Ciao Cesarina Tosi, ragazza coraggiosa: con lei Carrara fermò i tedeschi
Aveva 98 anni: nel luglio di 79 anni fa difese, con altre donne, la sua città
CARRARA. Noi ragazze eravamo in piazzetta delle Erbe. Ci fu un passaparola fra i banchi del mercato. "O fante (o ragazze) tocca andare davanti al comando dei tedeschi, vogliono portare via la nostra gente". Non ci fu bisogno di altro: ci muovemmo insieme. Rovesciammo le ceste e quel cibo che era così prezioso. Senza parlare più. Parlavano gli occhi, eravamo un’onda. Io mi sono arrampicata su una grondaia, sulla chiesa del Carmine vedevo da lontano, gli altri partigiani, si nascondevano dai tedeschi».
Quel giorno, l’11 luglio di quasi 79 anni fa Cesarina Tosi insieme alle donne di Carrara difese la propria città. Quella città che, per un ordine del 7 luglio del comandante Tobbens doveva rimanere deserta. Sfollata.
Le forze di occupazione volevano una Carrara vuota e soprattutto intendevano fare il deserto attorno alle prime forme nascenti del movimento partigiano. Le cose, però, non andranno secondo i piani. A cambiare il corso della storia ci pensarono le donne. Cesarina e tante altre. Ci pensò il loro coraggio e il loro cuore indomito.
Allora Cesarina Tosi aveva solo 19 anni. Era una delle donne coraggio che fermarono i tedeschi e lo sfollamento della città di Carrara. Se ne è andata in punta di piedi, come spesso fanno le persone grandi, a 98 anni, ma ci ha lasciato la sua storia. Quella che lei stessa aveva raccontato in una lunga intervista al Tirreno. L’ultima prima di morire. È la storia, quando non la leggi sui libri, ma la tocchi con mano in tutta la sua grandezza.
È il coraggio, quello che non scende a compromessi e si nutre di ideali e solidarietà.
C’è tutto questo nella vita di Cesarina Tosi, l’ultima sopravvissuta delle donne carraresi del sette luglio.
Quelle che in una manciata di giorni riuscirono a fermare i tedeschi. A cambiare il corso della nostra recente storia. Rovesciando le ceste del mercato, con un’onda di coraggio da cui la paura era bandita.
Ecco che con Cesarina, con la sua storia, la Resistenza non è più il capitolo di un libro, non è nelle parole ridondanti delle celebrazioni. È la vita di Cesarina Tosi che si lega a doppio filo a quella del marito, il partigiano Giorgio Mori (scomparso lo scorso anno) . Una storia d’amore, di guerra, fame e di ideali.
E pensare che nel luglio del 1944 Cesarina e Giorgio Mori non stavano ancora insieme.
«Ci bazzicavamo un po’fuori – aveva raccontato al Tirreno Cesarina – Io all’epoca ero corteggiatissima, avevo tanti pretendenti, gente ricca, gente che aveva le cave. Alla fine ho scelto Giorgio».
«Ho dovuto spuntarla su tanti altri rivali – ricordava Giorgio Mori – Ma era la ragazza più bella che avessi mai visto. Quando ci siamo messi insieme ci vedevamo di giorno, fra gli ulivi a Miseglia. Se si sentiva un rombo bisogna spianare le armi, perché di solito erano i tedeschi. Ci potevano uccidere».
Baci rubati, mitra e, soprattutto tanti sacrifici. «Di quel tempo ricordo ancora la fame – raccontava Cesarina – Mia madre partiva con le lenzuola per darle alle parmigiane in cambio della farina: io mi alzavo di notte per farmi la polenta, con la sola crusca».
Una storia di altri tempi. Una vita dove i sacrifici erano il pane quotidiano e dove si lesinava su tutto, anche sul vestito da sposa. Nel 1948, dopo la guerra, a Cesarina lo cucì la madre. «Ci sposammo a Carrara, nella chiesa di Grazzano, facemmo un pranzo in casa, al Caffaggio, e cucinammo tutto noi». Una storia d’amore coronata dalla nascita del figlio Maurizio. Una vita di sacrifici e una consapevolezza. Semplice e potente: «Abbiamo messo in palio la nostra vita e lo abbiamo fatto per quello in cui credevamo. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare» amava ripetere Cesarina Tosi.
Certo quelle giornate di luglio, del 1944, sono rimaste per lei, fino alle fine, un ricordo indelebile. Così ce lo aveva raccontato. «Quando, il 7 luglio fanno le commemorazioni la prima cosa che penso è: oddio come siamo diventati vecchi! Ma se potessi tornare indietro rifarei tutto come prima. Se ci penso mi sento ancora scorrere l’energia nelle vene».
Quella energia da diciottenne, arrampicata su una grondaia, a spiare i tedeschi. Quel coraggio di una giovane donna che contribuì a riscrivere la storia.
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