Gioco
Via dei Monti, in Lunigiana il bellissimo e (semi) sconosciuto cammino che unisce Toscana e Liguria
Nata nel Trecento per sviluppare i commerci della Repubblica di Genova, da poco è stata inserita tra i cammini religiosi
PONTREMOLI. La Via dei Monti o de Pontremolo entra ufficialmente nel “Catalogo dei cammini religiosi italiani”. L’istanza presentata dal Consorzio di promozione turistica e culturale del territorio dei liguri antichi “il Cigno” è stata accolta dal Ministero del Turismo garantendo, così, il raggiungimento di questo importante obiettivo frutto del lavoro messo in campo sul territorio del Levante ligure condiviso con la vicina Lunigiana.
Il cammino, usato dai pellegrini e dai mercanti, che collega La Spezia a Pontremoli vanta una storia secolare. In meno di una sessantina di chilometri, percorribili a piedi in 4 o 5 giorni, lega infatti il mare, e dunque il porto, con il cuore dell’Appennino.
Ma è solo dal 5 gennaio scorso che l’itinerario, riscoperto dal Consorzio Il Cigno, è entrato a far parte del Catalogo dei cammini religiosi italiani istituito dal Ministero del Turismo e pubblicato sul proprio sito, con relative schede.
La storia
La Via nasce nel Trecento come percorso mercantile fra Levanto e la Lunigiana per volere della Repubblica di Genova interessata a sviluppare i commerci per terra e per mare in direzione della Val Padana. Il porto canale di Levanto rappresenta per tutto il Medioevo il punto di arrivo e partenza della navigazione che si sviluppa lungo le coste in direzione della Spagna, ed era privilegiato sia dai mercanti che dai pellegrini che, via mare e successivamente via terra, raggiungevano Santiago di Compostela.
Levanto e Pontremoli sono unite fra loro per la devozione verso San Giacomo, come testimoniano importanti luoghi religiosi e le Confraternite, tutto il percorso è scandito da chiese e oratori di grande pregio, strutture ricettive e punti tappa.
Un’antica via che recentemente ha ritrovato nuova vita grazie al progetto di far tornare alla luce questo percorso lanciato dal consorzio “Il cigno”, che si è affidato alle ricerche del professor Tiziano Mannoni.
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