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Ergastolo al killer di Marinella, lui nega tutto: «Sono innocente, avevo prestato il furgone al mio spacciatore»
L’uomo però non aveva saputo spiegare la sigaretta con il suo dna sul luogo del crimine
CARRARA. Daniele Bedini ha dato la sua versione dei fatti il 4 dicembre scorso. Davanti ai giudice della corte di assise ha detto di essere innocente, di non avere mai ucciso quelle prostitute.
Il suo furgone, ripreso dalle telecamere nei luoghi dei delitti «era guidato da uno spacciatore amico, Alex, a cui lo avevo prestato in cambio di cocaina», ha raccontato in aula. È stato lui a chiedere di essere ascoltato. Non ha però saputo motivare, incalzato dalla pm, diverse cose, a partire dal ritrovamento dei mozziconi di sigaretta, con il suo dna, nei luoghi dove è stato commesso l’omicidio di Carla Bertolotti.
«Le sere in cui sono stati compiuti gli omicidi avevo prestato il furgone del lavoro, il pick up bianco, a uno spacciatore di origini nordafricane, conosco soltanto il nome, Alex. Io non c’entro nulla. I mozziconi con il mio dna sulle due scene del crimine? Non so spiegare come ci siano finiti». Queste le parole di Bedini (difeso dall’avvocato Rinaldo Reboa) , che ieri è stato condannato all’ergastolo dal tribunale di La Spezia per gli omicidi avvenuti nel giugno 2022, a Marinella di Sarzana: Neila Pjetri, prima, e Carlo Camilla Bertolotti, dopo.
Bedini, il 4 dicembre, ha risposto alle domande della pm Monica Burani cercando di fornire una versione alternativa alla tesi d’accusa cheera basata su prove pesantissime: le telecamere che riprendono Bedini quando rientra ed esce di casa, il dna delle vittime sul furgone del lavoro e sulle scarpe di Bedini (quello di una vittima) , i documenti della transessuale Carla Bertolotti trovati dai carabinieri nella camera da letto del sospettato. Il falegname carrarese ha provato a ribattere su tutto ammettendo che in quelle sere aveva «bevuto alcolici e usato molta cocaina» e poi ha raccontato di essere andato in spiaggia.
«Ero fuori di me perché avevo litigato con la mia ragazza. Con lo spacciatore avevo l’accordo che mi lasciasse l’auto con le chiavi sulla gomma lato guidatore. Mi aveva chiesto se glielo potevo prestare e io ho acconsentito perché in cambio mi dava della cocaina», ha spiegato in aul Bedini.
La pm Burani è tornata più volte sul tema del presunto spacciatore, Alex – figura mai emersa finora, di cui Bedini ha parlato in aula per la prima volta – chiedendo all’imputato di essere più preciso nella descrizione dell’identikit. «Le telecamere che riprendono i passaggi del mio furgone, a parte quelle di fronte a casa mia, non riescono mai a mostrare chi c’è alla guida». l
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