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Tribunale

Mamma dà cocaina e crack al figlio: il pm chiede 7 anni e 6 mesi

Mamma dà cocaina e crack al figlio: il pm chiede 7 anni e 6 mesi<br>

Massa, i legali hanno chiesto le attenuanti sostenendo che si tratti di spaccio di piccole dosi: attesa la decisione del giudice

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MASSA. Sette anni e sei mesi. Questa la pena chiesta dalla procura per la quarantenne massese accusata di aver dato, ripetutamente, cocaina e crack al figlio minorenne. E come lei anche il compagno e altre due persone che frequentavano quella casa, tra cui un geometra difeso dagli avvocati Enzo e Lorenzo Frediani. Per questi ultimi le pene richieste vanno da cinque anni a sei anni. Per un’altra donna, difesa da Walter Mattarocci, che secondo l’accusa, in un’occasione, avrebbe partecipato al trasporto delle sostanze stupefacenti, è scattata la messa alla prova. I tre spacciatori – rappresentati rispettivamente da Riccardo Balatri, Gianluca Ferrarini e Roberto Pellegrini -aveva invece patteggiato pene da un anno a diciotto mesi. I legali hanno chiesto le attenuanti sostenendo che si tratti di spaccio di piccole dosi. Il giudice si pronuncerà il 13 febbraio.

A far partire le indagini del Norm era stata una denuncia del nonno, il padre della donna. Attraverso le intercettazioni e i pedinamenti, i militari avevano ricostruito una storia di disagio dove, appunto, la madre somministrava quasi quotidianamente al figlio cocaina e crack acquistato nelle varie piazze dello spaccio della città, in particolare, appunto, dai tre uomini finito davanti al giudice. Lo avrebbe fatto – questa la ricostruzione invece della difesa – per evitare che il figlio si drogasse in strada, sottovalutando, evidentemente, la gravità del fatto e il ruolo che avrebbe dovuto avere come madre.

I fatti contestati risalgono alla primavera del 2022. Gli episodi sono diversi, quasi quotidiani. In ogni occasione sarebbero state acquistate, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, una o due dosi di cocaina o di crack, al massimo tre grammi per un totale di 270 euro. Per questo la madre avrebbe chiesto anche dei prestiti a persone che poi sono finite sotto inchiesta, come tutti gli altri, per traffico di stupefacenti e non quindi per favoreggiamento.

Per alcuni di loro c’è anche l’aggravante di aver «consegnato o comunque destinato – si legge nel capo di imputazione – la sostanza stupefacente a persona di età minore». Per la madre c’è i pure l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di autorità «in ragione della qualità di madre del minore».

Secondo la procura il gruppo coinvolto nella vicenda si sarebbe ingegnato nel diversificare le modalità di consegna, spingendosi fino a coinvolgere il fratellino del ragazzo, al fine di non destare sospetti nel nonno a cui i minori erano stati da tempo affidati dal tribunale dei minorenni di Genova.

Visti gli elementi di prova, a marzo, il gip ha convalidato le misure cautelari chieste dalla procura e il gup Dario Berrino ha accolto la richiesta di riti alternativi.

La procura ha scelto di non derubricare il reato (traffico di stupefacenti) , nonostante le piccole dosi che venivano di volta in volta acquistate. Fatto che ha spinto gran parte degli imputati – inclusi madre del ragazzo minorenne e compagno – a non patteggiare ma a preferire il rito abbreviato.

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