Il Tirreno

Massa-Carrara, infiltrazioni mafiose, Legambiente avverte: attenzione, sono soprattutto nelle aree “grigie”

Massa-Carrara, infiltrazioni mafiose, Legambiente avverte: attenzione, sono soprattutto nelle aree “grigie”<br>

L’associazione ambientalista invita a tenere alta la guardia, in particolare negli appalti. Unione Popolare-Rc di Massa: siamo vicini al dottor Manotti e al prefetto Guido Aprea

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Massa-Carrara «Non è chi parla del rischio “mafie” a danneggiare il proprio territorio: lo è chi non tiene alta l’attenzione di fronte ai rischi (e qualche volta alla Storia) delle penetrazioni dell’economia illegale in quella legale». A scriverlo è Legambiente Carrara, dopo che due puntate di “Far West”, condotte da Salvo Sottile su Rai tre e l’audizione dell’ex sostituto procuratore della Repubblica di Massa Augusto Lama alla Commissione parlamentare antimafia hanno riacceso l’attenzione sull’inchiesta condotta nei primi anni ’90 da Lama e dall’allora maresciallo della Guardia di finanza Piero Franco Angeloni sulle infiltrazioni della mafia corleonese alle cave di Carrara. «Il servizio della trasmissione di Raitre, in realtà, -sostiene Legambiente- non aggiunge nulla a quanto accertato in atti. Quello che preoccupa è che si ignorino studi, analisi, rapporti di organi giudiziari come le Dda o di istituzioni ed enti come Regione e Scuola normale superiore, che testimoniano, invece, la significativa presenza di mafie nella nostra Regione e nella vicina Liguria, sia della ‘ndrangheta calabrese sia della camorra campana». L’associazione ricorda che «oggi le mafie indossano i doppiopetti e i loro interessi, a queste latitudini soprattutto, più che nel narcotraffico navigano nelle acque torbide degli affari in settori quali il trasporto, la gestione dei rifiuti (specialmente gli “speciali”), il ciclo del cemento. E nel mondo degli appalti, tramite intermediari e professionisti». Da anni Legambiente pubblica annualmente il “Rapporto Ecomafie”, nella cui ultima edizione emerge che la Toscana è al 7° posto nella classifica nazionale generale per numero di reati ambientali (all’8° l’Emilia- Romagna, al 6° la Lombardia), ma sale al 4° per i reati connessi al ciclo del cemento. La conferma che la Toscana non è indenne dalle infiltrazioni mafiose arriva dal Rapporto pubblicato dalla stessa Regione nel 2022. «Rispetto alla proiezione nei settori dell’economia legale, -scrive l’amministrazione regionale- l’analisi sugli eventi intercorsi nel 2021 conferma la prevalenza degli investimenti nel settore privato rispetto alla più tradizionale penetrazione nel mercato dei contratti pubblici. Nello specifico, quello immobiliare (24%) resta un settore di specifico interesse, seguito da costruzioni ed estrazione/cave (17%), rifiuti (13%) e appalti (11%)».

Legambiente ricorda anche le interdittive antimafia emanate dal prefetto Guido Aprea nei confronti di alcune aziende operanti nella nostra provincia. «Non si può quindi pensare che le mafie siano solo un episodio del passato, -affermano gli ambientalisti- legato ai corleonesi alle cave o agli scali al porto di Marina delle navi dei veleni. “Segui il denaro” diceva il giudice Giovanni Falcone. Non gli attentati, non le faide, non le stragi: perché non è questo che ingrassa Cosa nostra, ‘ndrine o cosche». Non vanno poi dimenticate le economie “deboli” o in cui le ricchezze sono concentrate nelle mani di pochi. «È lì che alligna il rischio,-avverte Legambiente- agevolato da provvedimenti “di legge” quali, ad esempio, nella più recente legislazione in materia di appalti pubblici, un più agevole e discrezionale ricorso agli affidamenti diretti (senza gara) e alla liberalizzazione dei subappalti illimitati e a cascata. Il rischio mafia -conclude l’associazione- non si manifesta in un quadro a tinte nette, o bianco o nero, ma si sviluppa in quelle larghe aree “grigie”, di chiaroscuri, per cui il primo vero antidoto si chiama “trasparenza”».

Unione Popolare/Rc

Unione Popolare-Rifondazione Comunista di Massa interviene sul tema con una domanda: «Ma la mafia da Massa-Carrara se n'è andata oppure no?». E scrive: «Ad oltre 30 anni dall'inchiesta sull'infiltrazione mafiosa nelle attività estrattive del nostro territorio la notizia della riapertura del fascicolo da parte della Procura di Caltanissetta non ci sorprende. La trasmissione televisiva che ha riaperto il caso, ha riportato a galla una storia brutta che ha visto purtroppo il nostro territorio protagonista di una buia stagione della storia Italiana. Ma ecco la domanda, forse non scontata. Ma la mafia se n'è andata da Massa-Carrara oppure no? A leggere la cronaca di questi anni, a leggere le interdittive antimafia emesse recentemente dal prefetto , ad ascoltare le parole del magistrato della Dda di Genova Federico Manotti pronunciate durante il convegno organizzato dalla Cna di Massa-Carrara, a leggere i rapporti di Dia e della Scuola Sant'Anna di Pisa, qualche dubbio sorge. Il fatto stesso che un'associazione di categoria come la Cna trovi necessario organizzare un incontro pubblico per affrontare il tema invitando il Prefetto di Massa Carrara e il magistrato Manotti, è segnale che ci sia preoccupazione da parte delle realtà economiche del nostro territorio. Se non andiamo errati è la prima volta che si organizza un convegno sul tema criminalità organizzata nel nostro territorio, un segnale certamente forte rispetto anche a quanto ebbe ad osservare l'allora procuratore Federico Manotti quando nel 2011 lasciò la procura di Massa: nel suo operato nel territorio rimase sorpreso della omertà che aveva riscontrato nelle nostre città. Finalmente si rompe quel muro e se ne parla». E conclude: «Come Unione Popolare e Rifondazione Comunista Massa riteniamo che alla domanda se la "Mafia" sia ancora strutturalmente presente sul nostro territorio, debba essere data una risposta chiara da tutti: il dott. Federico Manotti con le sue dichiarazioni e il Prefetto Aprea con i suoi atti di interdittiva hanno aperto una stagione coraggiosa e non possono essere lasciati soli, anzi dovrebbero essere da tutti supportati in azioni concrete, dalle istituzioni pubbliche ad ogni singolo cittadino».l

David Chiappuella

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di Redazione web