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Massa-Carrara, Prefettura e Croce Rossa, accordo che rafforza l’accoglienza apuana

Massa-Carrara, Prefettura e Croce Rossa, accordo che rafforza l’accoglienza apuana<br>

Firmato un protocollo per un ristoro economico all’associazione

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Massa-Carrara Il nuovo protocollo tra Prefettura di Massa-Carrara e Croce Rossa Italiana per gli aiuti ai migranti, rinsalda ancora di più il sistema di accoglienza apuano. In pratica un rimborso alle spese dell’associazione che si occupa di assistenza e trasporto, che di volta in volta verrà sostenuto dal Ministero dell’Interno per tramite della Prefettura. Del resto, siccome l’arrivo di migranti al porto di Marina di Carrara è diventato una sorta di “straordinaria normalità”, la Prefettura ha deciso di formalizzare questo rapporto firmando la convenzione alla presenza di varie realtà che partecipano all'accoglienza. E alla firma, oltre al Prefetto di Massa-Carrara Guido Aprea ed al presidente regionale della Croce Rossa Pasquale Giacomo Morano, c’erano i sindaci di Carrara e Massa Serena Arrighi e Francesco Persiani, la vicepresidente della Provincia Elisabetta Sordi, il presidente dell’Autorità portuale Mario Sommariva, il colonnello dei Carabinieri Americo Di Pirro, il questore Santi Allegra, il colonnello della Guardia di Finanza Massimo Manucci. A questi poi si aggiungono Capitaneria di Porto, Regione Toscana, Asl, Caritas, i servizi sociali dei Comuni, le tantissime associazioni di volontariato, oltre che lo staff della Prefettura; a tutti questi è andato il ringraziamento dei presenti. Perché dal 2022, quando Marina di Carrara è diventata “porto sicuro”, molti sono stati gli arrivi. E già in precedenza, ricordava il prefetto Aprea, era stata siglata una simile convenzione con la Imm di Carrara. «Oggi completiamo un’ulteriore sottoscrizione, con la Croce Rossa Italiana. Dall'inizio collaborano con noi, ma le attività sono comunque tante e quasi tutte prevedono oneri economici. Ad esempio i servizi correlati allo sbarco. E allora è stato importante disciplinare i rapporti economici, perché la Croce Rossa oltre al trasporto si occupa dell’assistenza, fornendo kit ma anche vestiti. Queste persone arrivano con abbigliamenti di fortuna, molte hanno malattie dermatologiche come la scabbia per le quali i protocolli sanitari prevedono il cambio vestiti».

Quindi l’assistenza fornita non è solo medica o farmacologica, ma anche di abbigliamento. Per cui la sottoscrizione, ha concluso il prefetto, «è un momento molto importante, un ulteriore tassello che aggiungiamo ad un meccanismo che sta davvero lavorando con l’efficienza di un orologio svizzero. Non nascondo che spesso sia io che il questore veniamo contattati da colleghi di altre province soggette a sbarchi».

Questo perché il sistema al porto di Marina di Carrara, sottolineavano tutti, funziona molto bene. L’ha riconosciuto anche il presidente regionale della Croce Rossa, Morano: «L’attività a Massa-Carrara viene vista con estremo interesse da tutti, anche fuori la Toscana. La firma di oggi è un atto che formalizza questa collaborazione, dalla quale mai nessuno si è tirato indietro. Questo penso che sia un segnale che merita di essere ribadito, perché questa operatività ed efficienza è frutto del grande lavoro di tanti soggetti che si sono attivati per accogliere queste persone. Il resto sono questioni che a mio parere non ci riguardano. Queste persone arrivano con grandi fragilità, e vanno assistite. L’atto di oggi quindi garantisce e tutela non solo questi fragili, ma riconosce l’impegno di tutto il territorio».

E che tutti i presenti hanno riconosciuto, dai sindaci Arrighi e Persiani, passando dalla vicepresidente della Provincia Sordi fino al presidente dell'Autorità portuale Mario Sommariva, con il porto che partecipa «con orgoglio e consapevolezza», diceva Sommariva riconoscendo a sua volta il ruolo del prefetto Aprea, «che è riuscito a rendere "ordinaria" una situazione straordinaria». Tra l'altro, annotava, «si è normalizzata l'attenzione all'inizio spasmodica per questi arrivi. Chi a favore, chi contro; quindi mi permetto di dire che abbiamo fatto un'operazione di normalità, come un paese civile dovrebbe fare».l

Ivan Zambelli

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