Il Tirreno

Il racconto

Sgomberato lo Spazio popolare occupato a Massa, le associazioni: «Non fermerete le nostre lotte»

di Ivan Zambelli

	Due momenti dell'intervento delle forze dell'ordine (Foto di Claudio Cuffaro)
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Due momenti dell'intervento delle forze dell'ordine (Foto di Claudio Cuffaro)

L’intervento, che l’amministrazione comunale precisa essere in programma da tempo, è avvenuto in mattinata: l’occupazione era iniziata nel 2013

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MASSA. Nelle prime ore del mattino di mercoledì 17 gennaio in via San Giuseppe Vecchio ha avuto inizio lo sgombero dello Spazio popolare occupato. Un intervento eseguito dalla Polizia Municipale di Massa coadiuvata da agenti di altri corpi di polizia, dando seguito all’ordinanza numero 742/2018.

Lo sgombero

L’intervento, che l’amministrazione comunale precisa essere in programma da tempo, è stato dettato dal rispetto del principio di legalità: lo stabile, di proprietà del Comune e gestito da Erp, è occupato dal 2013. E anche a seguito di una recente mozione in consiglio comunale, è partita l’operazione di sgombero conclusa, verso le 11. Svuotati tutti gli ambienti (due stanze al piano terra, due interrate usate a magazzino), porte e finestre sono state infine sigillate, facendo scendere il sipario sull’ormai ex spazio popolare che ora torna nella disponibilità del Comune.

Lo Spazio popolare

Nato nel 2013 dall’occupazione di un edificio pubblico, lo Spazio popolare è diventato negli anni un centro di aggregazione, al cui interno sono state ospitate varie iniziative: presentazione libri, progetti sociali, corsi di formazione, raccolte alimentari, “l’ambulatorio popolare”. In una delle due sale era pure stata allestita la palestra popolare Aldo Salvetti, che offriva gratuitamente corsi e un luogo dove allenarsi. Ad organizzare il tutto erano vari gruppi e associazioni, come i Carc, il collettivo Massa Insorge, la Consulta popolarea. Qui facevano le loro riunioni, rendendolo anche la loro sede. Un luogo che, hanno rivendicato più volte, era stato sottratto all’abbandono, al degrado; ma restava comunque un edificio pubblico occupato.

La storia

Già nel 2018 l’amministrazione Persiani si era attivata contro quella occupazione, in particolare il gruppo Lega, tanto che venne emanata una prima ordinanza di sgombero. Poi, ai primi di gennaio 2024 lo Spazio popolare è tornato alla ribalta con la mozione in Consiglio Comunale presentata da Fratelli d’Italia. Documento poi cambiato dai gruppi di maggioranza, diventando una mozione rivolta al ripristino della legalità in tutti i luoghi occupati, Spazio popolare compreso. Ma poi nei giorni a seguire c’erano state alcune provocazioni, che certo non avevano aiutato: l’annuncio della “ricerca” di una nuova sede in centro città, dal sapore di una nuova occupazione; il video del pugile incitato dalle parole “fa’ che c’è Guidi qui davanti” e che ha portato ad un’interrogazione parlamentare del deputato Alessandro Amorese. Insomma, un crescendo in questi giorni, che probabilmente non ha aiutato a trovare altre soluzioni.

Carc e Massa insorge

La vicenda, per Carc e Massa Insorge, non si esaurisce con lo sgombero “fisico” dello Spazio popolare. «Perché a fronte delle priorità della giunta Persiani, dell’onorevole Amorese e del Governo Meloni, che a parole si sciacquano la bocca con la tanto sbandierata “legalità” la città continua ad andare a fondo: i salassi delle bollette Gaia, le infinite liste di attesa, l’assenza di medicina territoriale, la povertà diffusa, l’incuria del territorio e le problematiche del territorio. Queste sono le priorità, non lo Spazio popolare che seppur sgomberato fisicamente non fermerà le lotte che da quel luogo hanno preso vita: in difesa della sanità pubblica, in difesa dei lavoratori, contro i rigurgiti fascisti». Dello stesso tenore dei Carc Marco Lenzoni, di Massa Insorge. «Lo Spazio popolare è sempre stato usato nell’interesse dei cittadini, per gli abitanti delle Villette. Basti pensare che fu occupato come lotta e protesta contro la chiusura del distretto di Villette. Semmai l’unica illegalità è lo stato in cui versava quando l’abbiamo trovato. Cioè abbandonato e chiuso». Detto questo, per Lenzoni poco male: «Si tratta di uno sgombero tra virgolette. Lo Spazio popolare non è due stanze, ma un progetto che coinvolge lavoratori, pensionati, studenti, atleti e che non termina così. Noi stavamo già cercando una nuova sede in centro città. Per certi versi ci hanno aiutato con il trasloco».

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