Il Tirreno

Porto di Marina di Carrara: «Sono insufficienti le garanzie anti erosione»

Porto di Marina di Carrara: «Sono insufficienti le garanzie anti erosione»

I Paladini Apuoversiliesi e dieci associazioni al Ministero: massima prudenza nel prosieguo della procedura di Vas

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Carrara Entra nel vivo la “battaglia” su nuovo Piano regolatore portuale (Prp) dello scalo di Marina di Carrara. Secondo l’autorità portuale, l’ampliamento è una “razionalizzazione”, che si ferma alla foce del Carrione e che non avrà effetti erosivi, se non limitati e parziali fino alla Foce del Lavello. E l’Autorità firmerà il 28 dicembre prossimo il protocollo d’Intesa con la Regione e tutti i Comuni, da Viareggio a Carrara, per garantire il ripascimento.

I Paladini Apuoversiliesi hanno coagulato numerose Associazioni e Gruppi: Albergatori Forte dei Marmi, Confcommercio Forte dei Marmi, Ccn-Centro Commerciale Naturale Forte dei Marmi, Upb Unione Proprietari Bagni Forte dei Marmi, Associazione Amici dei Ronchi e Poveromo, Balneari di Cinquale, Consorzio Riviera Toscana Massa, Cna Balneari Massa, Ageparc Massa, Federalberghi Costa Apuana. Tutti insieme, al termine della loro analisi, e a corredo dei documenti inviati al Ministero dell’ambiente che dovrà esprimere il parere sulla Vas (Valutazione ambientale strategica), scrivono con preoccupazione di ritenere «che il Prp, anche in funzione dell’alto grado di rischio sopra menzionato (il riferimento è alle argomentazioni precedenti, ndr), non porti garanzie e prove sufficienti per affermare che le opere previste non produrrebbero notevoli ulteriori danni alla costa in termini di erosione costiera, e potenziali problemi idrogeologici al Carrione. Pertanto chiedono al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di adottare la massima prudenza nel prosieguo della procedura di Vas del Prp, in modo che le decisioni non vadano ad aggravare, forse irrimediabilmente, l’intera situazione».

Per la relazione tecnica, i Paladini, con il sostegno delle altre Associazioni, hanno incaricato il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, professori Giovanni Sarti e Monica Bini con il dottor Duccio Bertoni del Dipartimento di Scienze della Terra, in collaborazione con il professor Stefano Pagliara del Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni; titolo “Valutazione dello stato delle conoscenze morfodinamiche relative al tratto di costa compreso tra il fiume Magra e Forte dei Marmi. L’erosione costiera in atto e il Rapporto con il Porto di Marina di Carrara. Cause, effetti in essere e in funzione delle opere di ampliamento previste dal Piano Regolatore e dal Rapporto Ambientale”. Osservazioni autonome ma collegate sono state presentate da Plef – Planet Life Economy Foundation Ets, a cui i Paladini Apuoversiliesi sono gemellati, a cura del Professor Paolo Ricotti, ideatore e fondatore dell’Associazione. La relazione, “Piano Regolatore del Porto di Carrara, classico caso di Green Washing”, si concentra sul Rapporto Ambientale.

Si ricorda che «Erosione costiera in ApuoVersilia e porto di Carrara sono due aspetti saldamente connessi»; e che «l’economia turistica dell’Apuoversilia, vale 3,5 miliardi di fatturato e 100.000 occupati ed è a rischio di repentina possibile decrescita nel caso l’ampliamento portasse ulteriore erosione, a fronte di una economia del Porto che a quanto dice lo studio dell’ente camerale vale 500 milioni e 7.000 occupati».

I Paladini ribadiscono: «Gli studi sull’erosione costiera ci sono e, come dice la Relazione Tecnica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, non sono idonei a “rendere sufficientemente attendibili gli scenari proposti” Vale a dire non sono idonei per affrontare il rischio. Pensare ad azioni di mitigazione successive, o in corso d’opera è impensabile». E insomma: «Il confronto fra le due economie Turistico Balneare e del Porto raccomanda molta attenzione perché, a fronte di un possibile sviluppo dell’economia del porto, nel caso di aumento di erosione, come evidenziato dalla relazione tecnica e senza contare i danni già provocati, c’è un rischio economico, che diventa anche sociale per minor numero di occupati che difficilmente potrebbero essere assorbiti, vista la quantità di occupati dell’economia turistica rispetto agli occupati e occupabili dall’economia del porto. Si innestano qui le conclusioni proprie della relazione a firma del Professor Ricotti di Plef, per cui «Il progetto così come presentato va bocciato per l’evidente strumentalizzazione di Green Washing che caratterizza tutto il processo istruttorio. Il documento progettuale infatti nasconde e sottovaluta irresponsabilmente i reali rischi ambientali, economici e sociali che il progetto comporta e si disinteressa dei bisogni e dei timori della cittadinanza locale».l

M.B.



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