Il Tirreno

L’addio

Carrara, il sogno del partigiano Nando diventa realtà: sì al museo della Resistenza – Video

di Manuela Orsini Merani
Carrara, il sogno del partigiano Nando diventa realtà: sì al museo della Resistenza – Video

Nel giorno dell’ultimo saluto a Sanguinetti, la Regione annuncia i lavori nella scuola di Bergiola

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CARRARA. Cosa ha lasciato il compagno Nando Sanguinetti dietro di sé? Il suo modus operandi ha dato frutti e ci sono le prove. Ieri alla cerimonia laica in sua memoria che ha preso corpo al Comune c’era la folla. C’erano la sindaca Serena Arrighi, i sindaci di Fivizzano e Filattiera, Gianluigi Giannetti e Annalisa Folloni, l’assessora regionale all’istruzione Alessandra Nardini. La presidentessa dell’Anpi di Carrara Almarella Binelli ha tenuto un intervento accorato: gli ideali di pace e giustizia sociale e uguaglianza sono stati i fili di un credo ideologico del militante Sanguinetti, dal cuore partigiano e figlio di Gina Gasparotti, una delle donne del VII luglio.


La coppola rossa

La sindaca Arrighi lo ha ricordato come un combattente con il sorriso sulle labbra: «Nando è stato una delle prime persone con cui ci siamo confrontati quando abbiamo iniziato a immaginare la Carrara che avremmo voluto costruire – ha detto Arrighi – Con la sua coppola rossa in testa e il suo giubbotto dello stesso colore, ci è stato ad ascoltare, ci ha messo in guardia su quali pericoli dovessimo tenere lontani».

La bella notizia

Nel giorno dell’addio a Nando arriva una notizia che in molti attendevano. L’assessora regionale Nardini ha detto che a breve si procederà al recupero della scuola di Bergiola in veste di Museo della Resistenza in virtù dello stanziamento dei fondi; Nando Sanguinetti si era adoperato per questo importante progetto. «In Regione – nota Nardini – spesso l’opposizione mi accusa di dare troppi soldi per promuovere la memoria antifascista nelle scuole e io ripeto che si tratta di investimenti al fine di salvaguardare la memoria e l’antifascismo».

La sua bandiera

Nicola Del Vecchio, segretario generale della Cgil, ha invece ricordato un episodio, uno dei tanti che hanno costellato la vita di Nando Sanguinetti. «Ricordo la reazione di Nando quando ci fu chi pensò di poter issare la bandiera della Repubblica Sociale Italiana sul Sagro. Con la sua forza di volontà, è salito e ha sventolato la sua bandiera, la nostra bandiera, la bandiera dell’antifascismo».

Un libro non basta

«Non basterebbe un libro per raccontare tutto quello che Nando ha fatto», sono le parole di Piero Marchini che ha citato tre episodi che avevano creato malumore a Sanguinetti: «La rottura del 1992 della grande famiglia comunista, la soppressione dell’articolo 18 nel mondo del lavoro e l’introduzione del Jobs Act che a suo avviso rappresentano una sciagura per i lavoratori». Lui che era a favore dell’idea di far lavorare tutti. Al termine del suo intervento il pubblico ha iniziato a cantare due canzoni molto care a Nando Sanguinetti, Bella ciao e a seguire Bandiera rossa, fra pugni chiusi e tanta commozione. Cordoglio anche dal Partito Repubblicano: «È stato testimone del coraggio delle donne carraresi del 7 luglio. Dobbiamo dire grazie di cuore a Nando per aver ricordato con vigore a tutti che l’antifascismo è la nostra strada comune, la strada tracciata dalla nostra Costituzione».

L’esempio

«I suoi banchetti, la sua presenza costante nelle piazze e nei mercati – dice Cosimo Ferri – il suo desiderio di confronto e il rispetto che ha sempre avuto anche nei confronti di chi la pensasse diversamente sono un esempio e un patrimonio che lascia a tutti».

Ciao, babbo

L’intervento del figlio Maurizio ha rimarcato la figura potente di Nando, padre severo ma sempre presente. «Ci si sedeva a tavola e si apriva un mondo legato a ricordi e aneddoti vissuti – ha voluto raccontare Maurizio Sanguinetti – ha avuto un’infanzia che lo ha forgiato e che lo creato come adulto, fiero e orgoglioso, quando a volte qualcuno veniva a conoscenza che Nando era nostro padre ci dicevano, che fortuna che hai ad avere un babbo così. Ciao babbo, ti vogliamo bene».

 

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