una mitragliata».
Da una società di due famiglie svizzere è nato Caflisch. Mantengono il nome e l’insegna gelosamente conservata in ottone, inserita su un supporto di marmo rosa, inaugurano nel 1936/37. Trudi nasce con l’attività, fra i profumi della cannella in questo salotto bene dove le signore sorseggiavano la cioccolata calda, la loro clientela era di alto livello. Da allora ha speso la sua vita tra lavoro e doveri familiari. E ora da un suggerimento alla sindaca: «Sono tanti da dare, le devo dare atto che cerca di tenere la città pulita ma ai cittadini manca il senso civico. I proprietari dei cani non raccolgono le deiezioni, mio fratello pulisce con l’acqua calda il marciapiede spesso. In Svizzera esistono delle toilette per cani, un piccolo spazio circondato da piante saggina, suggerirei queste soluzioni in città per evitare tutto questo sporco e anche delle sanzioni a chi non rispetta gli spazi comuni. C’è spazio anche per gli aneddoti: «Quando Scalfaro era presidente veniva qui, anche l’architetto Coppola da Milano si portava dietro un corteo di 15 persone, anche l’artista Bruno Munari che è stato docente qui in Accademia ma era più schivo. E poi il critico d’arte Vittorio Sgarbi».
Il momento più difficile? «Ora, si è svuotata la città. Dagli anni 60 si è avviato un declino evidente, hanno influito la distruzione marmifera, la chiusura della banca d’Italia e tanti altri fattori e quindi la città non vive più, la domenica non c’è nessuno in Via Roma, da 30. 000 abitanti che eravamo siamo meno della metà. Parte della mia clientela si è trasferita chi a Marina chi a Forte dei Marmi, è tutto cambiato». Poi Trudi riprende il suo tran tran e si rimette al lavoro con le sue instancabili collaboratrici sembra che qui il tempo si sia fermato al di fuori della routine. Lei non chiude, resiste e resta in città. Le persone continuano ad apprezzare la qualità delle sue paste e a godersi la magica atmosfera del suo salotto con il suo appeal tutto culturale.
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